Banca Intesa: accordi con la Russia a rischio! 3 conseguenze

Banca Intesa aveva diversi accordi con la Russia, ma oggi tutto rischia di essere perso a causa del conflitto con l'Ucraina. Le conseguenze per il gruppo Sanpaolo non si sono fatte attendere e adesso vedremo le 3 che rischiano di gravare sul medio-lungo periodo.

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Nel panorama mondiale la crisi è ormai in atto.

Se stringiamo un pò il nostro campo visivo, però, vedremo che anche in Italia i problemi di cui preoccuparsi non mancano affatto.

Banca Intesa e Unicredit, con gli ultimi giorni in forte ribasso, sono uno specchio della criticità della situazione attuale.

La capillarità con cui il gruppo Sanpaolo è presente nel Paese russo è disarmante, visto il volume di affari che gestisce e che Wall Street Italia fa bene a sottolineare:

"Intensa anche l’attività in Russia di Intesa Sanpaolo, che gestisce più della metà delle operazioni commerciali con l’Italia. Banca Intesa Russia conta su 28 filiali e 976 dipendenti, con asset per circa 1 miliardo di euro."

Numeri che spiegano perché in questi giorni il titolo abbia vacillato non poco in Borsa.

Nello specifico, notiamo come in questi primi giorni di marzo 2022 banca Intesa abbia perso il 17,32% che non rassicura gli investitori, anzi rischia di innescare vendite a catena sulla scia di un sentiment di mercato assai negativo.

L'istituto bancario è uno di quelli che più rischia di accusare la batosta rappresentata dalle sanzioni rivolte alla Russia dalla comunità internazionale e non si può negare che ancora una volta le banche non risultano "contente" delle decisioni prese in materia politica.

Molti analisti sono convinti che il patrimonio di realtà così grandi non sarà intaccato in modo corposo, ma di sicuro la perdita di profitti importanti per società come banca Intesa non può far nascere un sorriso.

Basti pensare al vacillare delle azioni del titolo a Piazza Affari che, come riportato da Repubblica, spinge gli investitori a temere il peggio:

"Eppure in Borsa nei primi cinque giorni di guerra in Ucraina, Intesa Sanpaolo ha perso il 20,8% e Unicredit il 25,2%: gli investitori temono intanto che i due gruppi — a cominciare da Unicredit — non riescano a rispettare gli impegni di remunerazione nei confronti degli investitori; ma ancora di più temono gli effetti sull’economia italiana ed europea se la guerra continuerà e il gas resterà alle stelle, a prezzi sei volte quelli di un anno fa."

Oggi, tra l'altro, assistiamo più che mai a un cambiamento epocale che scioglie gli equilibri creatisi in quasi un secolo per rimescolare le carte in tavola e dare vita forse ad alleanze che potrebbero mettere l'Europa più in difficoltà che mai.

A nulla basterà l'onorificenza che Putin ha scelto per il CEO d'Intesa Sanpaolo come riportato da Il Fatto Quotidiano:

"Intesa Sanpaolo è presente in Russia da quasi 50 anni e gestisce circa la metà delle transazioni relativi ai traffici commerciali con l’Italia. L’amministratore delegato Carlo Messina è stato insignito da Vladimir Putin con l’ “Ordine dell’amicizia”."

Banca Intesa lo sa e sta già subendo 3 conseguenze che rischiano sul serio d'incidere sulla società nel medio-lungo periodo, in un panorama in cui le vecchie amicizie non contano molto.

Banca Intesa e le ramificazioni in Russia

C'è chi ricorda la quantità di accordi che la Russia e l'Italia intrattengono ormai da moltissimi anni, ma altre persone non sono così informate in materia politica.

Ancora meno gente forse sa che banca Intesa è la detentrice del 50% dei traffici commerciali tra Roma e Mosca, occupandosi anche del comparto energie e combustibili.

In un articolo di Altreconomia si sottolinea l'importanza del gruppo Sanpaolo nella terra di Putin e i suoi proprio a riguardo:

"Soprattutto, il lavoro di ricerca e campagna ha fatto emergere come Intesa Sanpaolo sia la “banca fossile” numero uno in Italia e quella con le relazioni più strette con Mosca, curando tutti i principali investimenti italiani in Russia e viceversa."

Risulta quindi ovvio come un pacchetto di sanzioni come quelle attuate, nonostante le rassicurazioni del governo russo e l'accettazione della comunità internazionale, possa portare a una crisi diffusa che nessuna delle due parti riuscirà facilmente a superare, nonostante la necessità che esse rappresentano per punire la guerra.

La decisione non è ovviamente stata accolta con entusiasmo e, oltre al CEO di banca Intesa, un altro uomo assai rilevante, forse uno dei più potenti italiani in Russia, non è di certo entusiasta.

Antonio Fallico, che dirige Intesa Sanpaolo Russia dal 2003, fregiatosi della stessa onorificenza di Carlo Messina (Ordine dell'Amicizia) e molto vicino agli interessi di Mosca, si ritrova infatti ad affrontare una situazione caotica che nessuno può prevedere fin dove si spingerà, mettendolo in una forbice tra gli interessi italiani e russi.

Insomma, di sicuro banca Intesa ha molti interessi e interessati in Russia e le sanzioni economiche rischiano di avere un impatto al pari di un ordigno che già fa sentire i suoi effetti.

Banca Intesa blocca 500 milioni d'investimento!

La prima conseguenza di cui vale la pena parlare è sicuramente quella in merito allo stop immediato riguardante il progetto sul gas artico di Novatek per un ammontare previsto di 500 milioni di euro.

