Ah, i giochi da tavolo in famiglia! Le bellissime serate passate insieme davanti al Monopoly, la sfida, la soddisfazione… e il fratellino minore che puntualmente rivolta pedine e casette perché sta rovinosamente perdendo, fa una scenata e si chiude in camera. 

Solitamente, siamo abituati a vedere immagini perfettamente photoshoppate di famiglie felici e unite – del resto, il marketing è sempre marketing – ma sappiamo tutti che spesso i giochi da tavolo sono veicolo di pesanti litigate, specialmente per i più piccoli. 

Ed è proprio su questo che il team di comunicazione del gioco da tavolo più celebre al mondo, Monopoly, ha deciso di puntare. 

La nuova campagna di marketing di Monopoly

La popolare ditta Hasbro, proprietaria di Monopoly dal lontano 2009, ha condotto una ricerca secondo la quale almeno 8 persone su 10 finiscono con il litigare a causa di un gioco da tavolo. Una statistica facilmente confermabile da tutti noi, che almeno una volta ci siamo trovati ad abbandonare una partita perché sembrava che i dadi volessero proprio remarci contro. 

Monopoly ha il triste primato di essere il gioco da tavolo che più innesca le liti: complice l’elemento fortuna, unito ad uno schema di gioco decisamente complesso per i più piccini, spesso per questi ultimi è impossibile portare a termine una partita senza arrabbiarsi. 

Proprio da questo fenomeno è nata la nuova campagna di marketing che vede poster raffiguranti bambini arrabbiati, tristi o frustrati davanti a un tabellone, tutti evidentemente sull’orlo di una crisi di nervi. Una tattica decisamente particolare. Ma perché? 

La funzione pedagogica del gioco: il Monopoly come strumento educativo

Secondo gli sviluppatori della campagna, è bene mostrare anche questo lato del gioco da tavolo, ed anzi, esaltarlo: i bambini si troveranno sempre alle prese con emozioni negative, ma è importante imparare ad affrontarle. E Monopoly potrebbe dare una mano in questo. 

Il progetto è stato lanciato dall’agenzia di marketing KesselsKramer di Amsterdam, che ne ha proposto l’implementazione ad Hasbro solo pochi mesi fa in Benelux. 

Idea decisamente azzeccata: Hasbro ha ben accolto l’idea di vedere il proprio cavallo di battaglia non solo come un semplice gioco da tavolo, ma come un vero e proprio strumento educativo, se gestito bene dai genitori. 

In breve, le città olandesi e belga si sono ritrovate poster raffiguranti bambini arrabbiati un po’ ovunque, e hanno accolto con entusiasmo l’iniziativa. Effettivamente, nessuno aveva mai visto Monopoly come un’opportunità di crescita: la nuova prospettiva rende il gioco ancora più interessante. 

Secondo KesselsKramer, è importante che i bambini imparino a esprimere le proprie emozioni e condividerle per elaborarle in maniera positiva e affrontare le delusioni in un ambiente in cui, virtualmente, non c’è niente di importante in ballo e si è insieme alla propria famiglia.  

Cosa vuole davvero trasmettere la nuova campagna di marketing di Monopoly

Al di là dell’ambient marketing, la campagna continua anche sui social. Diverse immagini – scattate dal celebre fotografo Erik Smith – simili a quelle presenti sui cartelloni pubblicitari sono comparse anche sui social, linkando ad articoli scientifici che riportano il razionale dietro alla strategia di marketing. 

Un piano decisamente innovativo ed efficace: non si era mai visto un tipo di “marketing negativo” come questo, ed i risultati sono stati duplici. Da una parte, Monopoly è riuscito a far parlare di sé, e come conseguenza ha offerto interessanti spunti di riflessione. 

Quando Monopoly ci ha chiesto una campagna di marketing efficace, ci siamo accorti che le tradizionali campagne trite e ritrite non avrebbero funzionato” ha spiegato Rens de Jonge, Direttore Creativo di KesselsKramer.Trovare qualcosa di originale per far pubblicità a un titolo già così celebre richiedeva un grosso sforzo di creatività. Poi, l’idea: abbiamo pensato alle emozioni”

Il significato principale della campagna di marketing condotta da Monopoly è quello di sdoganare le emozioni negative che spesso proviamo nella sconfitta: alle volte, l’alterco e il confronto possono diventare una lezione, per grandi e piccini. E trasformarsi in qualcosa di positivo. 

“Litigare insegna ai bambini ad esprimere le proprie emozioni, mettere dei paletti quando tutto diventa “troppo”, difendere le proprie idee e mettersi nei panni degli altri, se il litigio viene gestito bene dalle figure parentali. Una sconfitta può diventare una lezione: non è sempre importante vincere ed essere i migliori. L’importante è divertirsi tutti insieme” ha dichiarato la psicologa e comportamentista familiare Krista Okma, che ha collaborato al progetto.