Nessuna sorpresa dai risultati di Credit Suisse Group, che chiude il 2020 con risultati condizionati pesantemente dai contenziosi. Nel quarto trimestre l'istituto elvetico ha infatti registrato perdite nette per 353 milioni di franchi (326 milioni di euro), contro gli 852 milioni (787 milioni di euro) di utile del pari periodo del precedente esercizio, meglio comunque rispetto al rosso di 556 milioni (513 milioni di euro) del consensus di Refinitiv. I ricavi sono crollati nei tre mesi del 16% annuo a 5,22 miliardi (4,82 miliardi di euro). In gennaio Credit Suisse aveva dichiarato che le riserve legali erano salite a fine esercizio da 300 a 850 milioni di dollari. Il gruppo era ancora impegnato in una causa presentata nel 2009 dalla monoline Mbia (assicuratore di bond principalmente delle amministrazioni locali), di fatto collassata nel corso della crisi finanziaria. Causa che riguardava i titoli cosiddetti residential mortgage backed securities (Rmbs), insomma ancora di mutui subprime che avevano mandato a fonto Lehman Brothers.

Chiuso contenzioso sui subprime: la banca pagherà 600 milioni

Credit Suisse, che nell'intero esercizio ha registrato un crollo dei profitti netti del 22% annuo a 2,67 miliardi di franchi (2,46 miliardi di euro), proprio settimana scorsa aveva raggiunto un accordo di patteggiamento con Mbia per il pagamento di 600 milioni di dollari di risarcimenti, con un modesto sconto rispetto ai 604 milioni decisi in gennaio da un tribunale di New York e ampiamente sotto ai 680 milioni che erano stati accantonati dagli svizzeri. "Nonostante il contesto difficile per le società e le economie nel 2020, abbiamo assistito a una solida performance di base per Wealth Management e Investment Banking, risolvendo al contempo questioni storiche", ha sottolineato il chief executive Thomas Gottstein. E la definizione di "storiche" effettivamente calza a pennello per una fase della finanza globale che sembrava davvero archiviata, a maggior ragione oggi che ci si confronta con un'altra crisi, quella del Covid-19.

Come Goldman Sachs anche Credit Suisse corre con l'investment

In modo non difforme da quanto registrato da colossi Usa come Goldman Sachs e Jp Morgan Chase & Co., il 2020 si è chiuso in deciso recupero in scia alle solide performance dei listini azionari. E Credit Suisse ha potuto mettere a segno un balzo dei ricavi del 24% annuo nel quarto trimestre con il wealth management, e del 19% nell'investment banking. Affrontando la crisi innescata dal coronavirus, il Credit Suisse è riuscito a fare meglio di molti rivali europee perché i suoi prestiti in Svizzera (e a livello globale) hanno resistito alla pandemia. Come per i big di Wall Street, nell'investment banking anche il gruppo svizzero ha incassato commissioni dal trading e dai servizi di consulenza per società impegnate in raccolte di debito o deal straordinari. In una seduta constrastata per i mercati europei, però, Credit Suisse non è stata premiata dagli investitori (il titolo perde infatti oltre l'1% a Zurigo).

(Raffaele Rovati)