Che quella dell’influencer sia diventata una vera e propria professione, non ci sono dubbi: sono moltissime le persone che decidono di avvalersi degli strumenti offerti dal web per creare qualcosa di nuovo, proponendo agli utenti contenuti interessanti e promuovendo diversi tipi di prodotti.

Diventare influencer è possibile, e non è difficile per chi sa usare strumenti come i social network e Youtube, e sa come creare una community di fan entusiasti, oltre ad una rete di collaboratori di diverso genere. Chi lavora come influencer di fatto lavora in autonomia, avvalendosi della collaborazione delle aziende per cui pubblicizza i prodotti e utilizzando internet.

Come documentato da Ilmessaggero.it arriva una interessante novità per chi svolge questo tipo di lavoro: arriva il primo sindacato dedicato esclusivamente a queste figure:

“Una decina di ragazzi ha creato il primo sindacato nazionale per influencer e content creator, il Siicc, in collaborazione con l'associazione promotrice, l'Asnali, che fornisce servizi e assistenza a imprese e lavoratori autonomi.”

Si tratta di un sindacato che va a tutelare tutte le persone che lavorano in questo settore, da eventuali situazioni difficili, che possono crearsi anche in questo ambito. Al pari di un normale sindacato, il Siicc propone di tutelare tutti i lavoratori che utilizzano le piattaforme social, incluso Youtube, per lavorare, e collaborano con aziende terze alla sponsorizzazione di prodotti.

Vediamo nell’articolo come funziona il nuovo sindacato degli influencer, e quali sono i maggiori rischi che corre chi lavora in questo ambito, rischi che forse non tutti conoscono.

Influencer e nuove professioni digitali: come funzionano

Chi lavora come influencer prima di tutto deve conoscere a fondo il funzionamento di internet, e delle piattaforme più utilizzate per creare contenuti interessanti per gli utenti. Il più noto canale in cui pubblicare contenuti è Youtube, dove chiunque può decidere di pubblicare video di diversa natura.

Su questa piattaforma si possono trovare facilmente persone che sponsorizzano prodotti di bellezza, che propongono tematiche di intrattenimento. Ci sono canali che al pari della televisione offrono notizie e informazione, o ancora giovani che svelano i trucchi di noti giochi online al pubblico.

Chi fa l’influencer lavora in una delle nuove professioni digitali nate negli ultimi anni, e per farlo si avvale da un lato delle piattaforme come Youtube (ma anche con l’ausilio di noti social media come Facebook, Instagram, e così via) e prendono accordi con le aziende che producono determinati prodotti o servizi per proporli al pubblico, sotto compenso.

Ma chi paga gli influencer? A pagare queste figure da un lato vi è la monetizzazione proposta dalle piattaforme web come Youtube, tramite la pubblicità, e dall’altro lato vi sono le aziende che affidano agli influencer la promozione di determinati prodotti.

Il lavoro di influencer quindi è dinamico, e servono diverse competenze: saper utilizzare internet e comunicare al pubblico in modo efficace, saper montare un video o scrivere un testo mirato alla vendita, saper parlare in pubblico oppure avere idee vincenti sul mercato.

Non si tratta di una professione semplice, e sono moltissimi i giovani che provano a trasformare una passione, come quella per i video, in un vero e proprio lavoro. Eppure nel percorso per la notorietà, ci sono alcuni ostacoli che si possono incontrare.

Il lavoro di influencer: i pro e i contro

Il lavoro di influencer è un’aspirazione di moltissimi giovani, che vogliono seguire le orme di persone diventate famose per la loro presenza online e per la promozione di prodotti di noti brand, come la conosciuta Chiara Ferragni.

Tuttavia, se da un lato sono spinti da passione per un social, aspirazione alla notorietà oppure dal volersi creare un’indipendenza economica online, gli influencer rischiano anche di imbattersi in problematiche di varia natura. In primis quella di dedicare molto tempo ed energie ad un’attività che di fatto non diventa remunerativa come sperato.

Superato questo ostacolo, bisogna poi tenere presente che le aziende si rivolgono agli influencer per promuovere determinati prodotti, in base a specifici criteri, e non è sempre facile farsi contattare o trovare un accordo con i diversi brand. 

Il lavoro di influencer su questo aspetto è al pari di quello di un esperto di marketing o un commerciale, perché sono necessarie diverse doti di vendita per poter proporsi nel modo giusto, e farsi così scegliere dai brand. Inoltre il web è spietato: un influencer può ricevere anche diversi pareri negativi sul proprio lavoro, dalla stessa community per cui crea contenuti, e questo potrebbe far desistere moltissimi dal continuare.

Tuttavia il principale problema è quello di riuscire effettivamente a guadagnare una cifra consistente nel mese di lavoro, come spiega un articolo di Money.it:

“Tra creator che cercano di proporre contenuti, solo poche migliaia riescono a percepire tra gli ottocento e i tremila euro lordi di incassi mensili, mentre il numero di chi non riesce a guadagnare è incalcolabile.”

