Per una Banca Centrale che fa ogni sforzo per risultare 100% prevedibile, ne abbiamo un'altra che invece prepara accuratamente delle sorprese.

Andiamo, come al solito, con ordine.

Ieri il mercato ha accolto bene la  decisione di Powell di confermare (sia pure con un tono più  dubitativo) la view FED  di un inflazione temporanea (inteso come non "persistente o permanente"),  lasciandosi però aperta l'opzione di alzare i tassi se la  situazione lo richiede nel corso dell'anno prossimo.

Il sollievo ha infine arriso anche all'Asia,  dove solo Taiwan, tra i principali indici, ha ceduto qualcosa. Va  detto che i progressi sono stati decenti ma non eccezionali, con solo le "H" shares cinesi in grado di superare il  punto percentuale di guadagno. In realtà il tono delle notizie non è migliorato:

  • i casi di Covid in Cina sono ai massimi da 3 mesi;
  • lo stress si estende ad altre immobiliari,  e il  massacro  sui junk bonds continua col rendimento dell'indice oltre il  21%.

In effetti, al  di la  del  rimbalzo odierno, il +2% del MSCI Asia a 30 giorni non assomiglia affatto al +8.5% dell'S&P  500 o dell'Eurostoxx 50, e tantomeno al +12.5% del Nasdaq 100.

La  seduta europea è  ovviamente partita bene. C'era da fattorizzare il rally di Wall Street ieri sera, post FED, esaltato dal calo dell'€  stamattina,  seguito al fatto che comunque la Fed, pur nella sua prudenza, resta più proattiva dell'ECB, una questione che forse dovremo affrontare più avanti, specie se i numeri escono forti in US.

In attesa della Bank of England, abbiamo potuto distrarci con i PMI finali servizi e composte in Eurozone. In questo caso le revisioni sono state minimali,  mentre tra i dati usciti ex novo spicca la delusione in Italia sui servizi, e invece la forza della Spagna, finalmente. In generale si conferma un bel rallentamento per l'attività economica in Eu a Ottobre (PMI composite da 56.2 a 54.2) con i colli di bottiglia a pesare sul  manifatturiero e il Covid sui servizi. Markit segnala persistenti pressioni rialziste sui prezzi, ma per ora non sui salari. Molto sopra attese il PMI servizi UK.

Alle 13, la Bank of England ha gettato alle ortiche un mese di comunicazione volta a preparare ad un rialzo dei rendimenti, rinviandolo ai prossimi meeting. Il Committee ha votato 7 a 2 per tenere i tassi invariati, e 6 a 3 per mantenere lo stock di bonds da acquistare a sua volta invariato. Il motivo è che - sorpresa - l'inflazione è considerata transitoria, mentre si notano segnali di indebolimento della domanda. Il Committee ha però segnalato che un rialzo si renderà "probabilmente necessario nei prossimi mesi",  ma l'ammontare di rialzi prezzato dalla curva UK è "eccessivo".

Il livello di sorpresa del mercato  per questo "dietrofront" è debitamente rappresentato dal movimento della Sterlina, che a fine seduta cede l'1.4% vs $ e lo 0.9% vs €. Poi,  possiamo guardare alla curva dei tassi UK che vede cali di 20 bps fino a 7 anni e 13 sul 10 anni e 5 sul  30 anni.

Sembra una reazione esagerata, per un rinvio che potrebbe essere di un mese e mezzo (il  prossimo meeting BOE è il  16 Dicembre). Ma  che affidamento possiamo fare sulle dichiarazioni del MPC, visto che quelle di Bailey e di altri membri nell'ultimo mese, che tanto impatto  avevano avuto sulle aspettative, sono state disattese? Direi che la  mossa di oggi è perfetta per minare la  comunicazione e dare l'idea di Comittee confuso ed diviso, che quindi resta paralizzato.

Ma la  portata della mossa non si ferma ai confini nazionali.

Già, perchè se la Banca Centrale occidentale più  sotto pressione per contenere le  attese di inflazione e che per prima aveva segnalato l'intenzione di muoversi, al dunque se ne esce con un nulla di fatto, per gli investitori diventa logico pensare che anche altrove si sta sovrastimando la proattività delle varie FED, ECB, RBA etc etc.

