L’espressione vivere di rendita rievoca nella nostra mente paesaggi paradisiaci in cui dedicarsi all’ozio, al sole, ai sollucheri. Più prosaicamente, può indicare una sorta di pareggio nel bilancio personale: coprire tutte le spese con queste entrate passive significa non dilapidare il proprio stipendio. 

I giovani, anche giovanissimi, ci provano con il reselling e con i CFD, magari senza avere la necessaria esperienza, ma è anche a loro che ci vogliamo rivolgere, in un’ottica un po’ più lungimirante.

Gli altri italiani, è cosa piuttosto nota, hanno una certa propensione per il mattone e sovente investono su seconde case da affittare, allorché ne hanno la disponibilità finanziaria. Trattasi di un metodo ancora valido, al netto dei grattacapi e dei disagi causati dalla pandemia, al quale si può affiancare una certa attenzione a tutti quei titoli che garantiscono dividendi. 

Tuttavia, quasi tutte le compagnie distribuiscono i dividendi con cadenza trimestrale, mentre le spese di cui prima si faceva menzione sono mensili. Proviamo a pensare alle odiate bollette o agli oboli di cui ci priviamo per le ricariche telefoniche, gli abbonamenti a Sky, Netflix, DAZN, Disney e quant’altro: in quasi tutti i casi, ahinoi, dobbiamo tirare fuori il grano ogni mese. 

Certo, con un po’ di occhio potremmo usare i nostri dividendi trimestrali per coprire le contingenze mensili, ma non sarebbe meglio puntare su aziende che garantiscono cedole proprio tutti i mesi? 

Ce ne ha dato contezza in due articoli Davide Pantaleo: approfondiamolo con qualche ulteriore spunto operativo. 

Quali sono i migliori REIT? 

La sigla REIT sta per Real Estate Investment Trust, per cui si tratta di società che operano nel settore immobiliare. Vista la “passio fictilis” che ci anima, individuiamone tre con dividendo da urlo. Un’altra condizione che ci poniamo è che la capitalizzazione di tali aziende sia notevole e che le performance nel mercato siano affidabili. 

La prima da considerare è dunque AGNC Investment Corporation (NASDAQ: AGNC), società che restituisce il 90% del reddito imponibile agli investitori. Il dividendo mensile di 0.36$ ad azione, pari all’8.91%, fa davvero gola e la variazione di un +16.2% anno su anno ci mette al riparo da brutte sorprese, benché la parte iniziale dell’anno non sia stata esaltante. 

Gli investitori istituzionali non celano una certa fiducia nell’azienda, tanto che Vanguard e Blackrock detengono nel complesso circa il 17% delle azioni di AGNC, entusiasti evidentemente per l’eccellente dividendo. 

Broadmark Reality Capital (NYSE: BRMK) opera nello stesso settore di AGNC, aggiungendo alle costruzioni residenziali anche un interesse per le attività commerciali. Ci troviamo di fronte a un’azienda più piccola rispetto ad AGNC – anche se non più giovanissima, avendo mosso i suoi primi passi nel 2010 – ma che stacca un assegno costante di 0.07$ ad azione, pari al 7.94% del valore. 

Anno su anno le prestazioni di BRMK segnano un modesto +8.23%, con una buona ripresa dai minimi pandemici. Appetibilissimo è anche il dividendo di LTC Properties (NYSE: LTC), di 0.19$, pari a un rendimento del 6.69%, anche se le prestazioni anno su anno non sono esaltanti, segnando un -6.06%, e avendo un core-business molto legato alla terza età, al processo di gentrificazione e quindi all’evoluzione della pandemia. 

Quali BDC danno buoni dividendi mensili? 

Le BCD, acronimo di Business Development Company, costituiscono un’alternativa valida ai REITs, dei quali condividono sostanzialmente le condizioni, valendo la stessa percentuale di restituzione dell’imponibile agli investitori.

La SEC, a dire il vero, non li ha nelle grazie e avverte che tali compagnie, in genere ancora all’inizio del loro business, potrebbero trovare difficoltà a raccogliere i capitali dagli investitori. Dobbiamo quindi avere qualche premura in più rispetto ai REIT. 

Davide Pantaleo aveva individuato uno dei più affidabili, Gladstone Investment (NASDAQ: GAIN), ancora spettacolarmente alle stelle nella variazione anno su anno e di cui sarà bene reiterare il consiglio per gli acquisti (il rendimento è di circa il 6.7% o quasi 0.07$ ad azione).

Non molto diversa è la situazione Ellington Financial (NYSE: EFC) che si sta avvicinando al bilione di capitalizzazione e registra un bel +47.71% rispetto all’anno scorso. La diversificazione degli asset finanziari su cui opera l’azienda mitiga i rischi di una recessione e il dividendo quasi in doppia cifra (9.8%) fa dormire sonni tranquillissimi: 0.15$ mensili ad azione fanno leccare i baffi

Meno corposo, ma comunque degno di attenzione, è il dividendo di Main Street Capital (NYSE: MAIN), che restituisce agli investitori 0.21$ al mese, pari al 6.09%. La solidissima azienda con base a Houston, Texas, ha tra i suoi clienti più di duecento start-up e la professionalità sinora dimostrata non è mai stata messa in dubbio, per cui si tratta di una compagnia affidabilissima e al riparo da qualsiasi burrasca. 

Pembina Pipeline dà buoni dividendi mensili? 

I 0.17$ di dividendo mensile di Pembina Pipeline (NYSE: PBA) sono una solida garanzia per qualsiasi investitore. 

