Per Confindustria la crisi del Covid è quasi alle spalle. Il centro studi di Confindustria ipotizza una crescita del Pil per il 2021 del 6,1%. Ma cosa potrebbe andare storto?

Confindustria: Pil Italia 2021 al +6,1%

Il centro studi di Confindustria ipotizza una crescita del Pil per il 2021 del 6,1%. Grazie a questo risultato l'economia italiana potrebbe tornare al di sopra dei livelli pre-crisi già nella prima parte del 2022, in anticipo quindi rispetto a quanto ipotizzato in precedenza, ovvero l'ultimo trimestre del prossimo anno. Il miglioramento delle previsioni è imputabile all'impatto più contenuto delle attese della variante Delta del Covid. 

Confindustria, Covid alle spalle già nella prima metà del 2022

Nelle stime di aprile il centro studi di Confindustria quindi la risalita del Pil italiano nel 2021 è più forte delle attese: oltre al +6,1% per l'anno in corso viene stimato anche un ulteriore incremento del 4,1% nel 2022. Per il centro studi di Confindustria questa robusta ripartenza del Pil, pari a oltre +10% nel biennio, dopo il quasi -9% del 2020, riporterebbe la nostra economia sopra i livelli pre-crisi nella prima metà del 2022, in anticipo rispetto alle attese iniziali.

Il centro studi di Confindustria ritiene quindi che l'Italia possa crescere nel corso del 2022 al ritmo del +0,7% in media a trimestre, molto di più quindi del +0,3% a trimestre registrato nel periodo 2015-2018. Questo risultato sarebbe da imputare in gran parte agli effetti benefici del Piano nazionale di ripresa e resilienza. E uno dei rischi maggiori che intravede Confindustria per il futuro è  proprio la mancata capacità di sfruttare il fondi del Pnrr e di attuare le risorse a esso legate. 

Confindustria, crescita non esente da rischi

Il leader di Confindustria Carlo Bonomi tuttavia rileva anche che "nonostante le prospettive positive lo scenario presenta alcuni rischi", quindi "La guardia va tenuta alta sia per garantire che il rimbalzo in atto sia ampio a sufficienza per colmare il divario causato dalla recessione 2020, sia per fare in modo che il tasso di crescita del Pil italiano dal 2022 in avanti sia solido e duraturo". 

Il principale rischio per Confindustria viene dal fronte Covid, l'evoluzione della pandemia potrebbe infatti portare all'adozione di nuove restrizioni agli spostamenti con conseguente deterioramento in tempi molto rapidi della fiducia degli operatori, dei consumi e quindi anche degli investimenti e dell'occupazione. 

Da non sottovalutare poi il problema delle carenze di materie prime e semilavorati che è emerso dal secondo trimestre dell'anno. Tali carenze al momento sono considerate di natura temporanea ma esiste il rischio che lo siano solo in parte e che quindi diventino più strutturali, rallentando in modo più significativo e prolungato l'attività economica.

Bonomi, importante sostenere la transizione energetica

Per questo motivo Bonomi invoca "una manovra di bilancio che, nel rispetto del sentiero di riduzione del debito pubblico, accompagni il Paese verso l'uscita dalla crisi economico-sociale legata alla pandemia, attraverso una progressiva uscita dalle misure emergenziali". La manovra deve prevedere "risorse per sostenere la transizione energetica ed ambientale" e "per attuare le riforme strutturali che rappresentano la chiave per irrobustire in modo duraturo il potenziale di crescita del paese". Inoltre Bonomi richiede che la manovra non preveda nuove tasse.

Deficit 2022 atteso al 5,6% del Pil

Per quello che riguarda l'entità della manovra per Confindustria potrebbe essere di circa 1,2 punti di Pil nominale, quindi l'equivalente di 22,7 miliardi di euro. Il Governo infatti nella Nadef presentata a fine settembre, "ha migliorato gli obiettivi di deficit e rivisto in miglioramento deficit e debito tendenziali. L'obiettivo di deficit programmatico per il 2022 è stato fissato al 5,6% del Pil, mentre il tendenziale al 4,4%, al ribasso di un punto rispetto alla stima presentata nel Def di aprile che era del 5,4%". Questo consente di liberare risorse e quindi di realizzare, con la prossima Legge di Bilancio, una manovra netta espansiva.

Anche Confindustria prevede un deficit migliore delle attese e stima un indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche al 9,4% del Pil nel 2021 dopo il 9,6% del 2020, in calo poi al 4,6% nel 2022. Gli analisti ritengono che l'ampio miglioramento del deficit pubblico nel 2021, rispetto alla stima programmatica del Governo di aprile scorso dell'11,8%, possa essere spiegato con la crescita robusta e superiore alle attese del Pil nominale e da un quadro più favorevole delle entrate e delle spese della P.a., in linea con quanto indicato dal Governo a settembre 2021 nella Nadef.

Confindustria, migliora, ma non abbastanza, il mercato del lavoro

Oltre al rimbalzo del Pil anche il mercato del lavoro migliora, anche se la differenza con il 2019 resta sensibile. Il numero di persone occupate ha toccato un minimo di -811mila unità rispetto al quarto 2019 nel primo trimestre 2021 ed è poi cresciuto di 398mila unità nel bimestre luglio-agosto su inizio 2021. Il saldo rimane negativo per 413mila unità rispetto alla fine del 2019. Secondo Confindustria il numero totale di persone occupate registrerà in media d'anno nel 2021 una variazione positiva pari al +0,3%. In merito allo sblocco dei licenziamenti in effetto dal primo luglio secondo Confindustria "non si è registrata la temuta emorragia di lavoratori, secondo l'analisi Banca d'Italia ministero del Lavoro sulle comunicazioni obbligatorie, a luglio si sono registrati circa 10mila licenziamenti, un numero in linea con i livelli medi del 2019". Dal primo novembre diventerà tuttavia attivo lo sblocco dei licenziamenti anche per il tessile e le piccole imprese.

Inflazione sotto controllo, per adesso

Per quello che riguarda l'inflazione la dinamica dei prezzi è prevista su livelli contenuti in Italia, dato che le pressioni recenti sono state alimentate quasi esclusivamente dal rincaro delle commodity, specie energetiche, che si ipotizza attenuarsi nel corso del 2022. Per gli esperti di Confindustria c'è tuttavia il rischio che se le tensioni sui prezzi non si ridimensionassero e se si manifestassero persistenti carenze di offerta, la spinta inflazionistica potrebbe assumere un carattere più strutturale in Europa e in Italia, inducendo la Bce ad anticipare la restrizione monetaria, che al momento non è stata ancora delineata. Nel caso di un prematuro rialzo dei tassi nell'Eurozona si rischierebbero effetti indesiderati sul costo del debito pubblico, e quindi impatti molto negativi soprattutto per un paese come l'Italia con un elevato debito.

Attenzione alla Cina

Non è infine da sottovalutare la difficoltà del settore immobiliare cinese, in particolare il rischio di un default del gruppo Evergrande, "con il rischio di una crisi a livello nazionale, che potrebbe avere effetti indiretti molto negativi anche sui partner commerciali della Cina e, più in generale, sull'economia mondiale".

(Alessandro Magagnoli)