Elliott Management va alla resa dei conti con GlaxoSmithKline (Gsk). L'hedge newyorkese, dopo avere ammassato nei mesi scorsi una "quota significativa" nel capitale della big pharma britannica, esce allo scoperto e detta le sue condizioni in una lettera inviata al chairman Jonathan Symonds. Gsk è leader globale nei vaccini ma è uscito sconfitto nella gara del Covid-19, vinta da Pfizer e alla fine anche da AstraZeneca (e parzialmente da Johnson & Johnson), oltre che da start-up come BioNTech e Moderna. Oggi Gsk si prepara a uno spezzatino: la separazione delle attività core farmaceutiche, vaccini compresi, in quella che viene chiamata oggi New Gsk e, dall'altra parte, il consumer, con marchi come Sensodyne, Voltaren, Centrum.

Elliott alla resa dei conti con GlaxoSmithKline

"Crediamo che ci sia molto più valore da realizzare in Gsk con una migliore attuazione. La nostra analisi suggerisce che Gsk ha l'opportunità di generare fino al 45% di rialzo per il prezzo delle sue azioni in vista della sua completa separazione e molto di più negli anni successivi", così si è espresso l'hedge nella lettera inviata attraverso la sussidiaria britannica Elliott Advisors Uk. La valutazione di Elliott, nota Bloomberg, è più ottimistica persino di quelle degli analisti più bullish sul titolo Gsk. Secondo l'hedge, però, il divario tra l'attuale percezione del mercato e ciò che potrebbe essere è dovuto alla debole credibilità di Glaxo a causa di passi falsi strategici e cattiva comunicazione per troppi anni.

"Gsk è stata per anni sottoperformante, dal punto di vista operativo e finanziario. Nonostante possieda solide attività in mercati attraenti, Gsk non è riuscita a cogliere opportunità di business a causa di anni di under management", Elliott Advisors (Uk) Limited.

Sotto accusa il management di GlaxoSmithKline

"Sebbene board e management di Gsk abbiano ragionevolmente creato due attività separate, Biopharma ("New Gsk") e Consumer Health ("Ch"), ciascuna di queste attività deve affrontare opportunità e sfide separate. Il board deve garantire che ogni nuova società abbia la leadership in grado di ottenere i migliori risultati per gli azionisti. Riteniamo che il board debba adottare ulteriori misure tempestive per garantire l'esecuzione e i risultati", ha scritto ancora Elliott, in un paragrafo dal titolo "Necessità di valutazione di board e management", che ha un solo obiettivo: la chief executive Emma Walmsley.

Troppo consumer la chief executive Walmsley

Dopo una carriera in L'Oreal, Walmsley era entrata in Gsk nel 2010, occupandosi sempre di consumer. Sin dalla sua nomina nel 2017 Walmsley veniva accusata proprio di avere un background poco scientifico, considerando che il core business di Gsk non è mai stato, e ovviamente lo sarà ancora di meno con la separazione, quello consumer. La pandemia di coronavirus non ha fatto che enfatizzare il problema, fino alla presentazione settimana scorsa del piano strategico per lo spin-off.

Board replica a Elliott con difesa del management

La replica del board di Gsk a Elliott non si è fatta attendere e si concentrata di fatto sulla difesa di Walmsley, per lo meno di facciata. "Il board è fermamente convinto che Emma Walmsley sia il leader giusto di New Gsk e sostiene pienamente le azioni intraprese da lei e dal team di gestione, tutti soggetti a rigorose valutazioni delle prestazioni", ha comunicato Gsk. La reazione del mercato? Per ora nulla: Gsk scambia in moderato rialzo a Londra (nel 2021 il titolo ha guadagnato meno del 5% ed è in declino di circa il 13% negli ultimi dodici mesi.

(Raffaele Rovati)