Nel commento di ieri, dopo aver descritto il primo tentativo di rimbalzo dei mercati dopo la serie di sedute diffusamente negative, ed averlo giudicato come “non granché”, proseguivo aspettandomi per la giornata di ieri un secondo tentativo, augurandomi che magari si potesse a fine seduta affermare, come spesso fanno i registi che ripetono le scene, “buona la seconda”.

È proprio andata così. Ed in un modo assai controintuitivo, ad ennesima dimostrazione che i mercati viaggiano attraverso percorsi emotivi che spesso contraddicono la logica dei fatti economici.

Fin dal mattino i mercati azionari europei hanno messo in mostra una vivacità rialzista che ha consentito di riportarsi nell’area dei massimi della seduta precedente, con l’intenzione di provare ad estendere il rimbalzo oltre quei livelli. La motivazione si può trovare nel forte eccesso ribassista raggiunto nelle 3 sedute negative a cavallo con il fine settimana precedente e nelle divergenze rialziste che si vedevano sui grafici orari dell’indice europeo Eurostoxx50, ma anche nella necessità dell’industria del risparmio gestito di lenire almeno un po’ le ferite del quarto mese negativo consecutivo, attraverso acquisti a scopo di maquillage nelle ultime due sedute di aprile. Non mancava di fornire sostegno rialzista anche la debolezza senza fine dell’euro, che contro il dollaro ieri è andato anche sotto 1,05.

Però ieri era anche il giorno della prima stima del PIL americano del primo trimestre, che avrebbe misurato gli effetti iniziali della guerra sulla crescita. Per cui Eurostoxx50, arrivato sulla resistenza di area 3.800 punti (quell’area che è stata supporto per gran parte del mese di aprile, è stata ceduta il 25 aprile e da allora è diventata ostacolo difficile da superare), si è messo a riposo fino al dato macroeconomico americano, accogliendo persino qualche presa di beneficio, che si è rimangiata parte della baldanza iniziale.

Alle 14,30 ecco il PIL USA. Gli analisti si attendevano un sostanziale ridimensionamento del ritmo di crescita dell’economia americana. Dopo il dato brillantissimo di crescita dell’ultimo trimestre 2021 (+6,9% annualizzato) le previsioni erano per un rallentamento intorno al +1% nel primo trimestre 2022. Ma la realtà è apparsa subito decisamente peggiore, e non poco: -1,4% annualizzato, la prima stima negativa dopo la recessione pandemica e relativa ad un periodo in cui gli effetti peggiori delle guerre, di Putin contro l’Ucraina e delle banche centrali contro l’inflazione, avevano appena cominciato a manifestarsi.

Lo shock ha colpito l’umore dei mercati azionari, portando Eurostoxx50 a rimangiarsi tutto il rialzo, mentre anche Wall Street, che aveva aperto in timido rialzo, azzerava i guadagni dell’indice SP500.

Ma anche ieri la rivisitazione dei supporti ha attirato i compratori USA, quando, dopo lo shock emotivo, ha cominciato ad affacciarsi la speranza che il pessimo dato macroeconomico non venga del tutto per nuocere. Infatti, qualcuno deve aver cominciato a pensare che lo shock all’economia reale prodotto dalla guerra possa trattenere almeno in parte la mano della FED, che la prossima settimana dovrà decidere se contribuire a mandare in recessione il paese per fermare l’inflazione, oppure allentare un po’ la furia restrittiva della sua politica monetaria, magari alzando i tassi di un solo scalino da 0,25% anziché di due, come fino a ieri tutti davano per certo.

Si è perciò materializzato un rimbalzo impetuoso, ed il contagio agli indici europei ha consentito ad Eurostoxx50 di chiudere la seduta magari non sui massimi, ma pur sempre con un saldo positivo non disprezzabile (+1,13%).

SP500 ha completato un piccolo testa e spalle rialzista e di slancio si è portato in area 4.300, chiudendo la seduta solo leggermente al di sotto, con un rabbioso +2,47%, addirittura superato dal +3,48% del Nasdaq100.

Correzione finita, allora?

Calma e gesso. Ieri abbiamo stimato che per decretare la probabile fine della correzione occorreva l’arrivo di SP500 dalle parti di 4.400, che è il territorio abbandonato con la scivolata partita venerdì scorso. Abbiamo anche evidenziato che un rimbalzo anche un po’ superiore a 4.300 sarebbe stato legittimo, ma che la struttura dell’impulso fornito dall’ultima gamba ribassista rendeva al momento la rottura rialzista di 4.400 un’ipotesi meno probabile di quella che il rimbalzo abbia vita residua ormai breve, si fermi poco sopra 4.300, e sia seguito da una nuova ondata ribassista, con obiettivo dalle parti di 4.000.

Resto per ora di questo parere, e penso che lo scenario potrebbe realizzarsi magari a partire da lunedì prossimo, quando aprile sarà terminato e le mani forti non avranno più bisogno di forzare il recupero delle loro performance.

Ai mercati, come sempre, il compito di confermare o smentire questa ipotesi.