Un accordo multimilionario che banca Intesa ha dovuto congelare per paura dell'inasprimento di ulteriori sanzioni nei confronti della Russia.

Il progetto si chiama "Artic LNG 2" e mira a creare un impianto per il gas liquefatto (GNL) in Siberia, con la messa in funzione per il 2023 e il raggiungimento della capacità massima intorno al 2026.

Si tratta di tre "treni", unità addette alla liquefazione del gas, che avrebbero potuto trattare fino a 19,8 mln di tonnellate all’anno di GNL e circa 1,6 mln di condensato del gas. Niente male no?

Ovviamente, come già anticipato, banca Intesa partecipava all'investimento, ma ha dovuto bloccarlo a causa del rischio troppo alto che corre alle condizioni geopolitiche attuali.

La notizia dello stop si può leggere su Reuters, che riporta così:

"Parlando a condizione di anonimato vista la delicatezza della questione, le fonti hanno affermato che il prestito non è stato erogato e che CDP e Intesa ora starebbero stretti data la situazione, unendosi a una serie di società che frenano i legami con la Russia."

In Borsa? Banca Intesa viene bombardata

Come se non bastasse, la banca numero uno d'Italia viene presa d'assalto a Piazza Affari.

Una curva fortemente ribassista non le ha dato respiro, spingendo il titolo giù come tanti altri durante queste giornate che il mondo intero fatica a comprendere.

Il crollo del settore bancario non è sfuggito al mirino degli esperti e già giorni fa BorsaInside evidenziava come in Italia le big soffrano più di altri:

"Tra le quattro quotate che sono alle prese con i ribassi più ampi sul paniere di riferimento di Piazza Affari ci sono ben due bancari anzi, a voler essere più rigorosi, ci sono le due big del settore bancario italiano ossia Unicredit e Intesa Sanpaolo."

Le azioni di banca Intesa infatti venivano scambiate giorno 25 febbraio a 2,42 euro mentre oggi, il loro valore oscilla attorno a 1,89 euro. Una perdita superiore al 21% avuta in pochissimi giorni!

Quello che ora l'istituto ovviamente teme è che il panico generato dal mercato italiano, ma, anche e soprattutto, quello presente nelle Borse mondiali (ricordiamo per appunto che la Borsa di Mosca è già al secondo giorno di chiusura), possa innescare una serie di sell off a catena capace di continuare nelle prossime settimane.

Banca Intesa sta rischiando un 2022 rosso sangue che potrebbe minare le sue fondamenta e costare più di qualche accordo saltato, anche se già adesso le sanzioni e la guerra gli sono costati un bel pò in Borsa!

Un impero che Banca Intesa ha costruito in metà secolo crolla!

Occidente e Oriente sono in conflitto da sempre, ma le ultime decadi avevano lasciato sperare bene per il futuro.

Tuttavia a volte capita che anche le storie migliori finiscano male ed è un pò quello che sta succedendo tra banca Intesa e Mosca.

Su Economy possiamo leggere l'estratto di un articolo quasi strappalacrime:

"Una lunga storia d’amore, quella fra le nostre banche e la Russia. A cominciare, appunto, proprio da Banca Intesa: «Intesa Sanpaolo è presente da 47 anni in Russia», si legge sul sito istituzionale www.bancaintesa.ru. «In questi anni la Banca si è resa protagonista di importanti attività economiche e finanziarie legate all’interscambio commerciale fra i due Paesi e di un ampio programma di scambi culturali e scientifici»."

Ciò di cui bisogna rendersi conto, è che la conseguenza di tutta questa instabilità, causata dalla guerra in primis e dalle sanzioni necessarie in secundis, è la caduta di accordi che hanno avuto bisogno di decadi per cementarsi.

Un'alleanza che non riguardava solo Banca Intesa, ma l'Italia in generale, anche se adesso vediamo l'istituto bancario soffrirne più di quanto dia a vedere.

Si perché l'ultima conseguenza di questa crisi sono gli asset di un miliardo di euro di Banca Intesa Russia fortemente in pericolo, i 976 dipendenti che temono per il proprio lavoro insieme alle 28 filiali lì presenti che non si sa ancora che fine faranno.

Tutto questo è costato anni d'investimenti e accordi che adesso stanno saltando uno a uno, con lo smantellamento di uno dei più importanti rapporti commerciali di Banca Intesa e dell'Italia.

Il report di Banca Intesa

Il gruppo Sanapaolo continua a sottolineare che le condizioni attuali sono sopportabili e che la società non rischia così tanto, anche se questo lo vedremo in questi mesi.

Banca Intesa avverte su Eni, Enel, Hera e Iren, tutte società che dipendono dal mercato energetico in forte dissesto al momento.

Poi continua con le società più esposte, tra cui troviamo Pirelli e Biesse con un coinvolgimento del 3% fino a giungere a società come TraWell e Maire Tecnimont, i cui ricavi dipendono dalla Russia per il 25%.

Dati preoccupanti che non riporto solo io, ma che anche Teleborsa fa presente citando altre esposizioni italiane nei confronti del mercato russo:

"In un report, Intesa Sanpaolo sottolinea l'esposizione alla Russia di Geox e Brunello Cucinelli (il peso della Russia è del 5% sul totale del fatturato), ma anche che le due aziende non hanno joint venture con partner russi."

La situazione non troverà una soluzione breve e indolore.

Banca Intesa lo sa e può solo sperare che le conseguenze non aumentino.