Ieri mi attendevo una giornata decisiva, in cui il mercato azionario USA mostrasse le sue carte e decidesse la prossima mossa direzionale. Invece gli investitori si sono presi un giorno di riflessione e ci hanno ricordato ancora una volta che il mercato sceglie non solo  la direzione, ma anche i tempi. Perciò graficamente la situazione sul principale indice mondiale, l’americano SP500, si presenta immutata.

In realtà ieri il tentativo di forzare la lateralità c’è stato. L’azionario USA, rappresentato dal future SP500, poco prima della chiusura dei mercati europei ha subito un attacco ribassista che in un’ora lo ha portato a scendere da 3.803 fino al minimo di seduta di 3.768. Il che significa quasi un punto percentuale di perdita e la rottura del supporto indicato ieri a quota 3.775. Poteva essere l’affondo decisivo per convincere gli investitori ad intensificare la fuga dal rischio ed avviare una correzione in grado di lasciare un segno visibile sui grafici.

Invece, ancora una volta, la momentanea debolezza ha fatto gola ai compratori, che hanno immediatamente risposto al richiamo dell’avido motto “Buy the Dip” e riportato il future a recuperare quasi tutta la scivolata e chiudere ad un livello di sostanziale parità.

Perciò la decisione direzionale è stata ancora rinviata al futuro, che non mi azzardo più a prevedere quando sarà.

Probabilmente quest’attesa ha a che fare con la strana vicenda che coinvolge l’appestato Trump, che nel mondo politico USA ora tutti negano persino di conoscere, anche quelli che per anni gli hanno pulito le scarpe.

Dovrebbe tenersi domani il voto alla Camera dei Rappresentanti per avviare la procedura di impeachment, presentata dai democratici, se Trump non si dimetterà in questi giorni. Oltre all’ovvio voto favorevole dei democratici si allunga l’elenco dei repubblicani disposti ad appoggiare la messa in stato d’accusa, che comunque alla Camera ha un’approvazione scontata perché basta la maggioranza semplice, garantita dai voti democratici. Dopo il sì della Camera occorre però anche quello del Senato. In teoria i voti necessari alla condanna di Trump al Senato non ci sono, perché occorre la maggioranza dei due terzi, cioè 67. I democratici debbono perciò trovare 17 senatori repubblicani su 50 che accettino di accusare Trump di “incitamento all’insurrezione”. Non è facile ma ogni giorno che passa sta diventando sempre meno impossibile. Si susseguono voci di contatti tra Biden e il capogruppo repubblicano al Senato McConnell, che parrebbe favorevole a portare avanti l’impeachment anche al Senato. Del resto la destituzione per impeachment  toglierebbe a Trump la possibilità di ricandidarsi in futuro. In un sol colpo l’ex onnipotente si troverebbe senza futuro politico e senza pensione  e privilegi che la legge USA riserva agli ex presidenti. Il partito repubblicano potrebbe rifondarsi, e cercare di vaccinarsi contro il virus populista e sovranista che lo ha infettato negli ultimi anni. 

Si dà il caso, però, che in questi anni in USA il virus sovranista abbia infettato più americani di quanto abbia fatto il coronavirus.

Trump controlla ancora la coscienza di molti milioni di americani che hanno votato per lui a novembre, a cui ha lavato il cervello con la sua abile arte della comunicazione aggressiva a colpi di bugie ed insulti a nemici su Twitter. I movimenti di estrema destra, intrisi di razzismo, complottismo e negazionismo della realtà, esistevano già prima di Trump, ma con il miliardario al potere sono cresciuti nei numeri e nell’aggressività. La polizia è preoccupata che stiano preparando azioni di protesta ancora più aggressive di quelle dell’Epifania, in molte città americane in cui sono state convocate manifestazioni di protesta a ridosso dell’insediamento di Biden, che avverrà il 20 gennaio. Per questo si sta blindando Washington con migliaia di poliziotti e misure straordinarie di ordine pubblico.

Se il clima è questo può darsi che qualche cautela sia necessaria anche da parte degli investitori e che molti, sebbene fiduciosi nel futuro, vogliano attendere ancora gli sviluppi del pasticcio politico americano. Non mi sento comunque di escludere, anzi, la mossa a sorpresa dell’abile giocatore Trump: le dimissioni, che disinnescherebbero l’impeachment e gli manterrebbero le sue prerogative ed il candore politico per ripresentarsi alle future presidenziali. Inutile dire che questa mossa sarebbe in grado ci generare un nuovo impulso rialzista.

In attesa che in USA la matassa si dipani, anche in Italia si attendono gli sviluppi dell’assalto di Renzi al Governo Conte, da lui fortemente patrocinato poco più di un anno fa ed ora già da rottamare. La sfida dovrebbe risolversi in Parlamento in questi giorni.

Se la situazione americana appare drammatica, quella italiana appare tragi-comica, ma di scarso interesse per i mercati.