Borse in attesa dell'inflazione Usa. 

Ore 14:30 in arrivo inflazione Usa

Oggi alle 14:30 verrà reso noto il dato relativo all'inflazione del mese di agosto negli Stati Uniti.

Le attese sono di una crescita del +5,3% su base annua, valore sostanzialmente invariato rispetto al precedente, e di un +0,4% su base mensile. Il risultato di questa misurazione è di fondamentale importanza per le indicazioni che potrà fornire sui prossimi passi della Federal Reserve. 

Ovviamente la Fed non si basa per le sue decisioni di politica monetaria solo sull'andamento dell'inflazione, per questo motivo mercoledì sarà da seguire la produzione industriale, giovedì le vendite al dettaglio e le richieste di sussidi di disoccupazione e venerdì l'indice sulla fiducia dei consumatori dell'Univ. Michigan, ma la crescita dei prezzi è sicuramente l'argomento caldo in questa fase del ciclo economico e quello che più di ogni altro può sospingere la banca centrale Usa verso una politica monetaria meno rilassata dell'attuale. 

Inflazione ancora alta fino al 2023?

Uno studio della Fed di NY ipotizza che i prezzi al consumo negli Usa possano stabilizzarsi, quest'anno e i due successivi, ai massimi dal 2013, sta quindi perdendo di concretezza l'ipotesi, sostenuta fino a questo momento dal capo della Fed Jerome Powell, che l'aumento dei prezzi sia solo un fenomeno temporaneo.

La Fed pensa al “tapering”

Il presidente della Fed di Philadelphia, Patrik Harker, parlando al quotidiano giapponese Nikkei ha dichiarato di essere in favore dell'inizio del "tapering" prima piuttosto che poi (I am supportive of moving toward a tapering process sooner rather than later). Una volta iniziata la riduzione di asset, probabilmente già entro l'anno (il prossimo meeting Fed è il 21 e 22 settembre) dovrebbero volerci tra gli 8 e i 12 mesi per concludere il processo. 

Secondo il Wall Street Journal attualmente all'interno della Fed si cerca un accordo per iniziare a tagliare gli acquisti di bond da novembre dal momento che l'incremento dell'inflazione potrebbe non essere, come già accennato, solo temporaneo.

Anche Loretta Mester, numero uno della Federal Reserve Bank (Fed) di Cleveland, vuole ancora iniziare la riduzione del colossale piano di stimolo (realizzato dall'istituto centrale di Washington attraverso l'acquisto di Treasury e titoli immobiliari per 120 miliardi di dollari al mese) entro la fine del 2021. "Non credo che il rapporto sull'occupazione di agosto abbia cambiato la mia opinione sul fatto che abbiamo compiuto ulteriori progressi sostanziali" sia sull'inflazione che per quanto riguarda il mercato del lavoro, ha dichiarato secondo quanto riportato da Reuters. Mester ha ribadito di sentirsi a suo agio con l'avvio del tapering quest'anno e l'azzeramento del programma nella prima metà del 2022.

Rallenta la domanda di petrolio

Per quello che riguarda l'andamento dell'inflazione nei prossimi mesi le ultime notizie provenienti dal fronte del petrolio potrebbero servire a stemperare un poco le tensioni.

L'Opec ha tagliato infatti le stime per la domanda mondiale di greggio nell'ultimo trimestre di quest'anno a seguito della diffusione della variante Delta del Covid 19. In attesa che nel 2022 il consumo torni a superare i livelli pre-pandemia, la domanda di greggio potrebbe stabilizzarsi in media vicino ai 99,70 milioni di barili al giorno nel quarto trimestre del 2021, 110.000 barili in meno rispetto a quanto ipotizzato in precedenza.

Europa, cosa farà la Bce

Le attese sull'inflazione sono al rialzo non solo negli Usa ma anche in Europa, dove tuttavia Christine Lagarde non vuole sentire parlare per ora di un vero e proprio "tapering" ma solo di un eventuale ricalibramento. Anche  -

Anche Isabel Schnabel, dal gennaio 2020 membro del Comitato esecutivo della Banca centrale europea e notoriamente un "falco", ha detto è poco probabile che l'inflazione possa continuare a rimanere troppo alta o addirittura aumentare in modo incontrollabile e si attende invece che possa diminuire notevolmente già dal prossimo anno. 

Secondo la Schnabel la Bce agirà con attenzione e cautela nell'attuale contesto per spianare finalmente la strada all'ambiente di bassi tassi di interesse dopo tanti anni.

Pil atteso in espansione nell’area euro

Per il momento i tecnici della Bce prevedono l'inflazione dell'area euro al 2,2% quest'anno, all'1,75% nel prossimo e all'1,5% nel 2023. A giugno le previsioni erano per un +1,9% nel 2021, un +1,5% nel 2022 e un +1,4% nel 2023. Gli stessi economisti hanno anche alzato le previsioni di crescita del pil dell'area euro nel 2021 a +5%, tagliato leggermente quella per il 2022 a +4,6% e confermato quella per il 2023 a +2,1%. 

Spread Btp-Bund a 120 pb?

E' comunque probabile che a dicembre la Bce renda noto il percorso che intende seguire per ridurre gli acquisti di bond nel contesto Pepp, per questo motivo Goldman Sachs ipotizza che lo spread Btp/Bund si possa aprire fino a 120 punti base entro la fine del 2021. Per GS i differenziali aumenteranno in modo graduale mano a mano che si ridurrà il sostegno della Banca centrale europea. Con la risalita dello spread si dovrebbe assistere anche ad una crescita dei rendimenti dei Bund tedeschi a 10 anni fino allo 0% nel primo trimestre 2022.

Le borse hanno già metabolizzato la crescita dei prezzi

Le borse sembrano avere metabolizzato tutto sommato bene queste novità, la prospettiva che sia le Fed sia la Bce possano in un prossimo futuro, in modo "morbido", iniziare a ridurre gli interventi di stimolo all'economia. Certo, se il dato del pomeriggio dovesse essere parecchio più alto delle attese il rischio di assistere ad una caduta della quotazioni esiste, ma in caso contrario gli indici dovrebbero mantere un orientamento moderatamente ribassista.

Per quello che riguarda il Ftse Mib un primo segnale di allerta verrebbe inviato al di sotto dei 25500 punti, sarebbe poi la violazione di area 25000 a prospettare cali più corposi. 

Nel caso dello S&P500 già discese al di sotto di 4430, dove transita la media esponenziale a 50 giorni, potrebbero segnalare un primo cedimento dell'uptrend. 

(Alessandro Magagnoli)