Come successo nel secondo trimestre del suo esercizio anche nel terzo Cisco Systems fa meglio delle attese del mercato. Se in febbraio erano state però le incertezze sul business del colosso Usa delle infrastrutture di rete legate alla crisi del Covid-19 ora è invece la crisi del chip (effetto collaterale della pandemia) a indebolire l'outlook del gruppo di San Jose. E a spingere al ribasso a Wall Street il titolo, sempre meno buy.

Crollo al Nasdaq. Cisco non più buy su crisi dei chip

Cisco ha infatti sfiorato un crollo del 6% nel mercato esteso (la seduta di mercoledì si era già chiusa con un declino dello 0,87% al Nasdaq) dopo avere comunicato per i tre mesi allo scorso 1° maggio profitti netti in rialzo da 2,77 miliardi di dollari, pari a 65 centesimi per azione, a 2,86 miliardi, e 68 centesimi. Su base rettificata l'eps è salito da 79 a 83 centesimi, appena sopra agli 82 centesimi del consensus di FactSet. I ricavi sono aumentati da 11,98 a 12,80 miliardi, anche in questo caso sopra ai 12,57 miliardi stimati dagli analisti. Tra i singoli business, le vendite in Infrastructure Platforms sono cresciute del 6% annuo (5% la flessione nei primi nove mesi dell'esercizio) a 6,83 miliardi, contro i 6,76 miliardi del consensus di FactSet. La divisione Applications ha invece segnato un progresso del 5% a 1,43 miliardi, sotto agli 1,44 miliardi stimati dagli analisti. Nei servizi Cisco ha incassato 3,66 miliardi di ricavi, per un incremento del 7% annuo, contro i 3,49 miliardi del consensus.

Debole l'outlook di Cisco. Costi dei chip in crescita

A deprimere i corsi a Wall Street, però, è stato appunto l'outlook debole dovuto ai costi più elevati pagati ai fornitori nel pieno della crisi globale dei chip. Per l'attuale trimestre Cisco stima un eps compreso tra 81 e 83 centesimi, contro gli 85 centesimi del consensus di FactSet. In merito alla pressione sulla supply chain, il chief financial officer Scott Herren ha spiegato a Barron's che riguarda sia le memorie, i cui prezzi sono in aumento, sia altra componentistica elettronica. Herren ha anche notato come Cisco sia costretta a spendere di più in trasporto aereo per accelerare le spedizioni. "È un problema a molti livelli", ha ammesso.

"Sul fronte della supply chain continuiamo a gestire i limiti visti a livello di settore e a sostenere costi aggiuntivi. Registriamo problemi nella supply chain di componentistica simili a quelli dei nostri pari. La buona notizia, e questo si riflette sull guidance, è che siamo fiduciosi di riuscire a superarli avendo già messo in atto accordi rivisti con molti dei nostri fornitori chiave", Chuck Robbins, chief executive Cisco Systems.

Cisco non un buy. Troppe incertezze su supply chain

Problema che gli analisti avevano già anticipato. Simon Leopold di Raymond James, che ha un giudizio outperform su Cisco (con target price di 55 dollari contro i 52,47 dollari della chiusura di mercoledì), prima della pubblicazione della trimestrale aveva per esempio espresso nervosismo sulla guidance. Secondo Leopold i tempi di consegna di alcuni seminconduttori, in particolare nelle telecomunicazioni, si stanno estendendo a più di un anno e diverse aziende sono costrette a pagare un premio per finire in cima alla lista delle consegne dei fornitori.

(Raffaele Rovati)