Lo scorso 18 agosto la FTC (Federal Trade Commission) insieme a 48 stati federali, ha depositato alla Corte di New York un aggiornamento alla denuncia Antitrust contro il social network Facebook.

Nella denuncia, l’Antitrust statunitense chiede la separazione di Instagram e WhatsApp da Facebook.

In precedenza un giudice federale aveva risposto negativamente alla prima denuncia dell’Antitrust, in quanto a suo avviso non era riuscita a dimostrare il monopolio di Facebook.

Il giudice tuttavia non aveva completamente rigettato il caso, ma aveva permesso di ripresentarlo se corredato da maggiori informazioni.

La nuova accusa (80 pagine contro le 53 precedenti) sembrerebbe più circostanziata e soprattutto allegherebbe mail interne in cui alcuni executives si vantano della posizione dominante raggiunta.

Inoltre, la nuova pratica descrive come tale posizione dominante si sia estesa dai PC fissi anche ai devices portatili e agli smartphones.

In sintesi, secondo la FTC, la posizione di Facebook e delle sue controllate nei social networks impedisce alla concorrenza di competere.

Gli esperti di Marzotto Investment House ricordano che analoghe iniziative sono già state intraprese nei confronti di Amazon e Google e, in misura minore, nei di altri big della tecnologia statunitense.

Antitrust e Big tech: quale scenario prevarrà?

Negli ultimi anni molti policy makers statunitensi si sono espressi contro l’eccesso di dimensione di alcuni tech e quindi contro il loro potere dominante.

Sebbene le questioni di Antitrust e di posizionamento monopolistico non siano per niente facili da dimostrare, è palese che il tema esista, esattamente come esiste il problema fiscale per chi ha asset soprattutto intangibili e vendite a livello globale.

Il cuore del problema non è tanto la quota di mercato, ovvero il vecchio modo di intendere un posizionamento dominante, ma i database che permettono di punto in bianco di entrare in nuovo business già con un posizionamento competitivo molto rilevante.

L’Amministrazione di Biden sul tema Antitrust si è espressa in campagna elettorale con meno decisione di quanto aveva fatto Sanders, ma è indubbio che una parte consistente del partito democratico sia per bloccare un potere
che effettivamente sta diventando in alcuni casi molto pervasivo.

Analogamente, anche una parte dei deputati repubblicani non vedrebbe male un parziale ridimensionamento della capacità tentacolare di crescita in industrie apparentemente nemmeno contingenti da parte dei Big Tech, per cui
è probabile che l’azione dell’Antitrust possa continuare ad essere supportata anche dalla politica.

Come potrebbero reagire i mercati ad eventuali condanne dei Big Tech?

La tesi di Marzotto Investment House è che potremmo trovarci di fronte a due scenari differenti.
Il primo scenario consiste in un’azione non soltanto decisa da parte dell’Antitrust ma anche efficace, perché avallata oltre che dal sistema politico anche dal sistema giudiziario.

Questo tipo di contesto che però gli analisti non ritengono abbia molte probabilità, presupporrebbe diverse azioni che colpirebbero presto o tardi tutti i grandi nomi della tecnologia.

La reazione del mercato sarebbe inizialmente negativa e causerebbe una momentanea debolezza degli indici azionari (molto sensibili all’andamento complessivo degli indici tecnologici) e una decisa sottoperformance del
Nasdaq.

Nondimeno, le attività ritenute limitative della concorrenza, che potranno essere in alcuni casi semplicemente spinoffate e distribuite agli azionisti e in altri casi cedute, non necessariamente saranno penalizzate.

Anzi, in alcuni casi tali assets potrebbero diventare contendibili ed aumentare di valore.

Per questa ragione la eventuale negatività di questo scenario, potrebbe secondo Marzotto Investment House, durare al massimo qualche mese

Viceversa, il secondo scenario che gli esperti ritengono il più probabile, è uno scenario più morbido, in cui verranno presi di mira soprattutto i casi più eclatanti tra cui verrebbe fatta rientrare Facebook.

In questo caso, a fronte di casi singoli, la reazione complessiva degli investitori sarebbe poco rilevante se non per i casi specifici maggiormente interessati.

Mercati azionari: occhio all'intervento dell'Antitrust su Facebook

L’azione dell’Antitrust nei confronti di Facebook è, secondo Marzotto Investment House, da monitorare attentamente, perché data la elevata esposizione del mercato sul tech, potrebbe impattare negativamente sugli indici azionari tecnologici e su una considerevole parte dei risky assets.