Di seguito riportiamo l'intervista realizzata ad Andrea Sabatini, co-founder di Key To Markets, al quale abbiamo rivolto alcune domande sui mercati finanziari.

L'euro-dollaro ha ripreso quota dopo le minute della Fed e le novità dalla BCE nei giorni scorsi. Vede nuovi rialzi nel breve?

La scorsa settimana la pubblicazione dei verbali della Fed, più dovish rispetto alle attese, ha causato un sussulto all’euro-dollaro.

Sui mercati la sensazione è che la Fed agirà in tapering prima di quanto dichiarato e pertanto gli operatori stanno adeguando le loro strategie per ottenere un vantaggio da un futuro rafforzamento del biglietto verde.

I movimenti sui mercati nella settimana appena trascorsa, non hanno assunto una direzionalità ben definita, rispecchiando l’indecisione degli investitori rispetto ai dati macroeconomici.

L’euro-dollaro si è infatti mosso al ribasso fino a tracciare il minimo relativo degli ultimi 3 mesi (1,1781), per poi riportasi sopra quota 1,1850.

Intanto la BCE ha indetto una riunione speciale per approfondire il tema inflazione: Lagarde ha parlato in questa occasione di un obiettivo di “inflazione simmetrica”, con riferimento al target del 2%.

Rispetto al passato, infatti, quest’ultimo ammette moderate o temporanee oscillazioni sia sopra che sotto il 2%, senza tollerare deviazioni forti e persistenti nel medio periodo.

Di fatto, dal 2003 la BCE aveva portato avanti una politica di “stabilità monetaria asimmetrica”, fissando un obiettivo di inflazione “vicina ma inferiore al 2%”, che non prevedeva scostamenti in positivo rispetto al tetto massimo.

Dato quanto sopra e analizzando l'impostazione tecnica del grafico dell’euro-dollaro, possiamo dunque aspettarci qualche limitato rialzo nei prossimi giorni.

In particolare, una volta oltrepassata la resistenza posta a 1,19, l’attenzione degli investitori si rivolgerà più in alto, sulla soglia psicologica di 1,120, in prossimità della media mobile a 200 giorni.

Qualora le indicazioni sull'economia americana si dovessero rafforzare ulteriormente, potremmo assistere ad una discesa attorno a 1,1781 e, in caso di rottura, a una possibile estensione del movimento più in basso, fino a 1,1704 (minimo del 31 marzo 2021).

Il Ftse Mib è tornato a perdere terreno dopo il recupero avviato dal test di area 24.500: quali le attese nel breve?

I dati macro rilasciati nelle scorse sedute sono stati accolti in maniera soft dagli operatori.
Al momento sembra che il ritmo della crescita stia rallentando, mentre le contrattazioni rimangono ancora al di sotto dei livelli pre-pandemici.

In Germania gli ordini di fabbrica nel periodo di maggio 2021 sono stati inferiori alle aspettative, mentre l'indice PMI dei servizi di giugno è stato rivisto a ribasso (in maniera analoga al dato pubblicato negli Stati Uniti).

Pertanto, l'Indice FTSE Mib, dopo aver subito un calo a causa dell'atteggiamento risk-off innescato dalle dichiarazioni della Fed, ha recuperato, riportandosi a 25.000 punti e si trova ora a fronteggiare la media mobile a 20 giorni, individuata intorno ai 25.300-25.320 punti.

Un’eventuale rottura di tale resistenza potrebbe portare ad un ulteriore rally verso nuovi massimi, con probabile accumulazione in prossimità della resistenza intermedia posta a 25.920 punti (massimo dell'8 giugno 2021).

Come sempre c'è da fare i conti con le incertezze della pandemia, e della nuova variante Delta, che sembra aver iniziato a diffondersi anche nello stivale. Nuove misure di chiusura appaiono improbabili al momento, ma alcuni degli investitori potrebbero incominciare a correre ai ripari preventivamente.

