La crisi del Covid-19 sembra in dirittura d'arrivo ma il fenomeno Crocs continua a sorprendere. Il produttore delle calzature di plastica del Colorado, diventato uno dei simboli del lockdown (insieme a Zoom Video Communications e a Netflix), ha infatti comunicato per il terzo trimestre un rimbalzo delle vendite del 73% annuo a 626 milioni di dollari, contro i 610 milioni del consensus di Refinitiv. Non solo. Crocs, che ha migliorato la guidance sull'intero esercizio, ha mostrato come si possa gestire la crisi di logistica e supply chain che sta frenando la ripresa globale e per questo è stata premiata a Wall Street. Crocs ha infatti chiuso con un rally del 9,32% giovedì a Wall Street (negli ultimi dodici mesi il titolo si è apprezzato del 185% al Nasdaq). 

Il fenomeno del lockdown Crocs batte la crisi della supply chain

Per quanto riguarda la supply chain Crocs è indubbiamente avvantaggiata, visto la semplicità dei suoi iconici clog (zoccoli), originariamente utilizzati soprattutto dal personale sanitario ma ormai diventati un oggetto di moda, anche grazie al lockdown e al trionfo dell'abbigliamento casual. "Le nostre scarpe sono davvero semplici e quindi cambiare le fabbriche può essere molto, molto veloce. Il classico clog ha tre componenti, di cui due realizzati in loco, quindi non hai molta logistica esterna per potere iniziare. Riteniamo di essere competenti in termini di produzione rapida", ha dichiarato il chief executive Andrew Rees, secondo quanto riportato dalla Cnbc.

Per gestire la crisi della supply chain Crocs sposta la produzione

"Durante il terzo trimestre la nostra attività è stata influenzata dalla chiusure di stabilimenti in Vietnam e dalle diffuse interruzioni della supply chain globale. Per ridurre al minimo l'impatto di questa interruzione, abbiamo intrapreso un'azione rapida per spostare la produzione, migliorare la produttività della fabbrica, sfruttare il trasporto aereo e allocare strategicamente le unità. Nonostante le continue sfide nella supply chain, rimaniamo fiduciosi nella nostra capacità di raggiungere i nostri obiettivi a breve e lungo termine", ha dichiarato la società di Boulder. Crocs ha precisato che sposterà parte della sua lavorazione fuori dal Vietnam, da cui era previsto che uscisse il 70% della produzione 2021. Crocs ha aggiunto che sta evitando i ritardi nei porti della West Coast degli Usa, passando a utilizzare gli scali dell'East Coast.

Nel 2022 attesa frenata ma il fenomeno Crocs non finirà con la crisi

Il terzo trimestre di Crocs si è chiuso con profitti netti rimbalzati da 61,9 a 153,5 milioni. L'utile per azione è salito da 91 centesimi a 2,42 dollari, mentre l'eps rettificato si è attestato a 2,47 dollari, ampiamente sopra agli 1,87 dollari del consensus di FactSet. Ovviamente dal punto di vista delle vendite è stato il commercio elettronico a spingere la corsa di Crocs. Nel terzo trimestre le vendite online sono rimbalzate del 68,9% annuo, generando il 36,8% delle entrate complessive del gruppo. Crocs ha migliorato dal 60%-65% al 62%-65% la guidance sulla crescita dei ricavi nell'intero esercizio. Per l'anno fiscale 2022 ovviamente è attesa una frenata perché nonostante gli sforzi l'impatto dei blocchi alla supply chain si faranno sentire e soprattutto perché i tassi di crescita monstre che sono stati l'effetto collaterale della pandemia di coronavirus inevitabilmente rallenteranno. Crocs stima comunque un progresso delle vendite superiore al 20% per il prossimo esercizio. (Raffaele Rovati)