Un rendimento annuo medio lordo dell’1,233% e quindi netto dell’1,079% è poca cosa in prospettiva da qui al 2033. È vero che i numeri non potevano scontare una situazione diversa. Il Btp a tasso fisso a 15 anni ha oggi uno yield dell’1,26% e quindi il nuovo Futura 2033, il cui collocamento parte questa mattina sul Mot, lo batte, seppur di poco. Il primo gradino temporale di quattro anni dello step-up riconosce invece una cedola dello 0,75% contro il negativo 0,11% del Btp con vita residua equivalente. Ragionare però in termini così semplicistici ha poco senso, per un motivo evidente: chi sceglie il Futura deve inevitabilmente guardare a scadenza, per la struttura atipica del titolo, che punta sul doppio premio fedeltà legato al Pil italiano per chi resterà collocato fino al rimborso finale. Fare quindi un confronto con il classico Btp è tecnicamente plausibile.

Cosa dicono i numeri

Prima di tutto occorre segnalare che con il “buy and hold” non si coglierà il fattore volatilità, presumibilmente trionfante in un’ottica di 12 anni. I dati relativi agli altri Futura lo confermano:

  • il Futura 2028 (Isin IT0005425761) emesso nel novembre 2020 mette a segno una volatilità contenuta del 2,9%
  • il Futura 2030 (Isin IT0005415291) collocato nel luglio 2020 registra una volatilità in crescita al 4,3%
  • il Futura 3037 (Isin IT0005442097) emesso nell’aprile 2021 segnala una volatilità significativa del 5,6%.

I tre valori dimostrano che l’esposizione alle “duration” (sensibilità ai tassi) si manifesta anche sullo “step-up”, come è logico che sia, comportando non solo variabilità abbastanza accentuate delle quotazioni ma anche trend in alcuni casi fortemente negativi. Il 2037 si è di fatto sempre mosso sotto 100, con un risicato massimo nell’anno a 100,45 euro. Il rendimento si è così spinto da un minimo dello 0,73% a un top dell’1,08%, giustificando la scelta di chi avesse trattato il Futura non come titolo da cassettista ma all’opposto da trading, seppur non troppo veloce. È vero che un equivalente Btp a tasso fisso, per esempio lo 0,95% 2037 (Isin IT0005433195), l’ha battuto in termini di forchetta dei rendimenti su un periodo equivalente (minimo 1,02% e massimo 1,58%) ma – come già detto – il paragone fra i due titoli non è motivabile.       

Gestirlo in modo diverso

Scontato allora che buona parte di coloro che lo metteranno in portafoglio andranno a scadenza, utilizzandolo come alternativa al cash, c’è però da valutare se pure il nuovo Futura si adatterà a trading di medio termine. La volatilità del 2037 al 5,6% lascia intendere che chi l’avesse acquistato sui minimi di maggio e rivenduto sui massimi di agosto avrebbe già ampiamente incassato il premio a scadenza del Pil. Di qui un’alternativa: dividere il capitale destinato alla nuova emissione in due parti. Un 50% lo si può assegnare a quella in collocamento (Isin IT0005466344) in ottica comunque di lungo termine, ovvero di rimborso finale, cogliendo i vantaggi di commissioni zero e di premio fedeltà, e un altro 50% riservarlo a operazioni di trading non troppo veloci sul collega 2037, facilmente monitorabile nei suoi movimenti utilizzando semplicemente una media mobile veloce (per esempio a 20 periodi). Così facendo si riesce a sfruttare la doppia personalità di questa tipologia di bond, che quasi certamente anche il 2033 metterà in luce nell’arco di alcuni mesi. Con risultati interessanti conseguibili con un basso livello di impegno nonché di investimento.