Tesla è buy o non è buy? Il titolo è davvero sopravvalutato a Wall Street? Domande che passano in secondo piano su un assist in arrivo a sorpresa da parte di Hertz. Il maggiore gruppo Usa di noleggio auto, reduce dal Chapter 11 ma oggi pronto a sfruttare la ripresa post-pandemica, ha fatto un ordine per 100.000 Tesla da consegnare entro la fine del 2022. Il risultato? Un rally del 12,66% per Tesla al Nasdaq e una capitalizzazione che ha sfondato quota 1.000 miliardi di dollari. Nessun gruppo automobilistico ci era mai arrivato. Non solo. Il patrimonio di Elon Musk, co-fondatore, chief executive e maggiore azionista di Tesla, grazie al rally lievita fino a 289 miliardi di dollari, quasi 100 miliardi sopra al rivale Jeff Bezos di Amazon.com. Secondo i dati del Bloomberg Billionaires Index oggi Musk da solo "capitalizza" più di Exxon Mobil (la big oil vale 272 miliardi a Wall Street).

Assist di Hertz a Tesla. Ordina 100.000 vetture per fine 2022

How a $4.2 Billion Deal Generated $119 Billion in Market Value (come un deal da 4,2 miliardi di dollari ha generato un valore di mercato di 119 miliardi) titola Bloomberg. Tradizionalmente gli accordi con le società di noleggio non erano qualcosa di cui vantarsi per la case automobilistiche. Si trattava infatti spesso di vendite in saldo per liberarsi dei modelli meno gettonati. Per Tesla, e per il mercato, la scelta di Hertz di ordinare 100.000 veicoli all'azienda texana (non più californiana visto che il quartier generale è stato ufficialmente trasferito da Palo Alto a Austin) è il segnale di quanto le vetture elettriche non siano più di nicchia ma pronte a dominare il mercato di massa delle quattro ruote in un futuro sempre più prossimo. "I veicoli elettrici sono ormai diffusi e abbiamo appena iniziato a vedere un aumento della domanda e dell'interesse a livello globale", ha dichiarato a Reuters Mark Fields, l'ex numero uno di Ford Motor che oggi è chief executive ad interim proprio di Hertz.

Tesla supera 1.000 miliardi di capitalizzazione su assist di Hertz

Il rally di Tesla, che con il rimbalzo di lunedì è finalmente riuscita a scrollarsi di dosso l'S&P 500 (superiore al 40% il guadagno del titolo da inizio anno, contro il 23% dell'indice), ha però una radice profonda che va ben oltre la vendita di 100.000 vetture. Il deal con Hertz sottolinea, se mai ce ne fosse stato il bisogno, la potenza del brand Tesla. Dopo la bancarotta Hertz vuole riconquistare la leadership anche dal punto dell'immagine e la scelta di Tesla è significativa. "Crediamo fermamente che sarà un vantaggio competitivo per noi", ha sottolineato Fields. "Vogliamo essere leader nella mobilità. Fare vivere ai clienti l'esperienza dei veicoli elettrici è una priorità assoluta per noi", ha aggiunto. Secondo quanto riporta Reuters, Hertz grazie a Tesla arriverà ad avere il 20% della sua flotta globale composto da vetture elettriche.

Assist Hertz conferma forza brand Tesla. Ora sfida è su produzione

Nessun problema quindi? Non proprio. L'accordo, che a prezzi di listino vale almeno 4,4 miliardi di dollari (valutazione di Reuters basata sul prezzo della Model 3 più economica), arriva in una fase in cui la produzione di Tesla, per quanto in costante crescita, deve gestire non poche difficoltà. Gli ordini arretrati si accumulano a causa dei blocchi alla supply chain, della carenza di chip. In occasione della presentazione dei risultati del secondo trimestre, Zachary Kirkhorn, chief financial officer di Tesla, aveva avvertito gli investitori che gli obiettivi di produzione a breve termine dipenderanno dalla risoluzione di tali problematiche e dalla piena operatività delle due nuove Gigafactory di Austin e Berlino, sia in termini di output di batterie che di assemblaggio delle vetture. "C'è un bel viaggio davanti a noi", ha ammesso Kirkhorn. (Raffaele Rovati)