Le belle speranze che sono arrivate martedì scorso sono state spazzate via dal brusco dietrofront degli indici americani, che ieri hanno trascinato in negativo anche quelli europei, che in mattinata avevano provato a resistere alle prese di beneficio. Eurostoxx50 (-1,36%) ha restituito così tutto il guadagno di martedì e disegnato un modello ribassista (Bearish Engulfing) che non lascia molte speranze per la giornata odierna.

Ma Wall Street non si è accontentato di perdere come gli indici europei. Dopo la chiusura dei mercati d’Europa i venditori americani si sono scatenati, ipotizzando che le banche centrali affosseranno economia e mercati con rialzi aggressivi dei tassi.

Del resto, l’ultimo discorso di Powell di martedì sera è parso tutt’altro che rassicurante, con affermazioni perentorie che la FED alzerà i tassi anche in modo significativo, finché l’inflazione non arretrerà in modo evidente. Col senno di poi ha finalmente ammesso che i tassi andavano alzati prima. Meglio tardi che mai? Per niente. Un banchiere centrale che si ostina a sbagliare per un anno non può cavarsela con una frase di circostanza, che accentua nei mercati il dubbio sull’affidabilità del pilota dell’economia globale. A questo punto c’è da sperare che l’eccesso di zelo per farsi perdonare il ritardo non produca tra qualche mese un’altra richiesta di scuse per aver mandato l’economia in recessione. Inflazione + recessione è un bingo a cui mercati ed investitori rinuncerebbero volentieri. 

Però lo spauracchio Recessione ieri ha cominciato a manifestarsi come il classico fantasma nel castello. E, come tale, non ha risparmiato ai mercati uno spavento di rara dimensione. In questi giorni alcune catene USA di centri commerciali stanno comunicando le trimestrali. Già martedì Walmart aveva deluso. Ieri è stato il gruppo Target a dichiarare un profitto molto al di sotto delle attese, motivandolo con l’erosione dei margini con l’esplosione dell’inflazione.

È bastato questo a lanciare immediatamente l’allarme rosso sui mercati azionari. Quando succede, non si vendono solo le pietre dello scandalo, ma un po’ di tutto. Così l’intero gruppo dei titoli appartenenti al settore Retail è stato scaricato senza troppi complimenti. Ma ben presto la liquidazione ha contagiato tutti, persino il tecnologico Nasdaq, che con le catene commerciali tradizionali c’entra assai poco. 

Quel che stupisce è che il mercato abbia aspettato le trimestrali dei centri commerciali per accorgersi che un’inflazione sopra l’8%, che si è moltiplicata per 4 in un anno, porta l’erosione dei profitti del settore commerciale. Bastava guardare che i prezzi alla produzione salivano da tanti mesi assai più di quelli al consumo.

Così a Wall Street si è visto il peggior calo dal giugno 2020. SP500 ha fermato le lancette a -4,04% e Nasdaq100 addirittura a -5,06%. Le perdite in USA sono state il doppio dei guadagni della seduta precedente ed i grafici hanno dimenticato del tutto il rimbalzo di martedì e rimesso la faccia brutta della scorsa settimana, tornando vicino ai minimi di questa maledetta correzione.

SP500, che non doveva rompere 3.980, lo ha invece travolto di quasi 60 punti e si avvicina al test del minimo della scorsa settimana, a quota 3.859. Se dovesse sfondarlo, la strada si aprirebbe verso l’area 3.730, dove si trova un altro supporto, creatosi a marzo dello scorso anno. Prendiamo atto, intanto, che l’inverno in Borsa sembra non finire mai. I momenti di sereno sono ancora assai più brevi delle bufere. Non resta che cercare di mettersi al riparo ed aspettare che passi la nuttata.