Sono pochi quindi coloro che riescono a creare una vera e propria professione intorno al ruolo di influencer, sfruttando le potenzialità del web, e che riescono così a guadagnare una cifra sufficiente tramite questa attività.

Nasce il sindacato degli influencer: come funziona

Il nuovo sindacato a tutela di influencer e lavoratori del web vuole garantire la nascita di alcune iniziative, anche di formazione, per dare agli aspiranti creatori di contenuti diverse informazioni relative a questo tipo di professione: dalla gestione dei rapporti con le aziende fino alle questioni fiscali che ruotano intorno a questo lavoro, che di fatto è raffigurato come autonomo.

Sono infatti moltissimi gli utenti sul web che tentano di guadagnare uno stipendio con questo lavoro, e anche quando ciò accade non sempre riescono poi a muoversi facilmente in un oceano così vasto come il web, e lo stesso vale dal punto di vista fiscale.

Come spiega il sito ufficiale Asnali.org è da diverso tempo che sono nate nuove professioni sul web, in particolar modo intorno alla creazione di contenuti per gli utenti, eppure ancora non era nata nessuna forma rappresentativa per questi lavoratori:

"Per colmare questo vuoto, As.N.A.L.I. ha costituito S.I.I.C.C., la prima associazione di categoria di influencer e content creator in Italia, in grado di fornire una risposta rappresentativo-sindacale ed assistenza giuslavorista a questa nuova classe di lavoratori."

Si tratta di un'iniziativa volta a dare supporto a chi si appresta ad entrare in questo nuovo settore, oppure per chi già da tempo ha sviluppato una professione proficua con gli strumenti del web. Intorno ad internet c'è un giro d'affari non indifferente, e questo dato non stupisce, visto che nell'ultimo periodo storico le tecnologie digitali sono andate per la maggiore un po' ovunque, grazie anche allo smart working.

Su internet è infatti possibile sviluppare diverse professioni: dal content creator all'influencer, dal social media manager all'esperto di grafica, dal programmatore all'esperto di gestione dei dati. Mentre per molti di questi lavoratori esistono forme rappresentative e contratti collettivi, non è così per le figure come quella degli influencer, che per lo più lavorano in modo autonomo, e dal punto di vista fiscale utilizzano una Partita Iva.

Influencer, content creator, digital strategist: l'economia del web

Intorno al web sono nate numerose professioni, alcune di queste già da qualche anno, altre si sono sviluppate nel periodo di emergenza sanitaria, in concomitanza di un'applicazione estesa dello smart working. Dall'influencer al content creator, all'esperto di strategia web digitale: si tratta di professioni che possono essere regolamentate da un normale contratto di lavoro, oppure si svolgono in autonomia, come freelance con Partita Iva.

Si può parlare, per quanto riguarda la professione di influencer, di una vera e propria influencer economy: sono moltissime le persone che decidono di acquistare prodotti online, anche grazie a piattaforme dedicate come l'e-commerce. In questo contesto, gli utenti collegati ad internet aumentano sempre di più, e molti cercano online informazioni sui prodotti da acquistare.

Gli influencer propongono prodotti di noti brand all'interno dei loro contenuti, consigliandone l'utilizzo o fornendone recensioni. In questo modo gli utenti possono facilmente decidere quale prodotto acquistare tra una vasta scelta, e procedere direttamente online. In questo contesto, un utente può decidere di farsi consegnare direttamente a casa quello che desidera acquistare, con un semplice click.

L'economia in questo periodo storico è sostenuta in gran parte proprio dal web, basta pensare che molti negozi fisici hanno deciso di affiancare uno store online per poter vendere ad un numero maggiore di persone. Ma arriva anche l'influencer economy, ovvero l'economia mossa proprio dagli influencer del web.

Come spiega un articolo recente di Linkiesta.it la pandemia ha favorito la crescita dell'influencer economy:

"Quasi tutti i creatori di contenuti (content creator) hanno in qualche modo beneficiato della pandemia. I numeri sono impressionanti: TikTok, per fare un esempio intuitivo con una notizia molto recente, ha raggiunto un miliardo di utenti attivi al mese proprio lo scorso agosto, e si tratta di una piattaforma lanciata appena tre anni fa."

Molti influencer hanno iniziato per caso, in concomitanza con l'arrivo delle nuove tecnologie digitali e di piattaforme web come i noti social network. In breve tempo hanno sviluppato un vero e proprio business intorno al proprio canale Youtube o pagina Facebook, raggiungendo moltissimi utenti e guadagnando da affiliazioni, sponsorizzazioni, accordi con i brand e dalla monetizzazione interna alle piattaforma. 

La nuova economia si appoggerà sempre di più a questo tipo di professione, e l'emergenza sanitaria ha portato alla luce le potenzialità del lavoro sul web, le possibilità, ma anche le criticità, per cui è risultato necessario anche provvedere all'apertura di un sindacato apposito.