I mercati USA hanno ripetuto lo scherzetto giocato già venerdì scorso.

Lo ricordo per chi ha la memoria corta. Sette giorni fa arrivò il brutto dato sull’inflazione. Era però un dato scontato ed il mercato azionario USA, sintetizzato dall’indice SP500, anziché scendere, attuò un balzo verso il massimo storico che sembrò manifestare la voglia di volare, contro ogni logica.

Ma nel week-end ci ripensò e nelle due sedute successive ruzzolò indietro, preso dalla paura di quel che avrebbe fatto la FED. Mercoledì la FED si è pronunciata ed effettivamente ha accelerato il percorso di rimozione degli stimoli monetari, annunciandone l’azzeramento nel mese di marzo.

Ma anche questo era già scontato dal mercato, e pertanto già incorporato nei prezzi. Per cui la reazione nelle due ore di seduta dopo la FED è stata veemente e l’indice si è riportato esattamente dove era lo scorso venerdì, a pochi punti dai massimi storici e pronto a volare.

Questa volta non c’era il week-end per meditare e, sullo slancio, la seduta di ieri si è aperta ancora al rialzo e il massimo storico di 4.743, realizzato il 22 novembre, è stato ulteriormente avvicinato, fino ad una distanza di soli 11 punti, a quota 4.732.

Il contratto future, a mercati USA ancora chiusi, aveva addirittura già realizzato il suo massimo storico poco dopo le ore 12,30 europee, per poi scendere un po’ in attesa che aprisse il sottostante.

Ma proprio quando mancava un soffio per abbattere il muro, ancora una volta la paura è entrata nella stanza.

L’indice USA è passato stabilmente in negativo dopo la chiusura dei mercati europei, i quali, ignari di quel che sarebbe successo dopo, hanno concluso ancora con un buon margine di rialzo la loro seduta (Eurostoxx50 +1,01%).

La seconda parte della seduta americana è stata tutta al ribasso, con una chiusura finale di SP500 a -0,87% ed una debacle della tecnologia (Nasdaq100 a -2,61%), con alcuni big tech (Apple, Tesla, Nvidia) che hanno restituito con gli interessi i rialzi del giorno precedente.

Il fallimento della prova di forza che avrebbe confermato la partenza del rally di Natale rimette in questione la struttura del movimento direzionale e richiede che il tonfo di ieri si fermi presto e che gli operatori ritrovino in fretta la voglia di comprare, per non compromettere lo schema direzionale che vorrebbe la partenza del rally di fine anno, magari esteso alle prime settimane di gennaio, che dovrebbe portare l’indice SP500 dalle parti di 4.900 punti. Una discesa sotto 4.600 obbligherebbe a riconsiderare il percorso.

Questo braccio di ferro con continui colpi di scena tra voglia e paura di volare sta mettendo a dura prova le coronarie degli operatori e rende molto complicata e ricca di stop loss l’operatività multiday di breve periodo. 

E’ anche difficile da spiegare, come lo sarebbe un comportamento umano che passa facilmente e rapidamente dalla depressione all’euforia e viceversa.

In soldoni la questione che complica la mappa direzionale è la seguente. La logica vorrebbe un rialzo dei rendimenti, ma le banche centrali vogliono allontanare il più possibile il momento della stretta. Ieri abbiamo visto il penoso tentativo di Lagarde di convincere che l’inflazione se ne andrà presto e non ci sarà bisogno di alzare i tassi, ora a zero, per tutto il prossimo anno.

I mercati sono sballottati tra la voglia di credere alle banche centrali e dimenticare ogni preoccupazione, e la paura che i guidatori dei principali autobus monetari non conoscano la strada e portino le economie verso la stagflazione ed i mercati a sbattere, gonfiando una bolla destinata a scoppiare quando dovranno prendere atto che l’inflazione non se ne va per niente.

A complicare le carte c’è anche la stagionalità, che vuole un rialzo alla fine dell’anno, anche se quest’anno il rialzo c’è già stato, abbondante, nei primi 9 mesi.

E’ comprensibile che il mercato abbia il mal di testa. 

Come uscire dall’azionario se l’alternativa obbligazionaria ha rendimenti reali sui bond decennali di circa -5% in USA e oltre -4% in Europa?

Come stare tranquilli sull’azionario se nel medio periodo i tassi sono destinati a salire e l’azionario a scendere?

L’azzardo morale delle banche centrali, che si stanno muovendo in ritardo contro l’inflazione, e vogliono farlo con gradualità, equivale a tentare di frenare in ritardo senza inchiodare. Solo un ottimo pilota ci riesce.

È normale che gli operatori abbiano un po’ di paura, anche considerando che negli ultimi mesi le prove di guida fornite dalle banche centrali sono state assai deludenti.