Di seguito riportiamo l'intervista realizzata a Filippo Diodovich, strategist di IG, al quale abbiamo rivolto alcune domande sull'attuale situazione dei mercati e sulle prospettive nel breve.

I mercati azionari stanno vivendo una fase di nervosismo alimentato da vari fattori. Un primo campanello di allarme per il trend rialzista?

Sì, crediamo sia un primo, ma importante campanello di allarme per il trend rialzista.
Il fattore più pericoloso per i mercati è l’aumento delle pressioni inflazionistiche.

Un forte incremento dei prezzi al consumo genererebbe ulteriori tensioni all’interno dei consigli monetari delle banche centrali, per cambiare il prima possibile l’approccio ultra-accomodante, ridurre gli stimoli monetari e prepararsi a un rialzo dei tassi d’interesse.

Già due banche centrali, la Norges Bank e la Reserve Bank of New Zealand, hanno aumentato il costo del denaro.
La Federal Reserve dovrebbe molto presto iniziare il processo di tapering e probabilmente rialzare i tassi a metà 2022.

La BCE dovrebbe prendere più tempo e al momento si prepara a sostituire il piano PEPP che scadrà a marzo 2021.
Ma non è solo l’inflazione a preoccupare i mercati.

La deglobalizzazione, il protezionismo, le politiche restrittive portate avanti dal Governo di Xi Jinping hanno portato tante vendite soprattutto nei mercati azionari asiatici.

Inoltre, Pechino deve ancora risolvere il collasso del proprio settore immobiliare sulla scia del prossimo default del gigante Evergrande.

Come ultimo elemento di instabilità dobbiamo ricordare anche la crisi energetica causata dal forte aumento della domanda di energia.

I prezzi di gas naturale e petrolio sono arrivati a livelli record gettando ombre sulle possibilità di alcuni paesi di rifornirsi in vista dell’imminente inverno.

Il Ftse Mib continua a muoversi in trading range, mantenendosi per ora sotto quota 26.000. Quali i possibili scenari nel breve?

L'incertezza sui mercati azionari colpisce anche l'indice italiano che fatica a trovare una direzione.
I prezzi sono tornati in prossimità dei 26mila punti, ma servirà un ulteriore passo per allentare le recenti tensioni.

Crediamo infatti che l'eventuale perentoria vittoria al di sopra della resistenza situata a 26.225 punti, picchi registrati a fine settembre, possa creare i presupposti per un allungo del Ftse Mib in direzione di obiettivi long ipotizzabili a 26.400 e 26.685 punti.

Tali prospettive di crescita vacilleranno sotto i 25.330 punti e sarebbero annullate con il cedimento del supporto a 24.850 punti.

ENI e Saipem stanno tornando indietro, complice la frenata del petrolio dopo la recente corsa al rialzo. Cosa può dirci di questi due titoli?

Possiamo dire che preferiamo ENI rispetto a Saipem, sia per ragioni fondamentali che tecniche.

Dal bottom del 20 settembre a 10,33 euro, i prezzi di ENI hanno evidenziato una accelerazione rialzista molto forte che ha portato i corsi a sfiorare la quota di 12 euro, per poi arretrare a 11,50 euro.

Manteniamo le nostre prospettive rialziste su Eni. L'eventuale superamento di 11,91 euro getterebbe le basi per un allungo in direzione dei 12,40 euro, livello strategico nel medio periodo.

Sopra i 12,40 euro i prezzi potrebbero coprire il gap down apertosi a inizio pandemia (24 febbraio 2020) e raggiungere il prossimo obiettivo a 12,88 euro. Primi segnali negativi per ENI sotto gli 11,20 euro.

Per Saipem il discorso è molto diverso perchè l'impostazione tecnica non è rialzista come quella di ENI.
Per riaccendere l'entusiasmo Saipem dovrà superare le resistenze comprese tra 2,20 e 2,24 euro.

Attenzione ai supporti. L'eventuale cedimento di 2 euro aprirebbe le porte a un possibile ribasso in direzione dello strategico sostegno di lungo periodo a 1,82, bottom del 19 luglio.

L'euro-dollaro sta provando timidamente a reagire dai minimi raggiunti. Qual è la sua view su questo cross?

Tanta debolezza per il cambio euro-dollaro sulle aspettative degli investitori sulle prossime mosse delle rispettive banche centrali.

In Europa la BCE rimane accomodante e si sta preparando a rimpiazzare il piano PEPP, che scadrà a marzo 2022, con un nuovo programma di quantitative easing che in pratica rafforzerà l'attuale piano APP.

Negli Stati Uniti la Fed invece discuterà presto la diminuzione graduale degli stimoli monetari e si prepara per un rialzo dei tassi di interesse.

I mercati stanno scontando questi diversi approcci comprando dollaro e vendendo euro.
Anche le nostre prospettive sono ribassiste per il cambio euro-dollaro nel medio periodo.

Nel breve è possibile una reazione del cambio, considerando la situazione di ipervenduto in cui si sono venuti a ritrovare i principali oscillatori di prezzo.

Rialzi dell'euro-dollaro fino a 1,1640 non cambieranno tuttavia le aspettative grafiche ribassiste.
L’eventuale cedimento del supporto a 1,1530 rafforzerà le pressioni ribassiste e spingerà le quotazioni dell’euro-dollaro sotto 1,15.