Pechino commina una maxi-multa ad Alibaba Group Holdings e il titolo del gigante dell'e-commerce va in rally di oltre l'8% in intraday a Hong Kong (in una seduta di deciso arretramento per l'Hang Seng), lasciando prevedere un rimbalzo per Alibaba anche al Nyse, quando riaprirà Wall Street. La performance di Borsa si spiega con il fatto che gli investitori ritengono che la, per quanto dura, punizione inflitta dalla State Administration for Market Regulation (Samr, l'antitrust di Pechino) alla fine riporterà il sereno su Alibaba, dopo mesi di tensioni iniziate con lo stop imposto dalle autorità cinesi all'Ipo da record di Ant Group, ex braccio finanziario della stessa Alibaba. Va considerato, oltre tutto, che poco più di due miliardi di multa forse non sono un'inezia ma certo neppure un grosso problema per il gruppo di Jack Ma che nel primo semestre dell'ultimo esercizio aveva registrato profitti netti per 76,36 miliardi di yuan, pari a circa 9,8 miliardi di euro. 

Maxi-multa e perdita di esclusiva non sono un problema per Alibaba

Sabato la Samr ha comminato una multa di 18,23 miliardi di yuan (2,34 miliardi di euro) ad Alibaba per le sue pratiche anti-concorrenziali (che dovranno ovviamente cessare), con particolare riferimento all'esclusiva imposta ai venditori che utilizzano la piattaforma di e-commerce. "Nonostante l'importo record della multa record, pensiamo che questo toglierà un peso dal titolo e riporterà l'attenzione del mercato sui fondamentali", hanno sottolineato gli analisti di Morgan Stanley, secondo quanto riportato dalla Cnbc. Tra l'altro  Daniel Zhang, chief executive del colosso cinese, ha dichiarato di non attendersi un impatto significativo sul business dalla perdita dell'esclusiva.

Stretta su Big Tech mette in fuga start-up da Shanghai e Shenzhen

In ogni caso l'intervento di Pechino segna un cambio di passo nella gestione delle sue aziende, che molti versi sembra seguire un approccio più "occidentale". E la stretta contro le sue Big Tech, arrivato in parallelo con le diverse iniziative avviate a Washington contro giganti del calibro di Google e Facebook, un effetto l'ha avuto. Secondo quanto riporta Reuters, infatti, si registra una vera e propria fuga delle start-up tecnologiche cinesi che rinunciano all'Ipo sulle piazze di Shanghai e Shenzhen, tornando a privilegiare quella di Hong Kong, considerata meno sotto il controllo di Pechino. Dopo il caso Ant Group sono state infatti oltre 100 le aziende che hanno ritirato volontariamente la domanda di collocamento su Star Market o ChiNext. Una fuga senza precedenti che, nota Reuters, arriva a fronte di una brusca intensificazione del controllo sui prospetti di collocamento da parte dei regolatori, che ha causato ritardi nelle Ipo, bocciature delle domande o addirittura sanzioni.

(Raffaele Rovati)