Borse, partenza in rosso: pesano le proteste in Cina. Crolla il prezzo del petrolio

Partenza negativa nella quinta settimana di novembre per le borse europee fiaccando le speranze di chi aveva puntato sul rally di fine anno. Ad incidere in modo significativo le proteste in Cina e il crollo del prezzo di Gas e Petrolio.

Borsa in rosso a fine novembre

Nelle scorse settimane le borse europee hanno registrato una serie fortunata di risultati positivi e molti credevano che fosse il segno dell'inizio di un rally di fine anno.

Tuttavia, la quinta settimana di novembre, è partita con un inattesa interruzione di questa sequenza positiva, registrando risultati negativi su tutta la linea, alimentati, in larga parte, dalle vicende asiatiche e dal crollo del prezzo di Gas e Petrolio che hanno registrato il prezzo minimo dal 2021.

Crollo del prezzo del Gas naturale e Petrolio

Il 28 Novembre, con buona gioia dei consumatori, il prezzo del gas naturale ad Amsterdam è calato del 3,5%, toccato il minimo per il 2022, raggiungendo i 120 euro per megawattora, un prezzo che non si vedeva dal 2021.

Sulla stessa linea si muove anche il prezzo del Petrolio, il Brent è passato da 83€ ad 81€ al barile.

Il prezzo del greggio in vero aveva iniziato a contrarsi già nella seconda metà di giornata di venerdì 25, quando è passato da 86 a 83€.

Proteste in Cina

La rigida politica zero Covid attuata del governo cinese, negli ultimi giorni ha innescato una serie di proteste e manifestazioni nelle piazze e nelle strade del gigante asiatico, manifestazioni che hanno avuto un impatto negativo sulle borse asiatiche. In particolare la borsa di Shanghai e la borsa di Hong Kong, hanno perso rispettivamente l'1,2% ed il 2,1%. Risultati negativi che si sono trascinati anche fuori dall'asia, facendo registrare risultati negativi, anche se più contenuti, anche in Europa.

Partenza negativa per le borse europee

Gli effetti della politica Cinese si ripercuotono anche sui mercati europei, e, mentre il prezzo del Gas Naturale e del Petrolio cala significativamente, regalando maggior respiro al settore energetico e di conseguenza a tutta la filiera produttiva del vecchio continente, le borse, in vista dei dati sull'inflazione prevista per mercoledì 30 novembre, hanno visto una prima interruzione del proprio rally di fine novembre.

La più colpita è la borsa di Milano, Piazza Affari ha aperto questa quinta settimana di novembre perdendo l'1% rispetto alla chiusura di venerdì 25.

Seguono Francoforte, Londra e Parigi, in calo dello 0,66%, mentre più cauta è la posizione di Madrid, che, nonostante le manifestazioni antigovernative e la richiesta di dimissioni del governo spagnolo, registra un calo solo dello 0,34%.

Focus su Piazza Affari

Fatta eccezione per Leonardo, il cui titolo è in crescita del 2%, e pochi altri titoli, come Unicredit, in crescita dello 0,75% e Iveco Group, in crescita dello 0,96%, la situazione a Piazza Affari non è delle migliori, con perdite su tutta la linea, dal settore bancario al settore energetico e il settore industriale, in particolare l'industria elettronica.

I titoli maggiormente in perdita sono Saipem e Tenaris, in perdita rispettivamente del 3,41% e del 3,33%. Entrambe fortemente legate all'infrastruttura energetica.

Particolarmente significative anche le perdite di Eni, Enel ed Italgas, in perdita rispettivamente del 2,18%, del 1,78% e dell'1,49%.

Risultati positivi invece interessano il debito italiano, i rendimenti dei BTP si attestano intorno al 3,85%, leggermente in rialzo rispetto alla chiusura di venerdì, ma la variazione non sembra incisiva. Per gli esperti si tratta di una normale oscillazione che ha portato lo spread tra BTP e Bund tedeschi a passare dai 188 punti di venerdì a 191 di lunedì 28 novembre.