La crisi della logistica e della supply chain che sta mettendo a rischio il Natale 2021 ha come immagine iconica le file di navi in attesa di scaricare nel porto di Los Angeles. Il problema, però, non è tanto nello shipping: la navi ci sono, le merci pure. La crisi della supply chain è dovuta a uno degli effetti collaterali della pandemia di coronavirus: la mancanza di manodopera. Uno dei principali ostacoli alla ripresa dell'economia, come confermato ancora una volta dalla Federal Reserve nell'ultima edizione del Beige Book. E come sottolineato da Jim Snabe, chairman del supervisory board di Siemens e, soprattutto, chairman esecutivo del colosso danese dello shipping Møller-Mærsk. Snabe, intervistato dalla Cnbc, ha anche dichiarato di attendersi che il caos della supply chain continui fino all'estate del 2022.

Sulle strade la crisi della supply chain. Mancano autisti di camion

“Abbiamo un'elevata domanda e una bassa capacità e non perché ci manchino le navi ma perché le navi restano ferme a causa della congestione", ha sottolineato l'ex co-chief executive di Sap. “Dobbiamo riuscire a bilanciare tutto questo. E pensiamo che accadrà intorno alla metà del prossimo anno ma forse non prima", ammette. "Il commercio di beni è in realtà aumentato, non diminuito. C'è stato un breve periodo in cui le fabbriche hanno chiuso quando i volumi sono calati ma dalla metà del 2020 la domanda di prodotti fisici è salita drasticamente", ricorda Snabe, secondo cui la pandemia ha portato più persone a lavorare da remoto e a investire tempo, risorse e denaro nelle proprie case. “Non andiamo molto al ristorante, non andiamo al cinema, non viaggiamo. Le persone stanno a casa e vogliono migliorare le loro case”, ha aggiunto.

Domanda beni cresce e caos supply chain durerà fino all'estate 2022

Ovviamente il caos della supply chain non è uguale in tutti i settori. Prodotti cruciali come quelli dell'healtcare possono godere di mezzi di trasporto più veloci quando necessario, nota Snabe. E in molti casi le navi sono state sostituite dalle stive degli aerei (che anche nel periodo di maggiore crisi per il trasporto di passeggeri hanno continuato a volare carichi di merci). Molti colossi della grande distribuzione, a partire da Walmart, hanno investito significativamente nella logistica, proprio per evitare un Natale senza regali sotto l'albero. Amazon.com ha messo sul piatto 4 miliardi di dollari (e la probabile rinuncia ai profitti nel cruciale trimestre delle feste) pur di soddisfare la domanda dei clienti. E la compagnia aerea interna Amazon Air è cresciuta significativamente per dimensioni e impegno in tutta la pandemia.

Dalla Cina arriverà un altro colpo per la supply chain con l'Omicron?

Pandemia che però ora ha una nuova puntata: quella della variante Omicron che, per quanto sembri non essere così preoccupante come inizialmente temuto, potrebbe dare un'ulteriore colpo alla supply chain. Il motivo? Una nuova stretta di Pechino. La Cina ha sempre applicato una politica di tolleranza zero per contenere la pandemia (politica rigidissima che le permette di avere numeri di contagi molto bassi rispetto al resto del mondo). Se per difendersi dalla Omicron il gigante asiatico tornerà a imporre limitazioni il risultato, in Occidente, si sentirà sul commercio. "Se succederà non solo lo shipping sarà rallentato ma siamo certi che assisteremo a ulteriori carenze di componenti chiave per la produzione e lunghe liste d'attesa per gli ordinativi dei principali prodotti di elettronica, automobilistici e beni di largo consumo", ha dichiarato alla Cnbc Per Hong, della società di consulenza Kearney. (Raffaele Rovati)