La giornata positiva vissuta oggi dal Ftse Mib non ha offerto alcun sostegno alle utility che hanno terminato gli scambi tutti in calo.

Utility vendute sul Ftse Mib: si difende meglio di tutte Enel

Si è difesa meglio degli altri Enel che ha riportato un frazionale ribasso dello 0,06%, seguito da Italgas che ha ceduto lo 0,64%.

Più pesante il bilancio di Snam ed Hera che sono scesi di pari passo dell'1,42% e dell'1,5%, ma ad avere la peggio sono stati A2A e Terna che hanno archiviato le contrattazioni con una flessione rispettivamente del 2,11% e del 2,38%.

Utility penalizzate dal crollo dei BTP. Volano tassi e Spread

A condizionare in negativo l'andamento odierno delle utility sono state le indicazioni arrivate dal mercato obbligazionario che, dopo l'euforia di ieri, ha visto un ritorno deciso delle tensioni.

Lo Spread BTP-Bund si è fermato a 154,9 punti, con un rally del 6,68% e le forti vendite che si sono abbattute sui BTP hanno portato ad un'impennata dei rendimenti, con il decennale in volata del 10,25% all'1,57%.

Utility: UE potrebbe intervenire su reinvestimento extra profitti

Intanto, a pesare sulle utility è anche il rischio di alcune mosse da parte dell'Unione Europea che potrebbero avere risvolti negativi sul comparto.

Secondo Reuters, la Commissione Europea potrebbe proporre che i paesi membri tassino gli eventuali extraprofitti che le compagnie energtiche hanno ottenuto dai recenti rincari dei prezzi del gas ed investano in energie rinnovabili, ristrutturazioni per il risparmio energetico e per supportare i clienti civili ed industriali.

Utility: Equita commenta le ultime indiscrezioni

Secondo gli analisti di Equita SIM, la notizia è in linea con quanto già effettuato da alcuni Governi con misure provvisorie, ma ipoteticamente autorizzerebbe nuove forme di intervento sulle compagnie energetiche e le utilities.

Gli analisti però evidenziano che restano da verificare i meccanismi, il perimetro, i prezzi di riferimento e i rendimenti osservati.

Come emerso per i vari interventi governativi più recenti, l’identificazione degli extra profitti non è tuttavia così immediata, considerando le vendite forward acquisite a prezzi significativamente più bassi dei prezzi elettrici in Borsa.

Tra i maggiori beneficiari dell’aumento prezzi, inoltre, ci sono proprio le rinnovabili, per le produzioni non incentivate, che in virtù dell’assenza di un costo variabile, visto che sole, vento, geotermico e hydro non hanno costo, sono le tecnologie con maggiori profitti potenziali a partire dal 2023.

Si propone di tassare le società maggiormente coinvolte proprio nella transizione energetica attraverso investimenti massicci nei prossimi anni.

Utility: cattive notizie dall'Europa. Enl tra i titoli da tenere d'occhio

Bisognerà valutare quale tipo di tassazione sarà introdotta e gli analisti di Equita SIM immaginano verrà stabilito un cap su idroelettrico e rinnovabili, oltre il quale le revenues siano definite "extra-profitti".

L’articolo parla inoltre di reinvestimento dei proventi degli interventi in rinnovabili e risparmi di energia.
Equita SIM ritiene che in Generale una forma di tassazione di origine europea sarebbe negativa in termini di minore capacità per il settore di catturare la volatilità dei prezzi nell’attuale scenario energetico.

Le utilities con potenziali impatti positivi dall’attuale scenario energetico sono Enel, A2A, Iren, Erg, Falck ed Alerion.
I prezzi dei titoli però non scontano gli attuali prezzi del gas e dell’energia elettrica.

Utility: possibile esclusione gas da fixing prezzi energia

Da segnalare che l'Unione europea starebbe ipotizzando di escludere il gas dal processo di formazione dei prezzi elettrici in Borsa, prevedendo, per questa tecnologia, una remunerazione attraverso i meccanismi di capacity payment.

Per Equita SIM è davvero difficile stabilire le potenziali conseguenze sui prezzi energetici di breve/medio termine, soprattutto per l’incertezza su come gli impianti regolati interagiranno con le vendite ai clienti.

L’ulteriore ipotesi di cambio normativo, ad ogni modo, peggiora l’environment regolatorio e la visibilità sugli economics dell’industria.

In linea teorica, nel caso in cui si rimanga sempre all’interno di un sistema di prezzo marginale, escludendo il Gas dai meccanismi di pricing, il prezzo dovrebbe convergere alla nuova tecnologia marginale.

Nel 2021, a fronte di un pricing medio nell’anno di 125 €/MWh, il Coal ha fatto prezzo l’8% delle ore a 104 €/MWh, gli altri impianti termo il 6% a 136€/MWh, l’Estero il 21% a 130€/MWh, l’idro il 13% a 133€/MWh e le rinnovabili solo il 2% a 110€/MWh.

Nel primo trimestre 2022, il Gas ha lavorato il 44% a 210 euro, il coal il 4% a 160 euro, l’estero il 40% a 232 euro e le rinnovabili il 10% a prezzi tra 208 e 250€/MWh.

Utility: quali vantaggi per i clienti?

Assumendo che, in assenza di impianti gas nel pricing, i prezzi di borsa vadano al marginale più economico, il vantaggio per i clienti potrebbe essere significativo (50 €/MWh) ma porterebbe comunque a prezzi energia molto elevati rispetto alle assunzioni di mercato.

Restano ovviamente da verificare le intenzioni dell'Unione Europea e come i CCGT regolati incideranno sulla domanda effettiva di energia in Borsa, ma in questa fase gli analisti ritengono che la reazione di mercato sul settore power generation sia più legata al contesto di incertezza generale e sul rischio di ulteriori interventi regolatori più che per gli effetti della norma nello specifico.

Le maggiori esposizioni alla power generation sono per Enel, A2A, Iren, Erg, Alerion e Falck.