La settimana dopo Pasqua rischia di essere in gran parte guastata dal dietrofront che le banche centrali ieri hanno prodotto sui mercati occidentali nel pomeriggio. Un dietrofront rapido e profondo a Wall Street, che ha del tutto invertito l’umore mostrato dai mercati al mattino.

Infatti, dopo la debacle da -35% di Netflix, che mercoledì ha pesato sul Nasdaq, ma non è riuscita ad abbattere l’indice più numeroso e diversificato SP500, la seduta di ieri in Europa è partita bene.

Gli indici europei non si sono preoccupati delle debolezze cinesi, dove il Covid sta continuando a replicarsi, nonostante i lockdown prolungati ed estesi. La politica zero-covid, che seguono le autorità cinesi, sta mettendo a dura prova l’economia del gigante orientale, al punto che gli uffici studi cominciano ad abbassare in modo significativo le previsioni di crescita per quest’anno. Nomura ha tagliato la stima di aumento del PIL sotto il 4%, mentre la previsione-obiettivo del governo è ancora al 5,5%. 

Ma in occidente non si sconta ancora un effetto domino recessivo proveniente dalla Cina. Ci sono altre preoccupazioni (guerra, inflazione e tassi) sotto i riflettori. La borsa di Shanghai è invece assai preoccupata, al punto che ieri il suo indice ha completato una figura di testa e spalle ribassista che ha per obiettivo quota 2.965, cioè ben al di sotto del minimo attuato a 3.023 con la profonda scivolata di marzo.

Mi chiedo quanto possa ancora durare in occidente questa rimozione del problema cinese, quando qualche anno fa bastò assai meno di quel che si vede oggi per mandare nel panico l’azionario del mondo intero con lo spauracchio del rallentamento cinese.

La mattinata europea, incurante della Cina, ha visto buoni rialzi, sia sugli indici europei che sui futures americani, grazie all’effetto galvanizzante della buona trimestrale di Tesla, presentata mercoledì sera a mercati chiusi, che ha fatto dimenticare per un po’ le pene di Netflix. A trainare il gruppo dei listini europei è stato quello francese, stimolato dal distacco, cresciuto ampiamente oltre i 10 punti percentuali, a favore di Macron, dopo i sondaggi svolti in seguito al faccia a faccia televisivo, che, come già 5 anni fa, ha visto Le Pen in difficoltà per il suo passato filo-Putin.

Il sereno sui mercati è durato fino alle ore 16, ed ha consentito agli indici USA di aprire la seduta in discreto rialzo. Poi le vendite, dapprima di beneficio, hanno cominciato a prevalere, man mano che sull’obbligazionario ricominciavano a salire i rendimenti. Anche perché negli ultimi giorni c’è stato uno stillicidio di colombe diventate falco, sia nel board delle BCE che in quello della FED.

Inoltre, alle 19 era previsto un dibattito tra Lagarde e Powell, organizzato dal Fondo Monetario Internazionale. Così l’Europa ha ridimensionato i suoi guadagni, riuscendo comunque a chiudere in positivo con Eurostoxx50 (+0,80%), ma con i principali indici azionari in ordine sparso, compresi tra il +1,36% del Cac francese ed il -0,29% dell’italiano FtseMib.

Dopo la chiusura europea Wall Street ha continuato a scendere, a ritmo sempre più vertiginoso, anche perché le parole di Powell e Lagarde non hanno minimamente smentito l’impressione che i mercati si sono fatta, cioè un rialzo da mezzo punto nella prossima riunione di maggio della FED e che la BCE smetta in fretta il suo QE e passi in estate al primo rialzo dei tassi. Se pensiamo che ad inizio anno in sede BCE si escludevano rialzi dei tassi fino a fine 2023, la capriola comunicativa appare impressionante.

Così SP500 è rotolato parecchio, fino a 4.394 (-1,48%), rimangiandosi per intero il poderoso balzo di martedì scorso, e dimostrando che la resistenza rappresentata dall’area compresa tra 4.490 e 4.520 è un ostacolo troppo duro da superare in un contesto di aggressività delle banche centrali.

SP500 torna pertanto mestamente sotto la media mobile a 200 sedute e modifica il suo piano d’azione, un po’ come hanno fatto i russi in Ucraina quando sono passati alla Fase 2. L’indice principale di Wall Street, incapace di sfondare la resistenza, deve ora impegnarsi in difesa dei supporti, già quasi raggiunti in poche ore. Il minimo di aprile, che è quello di lunedì scorso, dista solo 23 punti dalla chiusura della seduta di ieri, che di punti, dal massimo iniziale, ne ha persi ben 119. Il rischio che il rimbalzo post-pasquale sia il classico sobbalzo del gatto morto si fa decisamente più insidioso. Anche perché si accumulano indizi che il tanto osannato Nasdaq, gallina dalle uova d’oro per parecchi anni ed anche durante la pandemia, abbi perso il suo tocco magico, dato che anche ieri ha mostrato il secondo ruzzolone consecutivo (-1,98%) ed ha già portato in negativo il suo saldo settimanale provvisorio, andando a sfondare il minimo della correzione di aprile. Con il movimento di ieri l’indice Nasdaq100 è uscito al ribasso da un trading range di 400 punti circa. È un segnale di continuazione ribassista da non sottovalutare, che proietta un ulteriore calo di circa 3 punti percentuali. 

Un evento che avrebbe conseguenze negative anche sul fratello maggiore SP500 e potrebbe provocare un ulteriore avvitamento verso i minimi di marzo.