L’azienda canadese, fondata nel lontano 1957, si occupa di infrastrutture che permettono il trasporto di petrolio e gas naturale. 

Non avendo ancora recuperato del tutto dalla terribile slavina di marzo – un discorso analogo, del resto, vale per molte aziende che si occupano di energia – allorché il prezzo del petrolio raggiunse il suo paradossale minimo storico, Pembina Pipeline rappresenterebbe un’opportunità di acquisto anche se il dividendo fosse meno succulento. 

Infatti, come evidenzia il grafico, ci troviamo in un trend rialzista da un anno e mezzo, con inevitabili pause in concomitanza con le ondate di pandemia e l’adozione della politica delle chiusure, alternate o totali. La corsa ai 40$ potrebbe essere lunga e faticosa, ma il percorso è tracciato, ancorché la prospettiva di una nuova recrudescenza del Covid-19 non si possa in alcun modo escludere.

Con il prezzo del petrolio ormai saldamente sopra i 60$ dollari e con gli 80$ come price-target di molti analisti, nonostante il pesante ritraccio delle ultime due settimane, i titoli energetici sono allettanti. 

Tuttavia, bando alle ciance: al di là della bontà del titolo, la fantasia ci viene vellicata da quell’eccellente dividendo, in grado da solo di giustificare il buy a mani basse sul titolo. Una cedola del 6.19%, del resto, può resistere a fisiologici storni. 

Le TECH possono spingere le BCD? 

Scommettere contro le aziende big-tech è, ormai da tanti anni, una delle operazioni più rischiose in assoluto, come sta a dimostrare l’indomito Nasdaq

Tra le BCD una in particolare opera a stretto contatto con le start-up tecnologiche e biotecnologiche: si tratta di Horizon Technology Finance Corporation (NASDAQ: HRZN). 

Dopo l’inevitabile doppio minimo del marzo 2020, la società ha seguito le orme dell’indice di riferimento, raggiungendo livelli intangibili dal 2012. La variazione anno su anno segna uno spettacolare +41.15%, anche se è bene tener conto che ci si trova di fronte a una realtà tutto sommato piccola, con poco più di 300 milioni di capitalizzazione. 

Il dividendo mensile che paga indefessamente dal 2016 è lì a testimoniare la serietà di questa azienda con un rapporto prezzo utile di 28.41. Tale dividendo è pari a 0.30$, con un rendimento di circa il 7%

Quanto al modello di business, non pare azzardato paragonare Horizon a Gladstone, benché al primo manchi forse la stessa capacità di espansione e di differenziazione del secondo. 

Dividendi e royalty trust: alti dividendi, alto rischio 

Per le ultime due azioni ad alto dividendo scordiamoci le premesse che hanno mosso la nostra disamina. Trattandosi di due royalty trust, cioè due compagnie legate all’estrazione di petrolio e gas naturale, non è più possibile rassicurare il lettore sulla solidità delle stesse, anche se le nostre scelte saranno comunque razionali e responsabili. 

Il problema principali è che tutto dipende dalla disponibilità effettiva delle materie prime e dal loro prezzo e, vista l’alta volatilità del WTI (ma talora anche del gas), il gioco può non valere la candela. In breve, solo gli investitori fortemente convinti che l’ascesa del petrolio continuerà nei prossimi mesi possono acquistare azioni delle società di cui stiamo per discettare. Tutti gli altri, invece, si tengano alla larga e passino al prossimo capoverso

Nel mare magnum delle royal trust, le due compagnie prescelte sono Sabine Royalty Trust (NYSE: SBR) e Cross Timbers Royalty Trust (NYSE: CRT). 

Sulla prima, nonostante tutto, abbiamo qualche rassicurazione da dare: il dividendo, invero variabile, ha un tasso di rendimento del 10.26% e l’azienda è stata resiliente anche in tempo di pandemia, nonostante gli scossoni sul greggio. Inoltre, il rischio che l’azienda si dissolva per la mancanza di materie prime sembra al momento lontana, per cui l’investimento si può portare anche a lungo termine. 

In calo, visto l’andamento problematico del prezzo, è pure il dividendo di Cross Timbers, che si mantiene però sul un rendimento dell’8.1%. A conti fatti, la prossima cedola non dovrebbe allontanarsi dagli 0,10$ ad azione. I rischi, in questo caso, possono essere superiori ai benefici, ma la società texana opera da ormai dal 1991 e ha raramente deluso. 

Ci sono alternative valide a queste aziende? 

Non abbiamo messo nel novero dei dieci altre aziende di sicuro valore e che quindi possono essere considerate altrettanto buone: la notissima Realty Income (NYSE: O) continua ad essere su una botte di ferro; PennantPark Floating Rate Capital (NASDAQ: PFLT) stacca cedole ottime e sicure; Prospect Capital Corp (NASDAQ: PSEC) registra una variazione anno su anno doppia rispetto all’indice di riferimento ed è ancora una garanzia

In alternativa, l’investitore accorto, paziente e parsimonioso può anche puntare su alcuni “dividendi aristocratici”, che però staccano (quasi tutti) le cedole trimestralmente: Walgreen Boots Alliance (NASDAQ: WBA), Lowe’s Compananies (NYSE: LOW) e la solita AT&T (NYSE:T) sono le più consigliate dagli analisti. 

Alternative alle alternative? Eccole: ETF con gli “aristocratici” per ulteriori dividendi oppure un ETF ottimamente bilanciato e con eccellenti prospettive come Vanguard Growth (VUG)