Il titolo Unicredit osserva un profondo rosso che lo trascina sempre più giù.

Le azioni del titolo hanno abbandonato le previsioni di un possibile rialzo che le avrebbero spinte fin sopra i 16 euro, a causa della guerra e le tensioni in atto.

IlSole24Ore era positivo grazie agli analisti di Jefferies:

"Le Unicredit beneficiano anche del giudizio favorevole degli analisti di Jefferies, che non solo hanno ribadito la raccomandazione di 'Buy' sulle azioni, ma hanno alzato il target di prezzo da 14,75 euro a 16,2 euro, livello ben più elevato dei corso di Borsa."

Tuttavia accade spesso che cataclismi geopolitici, come adesso si dimostra la guerra Russia-Ucraina, portino a sconvolgimenti inaspettati e pericolosi, soprattutto per titoli instabili come Unicredit.

Le filiali della banca italiana sono infatti assai ramificate in Russia, sicuramente una di quelle europee maggiormente diffuse nel Paese di Putin, e questo aiuta a comprendere le resistenze alle sanzioni ormai in atto.

Per rendersi conto di quanto sia presente Unicredit nel territorio russo basta leggere il dato descritto da Huffington Post:

"Unicredit ha una rete in Russia di 72 sportelli e, stando a un report Interfax di fine 2021, è la quattordicesima banca nel Paese, considerando quelle europee, alle spalle solo di SocGen e Raiffesen."

Inizialmente l'Italia, come Francia e Austria, era contraria alla "punizione" che l'Europa voleva adottare nei confronti di Putin, imponendo gravi sanzioni finanziarie che avrebbero di sicuro avuto delle ripercussioni sui Paesi dell'Europa.

In particolare l'esposizione bancaria di alcuni Paesi europei, oltre ad altri rapporti di natura commerciale (come l'erogazione del gas russo per il nostro Bel Paese), aveva diviso i fronti, poiché l'esclusione della Russia dal circuito internazionale SWIFT avrebbe portato gravi risvolti per le nostre finanze, non solo quelle russe.

Come sappiamo, la decisione è ormai stata presa e l'estromissione della Russia dallo SWIFT ha provocato non pochi danni ai nostri istituti finanziari.

Unicredit è una delle banche a soffrirne di più.

Per chiunque si stia chiedendo "perché" una delle banche italiane (e non si tratta solo di Unicredit) stia accusando così tanto il colpo inferto al circuito bancario Russo, la risposta non è così difficile.

Dovete sapere che il rapporto tra Mosca e le banche italiane è molto più intrecciato in materia finanziaria di quello che si crede. Questo è dovuto al semplice fatto che molti istituti bancari italiani possiedono titoli, obbligazioni, investimenti vari e prestiti proprio con realtà e privati appartenenti alla Russia.

Il dato preoccupante, che permette di comprendere il volume d'affari che lega Mosca all'Italia, è stato già fornito giorni fa in un articolo di Repubblica:

"In attesa che il quadro sulle sanzioni alla Russia si chiarisca, il caso delle banche italiane fa rumore perché risultano le più esposte del mondo al Paese guidato da Vladimir Putin, con prestiti e finanziamenti complessivi per 25,3 miliardi di dollari, ai quali si aggiungono quasi 6 miliardi di garanzie. Una cifra rilevante che chiama in causa in primo luogo i due maggiori gruppi di casa nostra, Unicredit e Intesa Sanpaolo, e che sembra abbia già destato l'attenzione della Banca centrale europea."

L'entità del danno è enorme e non possiamo ignorare che le sanzioni, ormai ad oggi attuate e in continua evoluzione, abbiano dato una scossa ribassista soprattutto al titolo Unicredit che oggi rischia molto più di quello che si crede.

Dati Unicredit: ribasso sostenuto!

Il prezzo degli ultimi giorni relativo alle azioni Unicredit ha paralizzato Piazza Affari, che tra l'altro ha visto un ribasso diffuso di molti altri titoli proprio a causa della guerra con la Russia.

Nel solo mese di febbraio, il titolo ha perso il 35,66%, passando da un massimo di 15,93 euro a un minimo di 8,97 euro.

Mentre scriviamo Unicredit scambia a 9,00 rompendo i minimi degli ultimi tre mesi.

Non potevamo aspettarci altro, d'altra parte l'Italia si era già dimostrata preoccupata a proposito della possibile onda d'urto che avrebbe potuto colpire il settore finanziario italiano nel caso dell'estromissione dallo SWIFT della Russia, ma Putin ha lasciato poca scelta.

Il crollo di Unicredit era prevedibile, ma il dato del 28 febbraio 2022 di ANSA fa tremare le Borse:

"Il titolo è stato congelato al ribasso con un calo teorico dell11% a 11,23 euro per poi essere riammesso agli scambi e cedere il 9,33% a 11,4 euro."

Una perdita in giornata superiore a più della metà di quella avuta in tutto il mese: Unicredit è in caduta libera.

Perché Unicredit rischia grosso?

Ciò che le banche russe stanno subendo rischia di incidere molto più negativamente su Unicredit di quanto non stia già facendo ed è qualcosa che deve essere assolutamente evitato.

Il rischio è alto perché la caduta del sistema finanziario russo potrebbe minare non solo i profitti dovuti al nostro settore bancario a esso legato, ma anche eventuali investimenti e progetti futuri che legavano il capitale Unicredit a Mosca.