In caso di discesa al di sotto dei 24.458 punti (minimo dell'8 luglio 2021 e media mobile a 100 giorni), l'indice Ftse Mib potrebbe continuare la flessione fino a 24.000 punti e poi a 23.890 punti (minimo del 13 maggio 2021).

Al di sotto di questo supporto il prossimo target sarebbe fissato attorno a 23.000-22.900 punti (media mobile a 200 giorni).

Alla luce degli attuali prezzi del petrolio, quali strategie ci può suggerire per due titoli oil come ENI e Saipem?

Il titolo ENI è rimasto solido attorno a 10 euro per azione. In queste ultime sedute, nonostante la discesa delle borse globali registrata la settimana scorsa, la quotazione è stata trainata e supportata dal prezzo del petrolio in continua ascesa.

Mantenendo lo status quo, ci possiamo aspettare che i massimi di 10,70 euro verranno superati nelle prossime settimane, dando il via ad un potenziale rally verso 12,91 euro (massimo di febbraio 2020).

Bisognerà valutare attentamente potenziali ritracciamenti sotto i 10 euro, con primo livello di supporto a 9,96 euro (minimo dell'8 luglio 2021), successivo a 9,49 euro (minimo del 2 marzo 2021) e supporto fondamentale più in basso, a 8,20 euro (minimo del 1 febbraio 2021).

Saipem viaggia attualmente a 1,97 euro per azione, e al contrario di Eni ha accusato il colpo dell'atteggiamento più conservativo degli investitori, dando seguito al trend ribassista che perdura da metà giugno.

Il primo target è individuato dunque a 1,50, minimo dal 30 ottobre 2020. Qualora gli investitori tornassero più decisi a scommettere sul rischio, il titolo potrebbe invertire la rotta superando la soglia psicologica dei 2 euro per azione, con successivi target rialzisti a 2,25 euro (massimo di giugno 2021) e 2,55 euro (massimo di febbraio 2021).

Solo un’estensione del rally, potrebbe riportare Saipem fino a livelli pre-pandemici a 3,79 euro (massimo del 14 febbraio 2020) e 4,40 euro (massimo del 17 gennaio 2020).

Ci sono dei temi particolari a cui consiglia di guardare a livello intermarket in questa fase?

Tra gli asset più interessanti in questo periodo, possiamo segnalare la continua forza del petrolio con il WTI che ha superato i 73 dollari al barile e sembra essere deciso a continuare Il rialzo verso 76,76 dollari(massimo del 30 settembre 2018).

Presteremo attenzione a potenziali scivoloni sotto i 70 dollari al barile, che potrebbero cambiare l'impostazione fortemente rialzista con primi ritracciamenti a 66,29 dollari (media mobile a 20 giorni) e successivamente a 55,30 dollari (media mobile a 200 giorni). 

L'oro, dopo un trend positivo durato 3 mesi, ha ritracciato nel mese di luglio, a causa della nuova forza del biglietto verde, e ora gli scambi sono concentrati in un canale laterale individuato intorno 1.800 dollari per oncia.

Nel caso in cui il prezzo superasse nuovamente la resistenza posta a 1.826 (media mobile a 200 giorni) potremmo assistere con alta probabilità a nuovi rialzi verso i 1.900 e i 1.916 dollari (massimo del 1° giugno 2021).

Al contrario, qualora la forza del dollaro non mostrasse segni di cedimento, l'oro potrebbe scendere nuovamente intorno a 1.750-1.760 dollari (minimi di giugno 2021).

L’inversione del trend di medio-lungo periodo verrebbe confermata solo a rottura di tale supporto e sposterebbe definitivamente lo sguardo degli investitori più in basso, con target ribassisti a 1.723 -1.700 – 1.677 dollari.

Anche a livello di intermarket quindi, il volano delle contrattazioni è in mano alla FED e ai prossimi sviluppi legati alla politica monetaria statunitense.

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