Cina, il Pil è ammalato di Covid

In Cina in questo momento ci sono circa 45 città in lockdown per colpa del Covid, il Pil, e la borsa, ne risentono. Ma quanto è grave la situazione?

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In Cina in questo momento ci sono circa 45 città in lockdown per colpa del Covid, il Pil, e la borsa, ne risentono. Ma quanto è grave la situazione?

Cina, il 40% del Pil è a rischio

In Cina in questo momento ci sono circa 45 città in lockdown per colpa del Covid, si stima che quasi 400 milioni di persone siano sottoposte a qualche forma di restrizione. In termini di Pil il 40% circa del totale di 18000 miliardi di dollari è interessato dalle chiusure per Covid. L'area di Shanghai da sola contribuisce per quasi il 5% dell'intero Pil cinese e il suo lockdown rischia di pesare per il 2% del Pil del 2022.

Cina, Pil primo trimestre +4,8%

Nel primo trimestre del 2022, secondo i dati dell'Ufficio di Statistica di Pechino, la crescita del Pil è stata del 4,8% su base annua, oltre il +4,4% atteso, e dell'1,3% su base trimestrale, anche il questo caso oltre il +0,6% atteso. L'ultimo trimestre del 2021 aveva visto una crescita del 4% su base annua e dell'1,5% su base trimestrale. 

Cina, per Nomura rischio recessione

Il premier cinese Li Keqiang ha annunciato di recente che il target di crescita per il 2022 è limitato al 5,5%, il valore più basso degli ultimi 30 anni, ma alcuni analisti, come ad esempio quelli di Nomura, parlano apertamente di un rischio recessione per la Cina: "risks of recession in Q2 rise". La stima per il Pil 2022 di Nomura è di un +4,3% ma a causa della situazione attuale questo numero potrebbe essere rivisto al ribasso.

La Banca Mondiale taglia le stime

Il rallentamento della Cina ovviamente pesa sull'intero pianeta, la Banca Mondiale ha infatti tagliato le stime per la crescita globale dal 4,1% al 3,2% per il 2022 citando tra le ragioni la "diffusione delle varianti del Covid-19, insieme all'inflazione". Per la Cina la previsione di crescita passa dall'8% del 2021 al +5,1% del 2022 e a +5,3% del 2023 (area euro +4,2% nel 2022 +2,1% nel 2023, USA +3,7% nel 2022 e +2,6% nel 2023).

Crollano le vendite al dettaglio

Anche se nel primo trimestre le cose sono andate meglio del previsto i dati macro di più recente uscita confermano i timori che le restrizioni causate dalla nuova ondata di Covid, la politica "zero Covid" del Governo centrale resta inalterata nonostante i suiu costi, possano andare a colpire la crescita. Le vendite al dettaglio di marzo sono risultate infatti in calo del 3,5%, peggio del -1,6% atteso, facendo registrare la prima contrazione dal luglio del 2020. Il totale dei primi tre mesi è stato di un +3,3%, un dato di certo non entusiasmante.

Per adesso tiene invece la produzione industriale, a marzo si è visto un rialzo del 5%, superiore alle attese di +4,5%, che porta il saldo dei primi tre mesi dell'anno al +6,5%.

La sola Tesla, che ha chiuso lo stabilimento di Shanghai il 28 marzo, ha perso la produzione di circa 40 mila vetture in queste poche settimane.

Aumenta la disoccupazione

La disoccupazione urbana fa suonare un altro campanello di allarme, a marzo è infatti cresciuta del 5,8% dal 5,5% di febbraio, ai massimi da maggio 2020 (le attese del governo per l'intero 2022 sono del 5,5%). 

Cresce l’inflazione

Il Covid rallenta la crescita del Pil ma fa aumentare l'inflazione, il Cpi cinese (indice dei prezzi al consumo) di marzo è salito dell'1,5% dopo essere stato fermo al +0,9% nei due mesi precedenti (attese +1,4%). Il prezzi degli alimentari è in calo (-1,5% su base annua a marzo), ma tutto il resto aumenta. A fare lievitare i prezzi è solamente l'aumento del costo delle materie prime ma anche l'aumento dei focolai di Covid. A causa del Covid è stato chiuso infatti il porto di Guanghzhou (città da 18 milioni di abitanti), almeno per quello che riguarda di arrivi. 

La crisi dell'immobiliare, scatenata dal crollo di Evergrande, è passata in secondo piano, almeno da un punti di vista dei media, ma non si deve dimenticare che il settore pesa per circa 1/3 dell'intero Pil, e una ripresa appare ancora lontana. Il Pil del settore costruzioni ha registrato una nel primo trimestre una contrazione del 2% (dal -2,9% del quarto trimestre 2021). 

Indice PMI sotto la soglia di espansione

Il Caixin China General Manufacturing Purchasing Managers’ Index (PMI) si è ridotto a marzo a 48,1 punti, al minimo da 25 (sotto i 50 punti l’indice segnala una contrazione). Il Caixin Services PMI si è contratto, sempre a marzo, a 42,0 punti dai 50,2 punti di febbraio.

L’Hang Seng perde il 10% nel 2022

Gli effetti sulle borse cinesi sono evidenti. L'indice di Hong Kong, l'Hang Seng, nel 2022 è in calo di più del 10%, considerando anche la perdita del 2,28% di oggi a 21028 punti. I minimi di marzo a 18235 punti sono stati inferiori rispetto a quelli del febbraio 2016 a 18279. Il rimbalzo visto dal minimo del 15 marzo a 18235 si è limitato a ritracciare con il top del 4 aprile a 22524 il 61,8% del ribasso dal massimo di febbraio. Senza la rottura di questa resistenza ricavata dalla successione di Fibonacci il rischio che il rimbalzo delle ultime settimane si dimostri solo la fase intermedia di una struttura ribassista più complessa, ancora in corso, resterà molto elevato. Sotto area 20000 atteso non solo un nuovo test di 18235 ma anche il proseguimento del ribasso verso i 16150/200 punti. Sopra area 22500/550 sarebbe invece possibile un allungo verso i 25000 punti. 

Male anche l'Hang Seng Tech

Male anche l'Hang Seng Tech, in questo momento l'Etf HSBC HANG SENG TECH UCITS ETF (IE00BMWXKN31), denominato in dollari Hong Kong, che ha come benchmark appunto l'Hang Seng Tech Index, sta cedendo il 4,2% circa a 5,174. Solo sopra area 6,10 verrebbe inviato un segnale di forza che potrebbe stimolare l'avvio di strategie rialziste.

(Alessandro Magagnoli)