Le grandi banche di Wall Street hanno battuto le attese questa settimana, ma non hanno galvanizzato gli investitori e spesso hanno accusato vendite sui loro titoli. Questa ottava è stata carica di appuntamenti per i colossi della finanza di New York: le maggiori banche d’affari e commerciali hanno diffuso i loro dati trimestrali e cercato di inviare un forte segnale di fiducia ai mercati che, però, hanno risposto con freddezza. In fila si sono messe JP Morgan, Goldman Sachs, Bank of America, Citigroup, Wells Fargo e Morgan Stanley e hanno pubblicato utili da capogiro, spesso accompagnandoli a cedole e buyback, ma Wall Street ha preso i risultati con le pinze. Perché?

Banche Usa: rilascio di riserve e trading in calo

Quasi sempre una componente fondamentale degli utili di questi colossi è derivata dal rilascio di risorse accantonate un anno fa per il timore degli impatti della pandemia. Un segnale di fiducia forte sulla ripresa dell’economia reale: non servono più troppi cuscini patrimoniali, perché la marea di deteriorati non si è materializzata nelle forme temute. Al tempo stesso però il panorama è cambiato. Il trading che aveva arricchito molte di queste banche nell’ultimo anno di volatilità e record borsistici segna il passo, anzi arretra. La divisione fixed income segna perdite di fatturato a due cifre nei bilanci di molte di queste banche e mette sotto pressione le revenue generali, senza che buone performance degli equity markets bilancino il calo.

L’attività della Main Street intanto riprende, i consumatori aumentano le spese, magari con carta di credito, e le banche commerciali tirano il fiato vedendo i depositi e le attività salire. Potrebbe però essere un riassetto pericoloso per gruppi come JP Morgan e Goldman Sachs.

Nel frattempo anche la fiducia nella ripresa economica che sottende molte di queste dichiarazioni vacilla su altri fronti. Negli Stati Uniti il numero dei contagi è raddoppiato in sole tre settimane superando le 23 mila unità al giorno. In Europa preoccupa la crescita rapida dell’infezione in Spagna, Paesi Bassi, Cipro e Malta e un po’ tutti gli Stati del mondo si preparano a nuove chiusure per contrastare il diffondersi delle varianti più contagiose. L’Organizzazione mondiale della sanità lancia nuovi allarmi e i mercati vedono il rischio di un impatto sulla ripresa economia.

Al tempo stesso l’inflazione in forte ascesa negli Stati e non solo, con i suoi impatti diretti sul costo delle materie prime e sulle produzioni, costituisce un altro timore per i mercati. Nonostante le rassicurazioni giunte anche di recente dalle banche centrali, l’orientamento verso un misurato freno alla liquidità e in prospettiva un rialzo dei tassi guadagna punti nei report. Bisogna raffreddare il motore della finanza, si sarebbe detto una volta, ma si temono gli effetti sulla ripresa economica. Così si confida in una fase transitoria di rialzo dei prezzi che non intacchi il quadro generale, i segnali però sono sempre più contrastanti.

E le banche di Wall Street?

È stata la settimana delle trimestrali delle grandi banche della finanza Usa. JP Morgan ha aperto le danze: ha battuto le attese su ricavi (in calo dell’8% però) e sugli utili, ma le vendite hanno penalizzato il titolo. Decisivo il rilascio di riserve per perdite su crediti per rimpolpare gli utili, ma il calo delle revenue provenienti dalla unit Markets & Securities Services (divisione CIB) del 28% a $ 8,1 mld non è piaciuto.

Un caso simile a quello di Goldman Sachs, ben oltre il consensus sia i ricavi ($ 15,39 mld), che l’utile netto ($ 5,49 mld, pari a 15,02 dollari per azione) grazie anche al numero record di IPO e operazioni straordinarie che ha compensato il calo del trading (ricavi global market -32% a $ 4,9 mld).

Il rilascio di riserve accantonate in fase di pandemia ha arricchito gli utili di Bank of America volati nel trimestre a $ 9,2 mld (3,5 mld del secondo quarto del 2020); ma i ricavi sono scesi a 21,5 mld dai 22,3 di un anno fa (consensus $ 21,83 mld). I depositi sono cresciuti del 14% a 1,9 trilioni complessivi, ma BofA ha evidenziato ricavi della unit FICC (bond) in calo del 38% a $ 2 mld mentre la unit Equities cresceva del 33% a $ 1,6 mld. Vendite sul titolo appesantito anche dal calo del margine d’interesse.

Lo stesso giorno Citigroup dichiarava un utile da $ 6,19 mld nel secondo trimestre, oltre sei volte il profitto di un anno prima, e ricavi complessivi da 17,47 mld (-12% a/a, a 17,2 mld il consensus). Pesano ancora i mercati del fixed income non compensati dal balzo dell’Equity Markets. Anche il rilascio di riserve aiuta i profitti, ma il titolo perde quota a Wall Street.

Parzialmente diverso il caso del gigante storico dei mutui Usa, Wells Fargo: ottime performance di ricavi e utili, rilascio di riserve in bilancio, crescita dei depositi. I dati battono le attese e questa volta il titolo guadagna a Wall Street. Ma potrebbe nello specifico influire la prospettiva di una rimozione dell’asset cap imposta dalla Fed all’istituto dopo gli scandali del passato.

Dopo la pubblicazione dei risultati, ha registrato performance leggermente positive a New York anche Morgan Stanley il 15 luglio. La banca d’affari ha visto crescere i ricavi (14,76 mld) oltre il consensus e un eps in calo ma superiore alle attese. Buoni i flussi dell’istituto, il raddoppio della cedola trimestrale e il buyback, ma anche in questo caso il fixed income registrato una flessione del giro d’affari del 45% ($ 1,68 mld).

In definitiva dunque i segnali di fiducia si inseriscono in un contesto più sfidante delle attese e la crescita dei rischi legati alla pandemia e all’inflazione, proprio mentre venivano pubblicati i dati dei colossi di Wall Street, finiscono per logorare quella fiducia su cui gli annunci erano stati costruiti.

(Giovanni Digiacomo)