La Fed rivede al rialzo le stime di crescita di Pil e inflazione per il 2021 a seguito del piano di aiuti voluto da Biden. E’ importante ora che anche il Nasdaq riprenda a correre.

La Fed lascia i tassi Usa a zero

Come previsto il Federal Open Market Committee (Fomc) mercoledì ha lasciato ancora i tassi Usa sullo zero. L'istituto centrale di Washington ha anche fatto capire di vedere il costo denaro invariato fino a tutto il 2023. 

La previsione di lungo periodo per i tassi di interesse li vede al 2,5% mentre i valori mediani delle previsioni per il triennio 2021-2023 sono stabili.

Powell ha commentato che "L'orientamento della politica monetaria rimane molto accomodante mentre la ripresa riprende il suo slancio". Un eventuale "tapering", la riduzione del bilancio della banca centrale, non è al momento in programma e verrebbe comunque annunciato con largo anticipo.

A tranquillizzare la banca centrale è l'andamento della campagna vaccinale che apre la strada ad una veloce riapertura di tutte quelle attività che maggiormente hanno sofferto negli ultimi mesi. I contagi giornalieri sono passati dai 300mila di gennaio a 50mila e sono destinati a scendere ancora grazie ai vaccini.

La Federal Reserve alza le stime di crescita

La Fed ha già notato un rafforzamento della ripresa dell'economia tanto da migliorare dal 4,2% dell'outlook di dicembre al 6,5% la stima di crescita del Pil Usa nel 2021. Per il 2022 la attese sono di una crescita del 3,3% (era 3,2% nelle stime precedenti), per il 2023 un +2,2% (dal +2,4%). Le nuove stime tengono conto del pacchetto di aiuti da 1900 miliardi appena approvato dall'amministrazione Biden.

La banca centrale ha anche ribadito che prevede di continuare ad acquistare titoli per almeno 120 miliardi di dollari al mese (80 miliardi di Treasury e 40 miliardi di mortgage-backed securities) fino a quando non saranno stati compiuti "ulteriori progressi sostanziali" verso i suoi obiettivi. 

I tassi di interesse non cambieranno

La Federal Reserve vede ancora i tassi d'interesse Usa intorno allo zero fino a tutto il 2023. Indicazioni che hanno tranquillizzato i mercati. 

Fed, inflazione attesa al rialzo

Le aspettative riguardo l'inflazione, misurata dall'indice personal consumption expenditures, sono per un rialzo fino al 2,4% nel 2021 (le attese precedenti erano di un +1,8%), con una successiva caduta al 2% nel 2022 e una stabilizzazione al 2,1% l'anno successivo. Secondo Powell i possibili rialzi dei prezzi a causa di problemi sul lato dell'offerta avranno "solo effetti transitori sull'inflazione". La temuta fiammata inflazionistica quindi non c'è o in ogni caso sarà relativa solo al breve termine, quindi la Fed la ritiene un elemento di rischio trascurabile (e i mercati azionari sembrano credere per il momento a questa ipotesi, visto che hanno smesso di guardare con preoccupazione all'irripidimento della curva dei rendimenti)

Mercato del lavoro in miglioramento

La disoccupazione dovrebbe scendere al 4,5% entro la fine del 2021, un miglioramento rispetto alle stime precedenti che la vedevano al 5%. 

Anche Goldman Sachs vede rosa

Non solo la Federal Reserve rivede al rialzo le stime per il 2021, anche Goldman Sachs, dopo l'approvazione del pacchetto di aiuti da 1900 miliardi, ha rivisto le proprie aspettative per il Pil 2021 dal 6,9% al 7% (dal 7,7% all'8% nel periodo dal 4° trimestre 2020 al 4° trimestre 2021). Secondo Goldman Sachs l'amministrazione Biden approverà anche un piano da almeno 2000 miliardi di dollari per spese in infrastrutture ai quali potrebbero aggiungersene altrettanti nei settori dell'educazione, della salute e dei sostegni all'infanzia.

Wall Street soddisfatta?

Il rialzo contemporaneo delle stime di crescita del Pil e dell'inflazione non dovrebbe preoccupare Wall Street dal momento che in termini reali la crescita resta sostanzialmente invariata. 

Nasdaq barometro della situazione generale

Per capire se le borse credono nello scenario quasi idilliaco dipinto dalla Fed bisognerà guardare il comportamento del Nasdaq Composito: nelle ultime due sedute ha lottato con la resistenza offerta in area 13500/600 dal 61,8% di ritracciamento del ribasso dal top del 16 febbraio (importante percentuale di Fibonacci) e con i massimi delle sedute dal 24 al febbraio al 2 marzo. La rottura decisa di questa area di resistenza allontanerebbe il rischio che il rimbalzo in atto dai minimi del 5 marzo sia solo una correzione temporanea e metterebbe il Nasdaq in condizione di puntare al ritorno sui record di febbraio, allineando il suo comportamento a quello degli indici S&P500 e Dow Jones. La mancata rottura di area 13500/600 lascerebbe questa dissonanza sul mercato, con un Nasdaq potenzialmente debole che alla fine potrebbe danneggiare la voglia di rialzo anche degli altri panieri. 

(Alessandro Magagnoli)