L’ottimismo americano non ha paragoni in giro per il mondo. Riescono sempre a trasformare un problema in un’opportunità, come a noi europei invece riesce assai di rado. Ne abbiamo avuto ieri l’ennesima dimostrazione.

La variante Omicron, ogni giorno che passa, si mostra sempre più subdola e a doppia faccia, come nessuna delle precedenti. La faccia cattiva è rappresentata dalla rapidità di diffusione, che si vede a colpo d’occhio se si guardano le curve dei contagi dei paesi europei e se si osserva che in una settimana o due, dove arriva, diventa dominante. Quella buona è la minore gravità dei sintomi, che nei pazienti non fragili spesso non si manifestano neppure, o producono fastidi simili ad un normale raffreddore invernale. Omicron ha due facce anche nei confronti dei vaccini. Quella cattiva mostra una grande capacità di superare le barriere al contagio alzate dalla copertura delle vaccinazioni meno recenti. Quella buona è che le coperture vaccinali riescono a ridurre ancora abbastanza bene i sintomi prodotti dal contagio.

Di fronte a questa doppia faccia i governi dei paesi colpiti si dividono. Quelli asiatici hanno abbracciato da sempre la linea del tracciamento per controllare i focolai e dei lockdown per ridurre al minimo i contagi. Quelli europei, meno efficienti nel tracciamento, subiscono l’impennata delle curve e poi tendono a varare provvedimenti restrittivi quando gli ospedali sono vicini al collasso.

L’atteggiamento USA, almeno a livello federale (i singoli stati hanno il potere di varare provvedimenti specifici) è stato ben rappresentato dal discorso di ieri di Biden, che si incentra su due pilastri: fiducia nei vaccini e mantenimento al minimo delle restrizioni personali per salvare il PIL.

Il discorso di Biden ha perciò rassicurato gli investitori che l’economia non verrà penalizzata, neppure se Omicron portasse nuovi record di contagi, come sta avvenendo in Europa. Inoltre, sono trapelate voci che nei prossimi giorni la FDA, l’autorità di controllo sui farmaci, dovrebbe autorizzare le pillole di Pfizer e di Merck, che servono a curare i sintomi dei malati di Covid e dovrebbero aiutare a ridurre le ospedalizzazioni. Non sono mancate neppure le voci che Biden ed il trasgressivo senatore Manchin vogliano continuare a trattare per approvare il Piano Build Back Better, che lunedì sembrava sepolto.

Così ieri Wall Street ha proseguito senza tentennamenti il rimbalzo della seconda parte della seduta di lunedì e tutti gli indici hanno messo a segno recuperi significativi. Cito solo SP500 (+1,78%) e Nasdaq100 (+2,29%).

Siccome i mercati europei sono orientati da Wall Street, il ritrovato ottimismo americano si è diffuso anche in Europa, con Eurstoxx50 che ha realizzato +1,65% e tutti gli indici locali con rialzi superiori al punto percentuale. L’Asia appare invece ancora piuttosto preoccupata per Omicron e non segue per ora il ritrovato entusiasmo americano.

La situazione grafica ha riportato in equilibrio la partita tra rialzisti e ribassisti, che lunedì mattina sembrava sul punto di essere stravinta dai ribassisti. Se analizziamo il contratto future di SP500, l’indice USA più importante, a cui tutti gli altri indici del mondo guardano, possiamo verificare che il rialzo di ieri si è fermato dopo aver recuperato il 50% dell’ampia scivolata attuata nelle 3 pesanti sedute del 16, 17 e 20 dicembre.

Ora tutto è di nuovo possibile. Individuerei i tre esiti che mi appaiono sul tavolo, descrivendoli in ordine crescente di probabilità.

Quello meno probabile è il più pericoloso, cioè un ritorno al di sotto dei minimi di lunedì scorso (4.520 per il future SP500). Per verificarsi ci sarebbe bisogno di novità devastanti, che al momento non sono ipotizzabili. Però, se avvenisse, potrebbe causare una estensione della correzione sotto quota 4.400.

Più probabili sono gli altri due esiti. Uno è l’ipotesi trading range, con la realizzazione di una figura triangolare di sostanziale attesa, per valutare meglio Omicron. In tal caso non dovrebbe essere superata al rialzo quota 4.677 (massimo di venerdì scorso) e nemmeno il minimo di lunedì (4.520) al ribasso. Il mercato dovrebbe esprimere una fase di indecisione, lateralizzando per qualche giorno tra i due livelli indicati. Questo significherebbe niente rally di fine anno, ma rinvio del rally all’inizio del 2022, con obiettivo sempre l’area dalle parti dei 5000 punti da realizzare tra gennaio e marzo.

L’ipotesi a cui attribuisco una probabilità leggermente superiore è quella della partenza del rally ancora in questo 2021, dopo una breve sosta di consolidamento tra oggi e domani, ed una decisa esplosione rialzista a ridosso di Natale. Perché questa ipotesi regga occorre che il consolidamento rimanga ben al di sopra di 4.520 e che il successivo rally rompa con decisione 4.677. In percorso simile porterebbe molto in fretta all’obiettivo dalle parti di 5.000.

In ogni caso se facciamo un po’ di zoom con un’analisi di più lungo termine, confermo che nel 2022 dovremmo vedere quota 5.000 nella parte iniziale, un forte consolidamento primaverile e poi una nuova forte impennata per il raggiungimento di 5.500 punti.

Ma nel breve dobbiamo aspettare che il mercato cali le sue carte.