Davvero una tempesta perfetta quella che rischia di abbattersi sull'economia globale a causa della crisi dell'energia in Cina. Ennesimo effetto collaterale della pandemia di coronavirus, aggravato dagli sforzi di Pechino di scrollarsi di dosso l'etichetta di maggiore inquinatore al mondo, la crisi energetica esplosa nelle ultime settimane nell'ex Celeste Impero si aggiunge alla carenza di semiconduttori, che già ha avuto un peso significativo sulle quattroruore (210 miliardi di dollari le stime di ricavi persi nel 2021 dall'automotive), e al generalizzato indebolimento di supply chain e logistica, a causa delle misure di contenimento dei contagi che hanno fermato le fabbriche del Sud-Est asiatico insieme al sistema portuale. Dal tech all'abbigliamento, dall'industria della carta fino all'alimentare. Pochi sembrano essere i settori al riparto da questa tempesta perfetta.

Da crisi energia in Cina impatto su tech, automotive e non solo

Bloomberg ha tentato di riassumere, settore per settore, come la crisi energetica di Pechino rischi di toccare direttamente i consumatori occidentali. Nella supply chain dell'alimentare, per esempio, questa crisi renderà la stagione del raccolto più impegnativa per la Cina, che è il maggiore produttore agricolo al mondo. Mentre i prezzi del cibo sono già sui massimi di un decennio i timori sono per come Pechino riuscirà a gestire i raccolti di mais, soia, arachidi, cotone. Diversi impianti, tra cui quelli che producono mangimi per gli animali da allevamento, sono già stati costretti allo stop. E già si assiste a un'impennata dei prezzi dei fertilizzanti.

Alimentare e abbigliamento rischiano stop per crisi energia in Cina

L'agricoltura tocca ovviamente l'alimentare ma anche l'abbigliamento, con il cotone, mentre per quanto riguarda la lana l'Australia, che produce il 90% della fibra tessile, già da mesi sta combattendo con una domanda ridottasi significativamente. Secondo l'Australian Broadcasting Corporation (Abc, la tv pubblica di Sydney), gli impianti tessili in Cina hanno ridotto anche del 40% la produzione settimana scorsa a causa dei blackout elettrici. Non se la passa meglio neppure l'industria della carta, che già aveva dovuto gestire il boom di domanda dovuto alla crescita del commercio elettronico durante i lockdown. Secondo Rabobank, citata sempre da Bloomberg, di parla di un calo dell'offerta tra il 10% e il 15% tra settembre e ottobre.

Primo timore su crisi energia in Cina stagflazione a livello globale

L'elenco potrebbe continuare a lungo, toccando ovviamente automotive e tech (dagli iPhone a PlayStation e Xbox, visto che tutta l'elettronica passa dalle fabbriche cinesi). Alla fine, però, il timore principale resta quello della stagflazione, un'impennata dei prezzi a fronte di un rallentamento della crescita. "Sembra un altro choc stagflazionistico per la produzione, non solo per la Cina ma per il mondo. Gli aumenti dei prezzi ormai sono piuttosto evidenti. Conseguenza del profondo coinvolgimento della Cina nelle supply chain globali", ha sottolineato Craig Botham, economista di Pantheon Macroeconomics. Una tempesta perfetta, per altro, che rischia di rovinare letteralmente le feste, visto che la produzione di oggi è già in larga parte quella di Thanksgiving Day in Usa o di Natale dalle nostre parti. (Raffaele Rovati)