La Federal Reserve si è accorta della recente risalita dei rendimenti sui titoli di stato Usa a più lunga scadenza, dovuta ad aspettative di un rialzo dell'inflazione nei prossimi mesi, e ha cercato di tranquillizzare i mercati con alcune dichiarazioni mirate dei suoi membri: nel 2021 la crescita economica sarà robusta ma avverrà ancora senza particolari tensioni sui prezzi. Nel frattempo, fino a quando non si iniziaranno a vedere gli effetti delle vaccinazioni, la politica monetaria resterà accomodante, ovvero non verranno modificati i tassi di interesse. 

La Fed non intende cambiare politica

Nel corso del 2021 quindi la Fed dovrebbe continuare a fornire liquidità senza modificare il proprio atteggiamento, una prospettiva questa che dovrebbe permettere ai rendimenti sulle obbligazioni di stabilizzarsi dopo i recenti rialzi e alla borsa di proseguire sulla strada della crescita. Quello che potrebbe accadere, e comunque non in tempi brevi, potrebbe essere una rimodulazione degli acquisti di asset, attualmente di 120 miliardi di dollari mensili, ma se questo dovesse accadere si tratterebbe di un buon segnale per i mercati finanziari dal momento che la banca centrale chiarisce come la politica di alleggerimento quantitativo verrà modificata solo in caso di uno scenario macro in netto miglioramento e con la pandemia alle spalle.

Ma in dettaglio cosa hanno dichiarato i membri della Federal Reserve?

Attesa una crescita economica solida

Robert Kaplan, president della Federal Reserve Bank (Fed) di Dallas, prevede che la diffusa distribuzione dei vaccini inneschi una solida crescita economica entro fine 2021, consentendo all'istituto centrale di Washington di iniziare a ritirare parte del suo straordinario supporto monetario. "Dobbiamo essere il più aggressivi possibile fino a quando non saremo convinti di avere opposto resistenza a questa pandemia", ha sottolineato, secondo quanto riporta Reuters. "Entro fine anno la mia opinione è però che dovremmo almeno avere una discussione seria su quando sia opportuno ridurre" il programma di acquisto di asset della Fed, ha aggiunto. 

Pil al 5% nel 2021

Kaplan è fiducioso sul fatto che nonostante i prossimi mesi saranno difficili per l'impennata di contagi da Covid-19 il primo trimestre non si chiuderà in Usa con una contrazione dell'economia mentre il Pil dovrebbe crescere del 5% nell'intero 2021. La disoccupazione, inoltre, verosimilmente calerà intorno al 4,50%-4,75% dal 6,7% attuale.

Rischi per l'inflazione?

Per James Bullard, presidente della Federal Reserve (Fed) di St. Louis, la combinazione di allentamento monetario, ampia spesa pubblica e una possibile ripresa dell'espansione economica una volta esaurita la pandemia potrebbero innescare un'inflazione più rapida del previsto. “C'è in atto una politica fiscale molto potente e forse ne arriverà ancora. C'è una Fed che si è allontanata da una strategia preventiva e vuole avere temporaneamente l'inflazione al di sopra del suo target. E c'è l'economia pronta a rimbalzare", ha detto Bullard. "Tutte queste cose sembrano suggerire che il terreno sia pronto per una crescita dell'inflazione", ha sottolineato Bullard, secondo quanto riportato da Reuters.

Tassi in crescita ma non nel 2021

Raphael Bostic, presidente della Federal Reserve (Fed) di Atlanta, prevede comunque che un aumento dei tassi d'interesse Usa possa arrivare non prima del secondo semestre 2022. La diffusione dei vaccini potrebbe favorire una forte ripresa dell'economia degli Stati Uniti nella seconda metà del 2021, creando le premesse per un ridimensionamento del programma di acquisto di obbligazioni dell'istituto centrale. 

Visione che non è in linea con le stime di gran parte dei suoi colleghi dell'istituto centrale di Washington secondo cui è improbabile che si intervenga sul costo del denaro prima del 2024. "Molto dovrebbe succedere per arrivare a quel punto", ha comunque sottolineato Bostic, secondo quanto riporta la Cnbc. 

"Penso che ci siano possibilità che l'economia possa recuperare un po' più forte di quanto alcuni si aspettino. Se ciò accadesse, sarei pronto a sostenere il ritiro e la ricalibrazione di parte del nostro allentamento e quindi anche spostando il tasso benchmark", ha spiegato Bostic durante un incontro virtuale organizzato dal Rotary Club di Atlanta.

Seconda metà dell'anno "very strong" per l'economia

Il presidente della Federal Reserve Bank di Richmond Thomas Barkin ha detto di temere una strada tormentata per la ripresa economica nei primi sei mesi dell'anno ma che successivamente, grazie ai vaccini e alle politiche di stimolo fiscale la situazione dovrebbe normalizzarsi. La secondo metà dell'anno dovrebbe anzi essere "very strong". Secondo Barkin anche l'aumentato livello del risparmio potrebbe fornire una rete di protezione contro eventuali impreviste difficoltà per l'economia. Il presidente della Fed di Richmond non ha voluto invece commentare sulle tempistiche di una eventuale riduzione degli acquisti di asset: potrebbe anche trattarsi di quest'anno ma solo se ci saranno ulteriori e sostanziali progressi sul fronte dell'occupazione e della crescita dell'inflazione. 

Tutti gli esponenti sembrano quindi concordare che prima di un cambiamento di politica monetaria, che potrebbe mettere il freno alla crescita degli indici azionari, sarà necessario un netto miglioramento del quadro generale, in altre parole non sono previsti interventi preventivi ma solo a posteriori, una strategia questa che dovrebbe tranquillizzare i mercati.

Tassi a 10 anni su resistenza critica

Osservando il grafico dei tassi sui titoli a 10 anni del mercato Usa è facile notare come le parole degli esponenti della Fed abbiano avuto un effetto: ieri i tassi erano saliti fino all'1,19% circa, massimo dal 19 marzo, per poi terminare all'1,14% circa. In area 1,15% si colloca il lato alto del canale crescente che parte dai minimi di agosto, fino a che questa resistenza verrà rispettata sarà lecito ipotizzare l'avvio di una fase di ripiegamento verso la base del canale, attualmente in transito allo 0,94% circa. Se al contrario i rendimenti dovessero stabilizzarsi al di sopre dell'1,15% diverrebbe probabile almeno il raggiungimento dell'1,38%/1,40% (target ottenuto proiettando l'ampiezza del canale dal punto di rottura del suo limite superiore). 

Target a 4000 punti per lo S&P500?

E la borsa? Per il momento lo S&P500 staziona ancora in vista dei record dell'8 di gennaio di area 3827, e dopo le rassicurazioni in uscita dalla Federal Reserve potrebbe anche decidere di lasciarsi alle spalle quei livelli. Difficile dare un target dal momento che mancano riferimenti storici passati sui quali fare affidamento ma il raggiungimento almeno di area 4000 sembrerebbe plausibile. Sarebbero solo discese, confermate in chiusura di seduta, al di sotto della media mobile esponenziale a 20 giorni, passante in area 3736, a fare temere un cambiamento di rotta per lo S&P500 con rischio in quel caso di test di quota 3636, ultimo supporto in grado di evitare il ritorno sui 3600 punti.

(Alessandro Magagnoli)