Questo è qualcosa che l'istituto non può permettersi perché creerebbe un effetto a catena capace di trascinare i clienti nel panico, un pò come sta avvenendo in Russia con, per esempio, le file interminabili ai bancomat.

Così, proprio Unicredit si è ritirata anche da alcune trattative che aveva in corso nelle scorse settimane con Otkritie, ottava banca del Paese russo per asset, per paura delle conseguenze possibili, come riportato su Wall Street Italia:

"Solo poche settimane fa circolava la notizia Unicredit aveva mostrato interesse per la privatizzazione della russa Otkritie Bank, una banca privata oggetto di un salvataggio pubblico e poi rimessa sul mercato. Una realtà da 477 sportelli con 44 miliardi di attività. Le voci su Otkritie erano costate a Unicredit un netto ribasso in Borsa, prima del dietrofront sancito dalle parole dell’ad Andrea Orcel: “ci siamo ritirati per i rischi geopolitici”, aveva spiegato riferendosi proprio alla vicenda ucraina e alle possibilità di sanzioni."

Certo, gli investimenti ad alto rischio russi e con rendimenti elevati hanno fatto comodo a Paesi come Italia e Francia, ma ora la posta in gioco è troppo alta e Unicredit rischia di perseguire una politica finanziaria fallimentare con un Paese che si sta inimicando il mondo intero.

Di seguito il Tweet della rinuncia:



La crisi per il titolo di Piazza Affari è inevitabile e adesso vedremo quali sono i due scenari probabili.

Scenario N.1: Unicredit K.O.

La prima possibilità che si sta diramando nelle menti dei più pessimisti è un possibile crollo di Unicredit.

Non importa la grandezza di un gigante, se dovrà cadere, cadrà.

L'esempio perfetto è quello fornito dalla crisi più recente del più grande gruppo bancario russo, Sberbank, descritto da Milano Finanza:

"La Banca Centrale Europea ha valutato che la filiale europea di Sberbank, maggior gruppo bancario di Stato della Russia, è "in fallimento o in probabile fallimento a causa del peggioramento della sua situazione di liquidità"."

La preoccupazione che spinge molti a valutare un default (seppur possa apparire incredibile) di Unicredit è la situazione poco rosea in cui l'istituto versava già da prima della guerra e che, continuando il conflitto, potrebbe aggravarsi non poco.

Stiamo parlando di una banca contraddistinta da poca trasparenza e da tanti "salvataggi" dovuti a più di un paio di rischi default, un gruppo che ha visto naufragare una partnership con Monte Paschi di Siena e che ha visto altri accordi recenti sfumare, per cui la crisi energetica sta solo aggravando le cose a causa dell'esposizione di Unicredit nei confronti del mercato russo.

Forse adesso capite perché vendere il titolo è stata la scelta più ovvia per tanti investitori: il K.O. di Unicredit non è poi così improbabile.

Scenario N.2: Unicredit si adatta, ma le ripercussioni?

Un'altra possibilità, forse quella maggiormente condivisa, è che Unicredit possa sopravvivere all'impatto che la crisi russa sta facendo sentire, accusando però duramente il colpo.

IL 10 febbraio Unicredit ha raggiunto i massimi a 15,93 euro per azione, ma ha praticamente perso la maggior parte della crescita dell'ultimo anno!

Ecco quanto forte sia la paura del mercato riguardo il settore bancario, facendo riflettere su un ribasso ulteriore che ci si potrà aspettare nel breve termine e che la banca italiana non desidera affatto.

Anche se Unicredit non dovesse fare la fine di banche come Sberbank Europe, infatti, i risvolti dal punto di vista finanziario saranno assai nocivi, incidendo molto negativamente su Piazza Affari e i portafogli degli investitori.

"Sopportare" le sanzioni alla Russia ed evitare il K.O. non garantisce perciò uno scenario migliore, ma facilita la tesi ribassista che avrà ripercussioni nel tempo con la conseguente fuga verso asset rifugio, assai lontani da Unicredit.

Chi avrà da perdere da tutto questo se non il nostro titolo italiano? Senza contare che l'economia, italiana ed europea, avrà difficoltà da affrontare, ignote fino a qualche settimana fa, in un momento di ripresa tanto arduo quanto già complesso.

Unicredit teneva alla Russia

Da tutto questo non può che trasparire l'ovvietà della vendita del titolo Unicredit in Borsa.

Non ci si poteva aspettare che i venti di guerra portassero il titolo a balzare verso i massimi sperati un paio di mesi fa e, con la delusione per l'operato di Putin mista allo shock per quanto sta accadendo, Unicredit può dire addio alle partnership con Mosca.

L'istituto bancario ci tiene a rassicurare, come riportato da Finanza Online:

"Unicredit precisa in merito all'esposizione verso la Russia che la controllata AO Unicredit Bank rappresenta meno del 4% del patrimonio complessivo del gruppo e una percentuale ancora inferiore se si guarda a impieghi e asset totali."

Tuttavia sappiamo che Unicredit ha perso uno dei più grossi partner di sempre, sia per esposizione che per accordi commerciali ormai minati.

Non si sa cosa accadrà, ma Unicredit affonda e sul fatto che la Russia e le sanzioni dovute siano responsabili non c'è dubbio.