Italia, il Governo crede ancora nel Pil al 3%, la borsa non si fida più, crolla il Ftse Mib

Il piano programmatico del Governo

Il nuovo piano programmatico di finanza pubblica del Def, il Documento di economia e finanza, prevede una crescita del Pil programmatico nel 2022 del 3,1%, del 2,4% nel 2023 e dell'1,8% nel 2024. La differenza rispetto a quanto scritto nella Nadef, +4,7%, è significativa. 

Il rapporto deficit/Pil dovrebbe calare gradatamente dal 5,6% atteso per il 2022 al 3,9% nel 2023 al 3,3% nell'anno successivo. Per quello che riguarda invece il rapporto tra debito e Pil nel 2022 dovrebbe attestarsi al 147% per poi ridimensionarsi nei due anni successivi al 145,2% e al 143,4%. L'avanzo primario dovrebbe essere del -2,1% quest'anno, del -0,8% il prossimo e del -0,3% nel successivo. 

Pil al 3,1% nel 2022?

Nella bozza del Def atteso oggi in Cdm si spiega "L’impatto sul Pil delle misure che saranno adottate in aprile è stimato pari a 0,2 punti percentuali di Pil nel 2022 e 0,1 nel 2023". Viene inoltre chiarito che di conseguenza "il tasso di crescita del Pil previsto nel quadro programmatico è pari al 3,1 per cento nel 2022 e al 2,4 per cento nel 2023". 

L'obiettivo del 5,6% di rapporto deficit/Pil dovrebbe permettere l'utilizzo di un margine dello 0,5% di Pil, l'equivalente di 9,5 miliardi di euro circa, per finanziare un nuovo provvedimento che verrà finalizzato nel mese di aprile, probabilmente subito a seguito dell'approvazione del Def.

Confindustria vede una recessione in arrivo

Le stime del Governo purtroppo sembrano molto ottimiste. Il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, ha dichiarato settimana scorsa che "il Pil scenderà nel 2022 sotto il 2%, all’1,9% e non più del 4% come tutti noi ci aspettavamo: questo vuol dire che nei primi 2 trimestri del 2022 saremo in recessione tecnica". Il Centro studi di Confindustria fino a poco tempo fa ipotizzava una crescita nel 2022 del 4,1%, la revisione al +1,9% è quindi drastica. Il ritorno ai livelli di fine 2019 non è più atteso per il secondo trimestre del 2022 ma per il primo del 2023. 

Nei primi due trimestri di quest'anno il Pil potrebbe risultare in calo rispettivamente dello 0,2% e dello 0,5%, quindi si manifesterebbe una recessione tecnica. Nel 2023 la crescita dovrebbe raggiungere l'1,6%, un risultato decisamente poco incoraggiante, considerando gli sforzi fatti dal Governo e dall'Europa per dare un nuova spinta all'economia. La guerra in Ucraina purtroppo ha vanificato quasi del tutto questi sforzi, provocando un'impennata dei prezzi, che era già iniziata anche prima, che ha reso antieconomico produrre per molte aziende. Il costo stimato del caro energia per le imprese italiane è di 68 miliardi in più.

Daniele Franco difende operato del Governo

Recentemente il ministro dell'Economia Daniele Franco ha ricordato l'intervento del Governo per mitigare l'aumento del costo dell'energia "sono stati stanziati finora 19 miliardi, di cui 14 vanno a coprire i primi due trimestri del 2022. Abbiamo inventato il sistema dei crediti d'imposta per le imprese a fronte delle spese dell'energia e abbiamo abbattuto per la prima volta in Italia di 25 cent il costo del carburante. Credo che questi interventi soprattutto sul lato impresa andranno continuati e ulteriori interventi sono senz'altro possibili".

Ftse Mib, primo supporto a 23575 circa

La borsa, dopo l'ennesima impennata al rialzo dei rendimenti dei Btp (quotazione al momento a 134,60 circa, in calo dell'1% da ieri), ha ceduto oggi di schianto, il Ftse Mib lascia sul terreno il 2,76% a 24270 punti circa. La ricopertura del gap del 16 marzo con base a 23575 punti circa è probabile. Sotto quei livelli difficile evitare il ritorno sui minimi di marzo in area 21000 punti. Solo recuperi al di sopra di area 25000 potrebbero permettere di archiviare lo scivolone odierno come un episodio isolato.

(Alessandro Magagnoli)