Il  risultato è  un generalizzato repricing sulle  principali curve, con tassi in calo quasi ovunque e in misura maggiore laddove la politica monetaria impatta di più, per via dei programmi di acquisti (come sulla curva italiana). E naturalmente l'azionario ha gradito. Se il tightening delle banche centrali si rivela un "Al lupo! Al lupo!" vuol dire che le politiche monetarie resteranno più accomodanti più a lungo, e i tassi reali resteranno negativi. Naturalmente le banche non sono contente, ma va be, nessuna situazione è perfetta.

Così nel primo pomeriggio l'azionario ha guadagnato ulteriormente, col future sul Nasdaq 100 a trainare, visto che i titoli growth sono quelli più danneggiati dal rialzo dei rendimenti.

A metà giornata i dati USA hanno confermato il quadro di miglioramento di Ottobre. I sussidi di disoccupazione sono nuovamente scesi, e anche se non riguardano il labour market report di domani, le premesse sono decisamente buone. Ma persistono anche le pressioni inflazionistiche (temporanee, beninteso) con l'unit labour cost del terzo trimestre in crescita dell'8.3%, vs 75 atteso.

Wall Street è partita in progresso, ovviamente, anche se nel corso della seduta l'S&P 500 mostra qualche fatica, trattenuto dalle banche, e forse dall'ipercomprato. Un problema che al momento non affligge il Nasdaq, a cui un 78 di RSI 14 non impedisce di guadagnare oltre l'1%.

La chiusura europea vede discreti progressi per i principali indici (ad eccezione, come spesso di recente, di Madrid) con record storico per il Dax e il CAC 40, e massimo dell'anno per Milano. I rendimenti calano ovunque considerevolmente, mentre sui cambi il Dollaro guadagna sui principali cross, tranne lo Yen, che non avendo la curva giapponese prezzato significativi rialzi dei tassi, non viene penalizzato dal movimento inverso. Del crollo dei rendimenti si avvantaggia l'oro, mentre il resto delle commodities viene zavorrato dall'oil che vede prese di beneficio nonostante l'OPEC non abbia ceduto alle pressioni e abbia mantenuto la scaletta di rialzi della produzione precedentemente concordata ( CNBC: OPEC+ agrees to stick to oil production plan, defying U.S. pressure link ). Ma anche i metalli industriali non sono in forma oggi.

A meno di sorprese, possibili sull'S&P 500 ma difficili sul Nasdaq 100, oggi avremo sul primo la sesta salita di seguito, e la quindicesima su 17 sedute, e sul secondo la nona salita di seguito. Il consolidamento che mi attendevo tarda a venire, anzi, il momentum sta accelerando. Solo nel 2017, negli ultimi anni, questo tipo di situazione non ha portato a consolidamenti/correzioni. In quel caso c'era il taglio alla corporate tax da scontare, che ha fatto esplodere gli utili nel 2018, anno in cui però l'S&P 500 ha chiuso poi invariato, mostrando 2 crolli, uno a febbraio, e uno più profondo nel quarto trimestre. In tutti gli altri casi, situazioni come questa, con fear greed a 82, positioning elevato, Put Call ratio sotto 0.4, RSI ipercomprato etc vi è stato un consolidamento che ha fornito un opportunità di entrare su livelli meno iperestesi, ma nell'ambito di un mercato che ha continuato a salire. Gli esempi più recenti quest'estate.

Relativamente a quanto osservato sui tassi oggi, la riflessione che faccio è la seguente: una volta esaurite le stop loss sulla parte breve e riequilibrato il positioning su un mercato che era parecchio sottopesato di recente, questa ignavia reale opercepita delle banche centrali non produrrà nuovi disancoraggi delle aspettative di inflazione sulla parte lunga delle curve? Se una banca centrale non ha intenzione di agire finchè non è evidente che l'inflazione è permanente (e quindi la politica monetaria è in ritardo) che valore c'è sui rendimenti nominali a questi livelli? In fin dei conti aspettative di proattività delle CBs avevano fatto appiattire le curve. Ora avrebbe senso che si irripidiessero.

Intanto, domani abbiamo il Labour market report di Ottobre.