Mentre molti analisti esprimono valutazioni divergenti per le obbligazioni high yield (che tanti investitori detengono forse senza esserne coscienti) si cominciano a registrare deflussi, in particolare dai relativi Etf. A novembre si sono avvertite le prime tensioni, dovute a spread in allargamento rispetto ai titoli di Stato statunitensi. Due i motivi alla base di una svolta che però finora è mini:

  • i timori che il rialzo dei tassi negli Usa impatti sulla tenuta delle quotazioni;
  • un’accentuazione della propensione al “no risk”, a causa delle ansie di nuovo da Covid. 

Il punto sugli Etf

Vediamo intanto cosa succede ad alcuni degli Etf high yield più significativi trattati su Borsa Italiana.

L’iShares $ high yield a distribuzione (Isin IE00B4PY7Y77) da novembre ha perso qualcosa ma si tenga conto che il giorno 11 aveva staccato una cedola. Di fatto si è registrata una mini correzione rispetto al massimo dell’anno a 91,1 euro e anzi ieri in fase di chiusura si è avuto un improvviso rimbalzo a 89,4, mentre le due aree da seguire sono quelle di 87 e poi di 83,2 euro, corrispondente quest’ultima al minimo dell’anno a maggio. 

L’iShares € high yield a distribuzione (Isin IE00B66F4759), avendo pagato la sua cedola a settembre, negli ultimi giorni si è dimostrato solo un po' debole, sebbene stia già tornando sui livelli di novembre (chiusura ieri a 101,52 euro). È pur vero che la relativa media mobile a 200, rotta al ribasso a settembre, ha assunto un’inclinazione leggermente ribassista. In questo caso un supporto importante è collocato a 99,6 euro, non molto distante dai livelli attuali.

A sorpresa un po' più reattivo è il tanto scambiato Pimco Us short term high yield short term hedged (Isin IE00BF8HV600), che dopo una fase di lateralità da metà novembre ha perso circa 1 euro in termini d quotazione, scendendo a 82,2 euro, sempre poca cosa rispetto al netto crollo della primavera 2020. Anche in questo caso tuttavia si segnala la violazione al ribasso della media a 200, che più volte negli scorsi mesi aveva svolto ruolo di perfetta resistenza in alcuni tentativi di rimbalzo. Si situa ora a 83,8 euro, con una distanza che si allarga. Il motivo della sorpresa - cui si accennava – sta nel fatto che questo Etf si riferisce alle scadenze corte con copertura del cambio, solitamente meno reattive rispetto ai contraccolpi del mercato.

Sostanzialmente allineato al resto del mercato l’Invesco Us high yield fallen angels (Isin IE00BD0Q9673), riferito alle emissioni downgrdate a “non investment grade” ma che potrebbero essere premiate con un successivo “upgrade”. Marginale correzione negli ultimi giorni (chiusura ieri a 22,8 euro), sebbene in questo caso la media mobile a 200 sia ancora sottostante.

La nemica è anche amica

Il quadro generale resta sostanzialmente stabile e si avverte un rientro di “buyers” tutte le volte che si manifesta una correzione di prezzo soprattutto sugli Etf. Questo dipende da un fatto: malgrado tutto i rendimenti sono ancora qui e rispetto a un’inflazione che divora valore anche in campo obbligazionario l’alternativa degli high yield resta valida. Ciò non esclude che occorra ragionare in maniera metodica:

  • se si hanno in portafoglio singole emissioni acquistate sopra la pari si faccia bene attenzione alle evoluzioni dei rendimenti, per ora indebolitisi di poco;
  • se si hanno in portafoglio Etf la flessibilità è nettamente maggiore ed eventuali discese delle quotazioni rappresentano occasioni per mediare, in attesa di una volatilità maggiore rispetto all’attuale, da sfruttare per veloci entrate e uscite, allo scopo di aumentare la redditività globale di quanto detenuto in bond.