Di seguito riportiamo l'intervista realizzata ad Andrea Sabatini, co-founder di Key To Markets, al quale abbiamo rivolto alcune domande sui mercati finanziari.

L’euro-dollaro ha interrotto per ora il recupero partito dai minimi di periodo in area 1,17: ci sono le condizioni per nuovi allunghi?

L'euro-dollaro si è impennato dai minimi di fine marzo, riportandosi sui valori massimi di febbraio e, dopo un apparente ritracciamento nelle prime sedute di maggio sotto 1,20, ha registrato una nuova spinta rialzista con nuovi massimi sopra 1,2100 – 1,2150.

Ora ci troviamo in corrispondenza della resistenza in area 1,22 e una rottura decisiva accompagnata da un pullback, potrebbe con alta probabilità portare a nuovi massimi verso 1,23 - 1,2350 (raggiunti a inizio gennaio 2020).

Nonostante nel mese di marzo le contrattazioni si siano portate sotto la media mobile a 100 giorni, da aprile l’uptrend di medio lungo termine ha riportato le quotazioni al di sopra dell’indicatore.

Solo una nuova caduta dell'euro-dollaro sotto 1,20 e poi sotto 1,1947 (media mobile a 200 giorni), potrebbe mettere in discussione l’attuale spinta bullish, ponendo le basi per una nuova discesa verso 1,17.

Il Ftse Mib si sta muovendo tra i 24.000 e i 25.000 punti: questo trading range durerà ancora o si aspetta nuova direzionalità?

Il FTSE Mib continua a consolidare nella lateralità di breve periodo individuata tra 24.000 e 25.000 punti, senza mettere in discussione il macro trend rialzista individuato da inizio aprile 2020.

In Italia finalmente, dati positivi e incoraggianti arrivano anche dalla campagna di vaccinazione e dal piano di rilancio da parte del governo Draghi.

Il sentiment generale sui mercati ha influenzato positivamente le quotazioni degli indici globali: basti pensare alla reazione dei mercati statunitensi che hanno registrato nuovi massimi nonostante il dato negativo dell’NFP comunicato venerdì scorso (266 mila unità contro una previsione di 978 mila).

L’indice Ftse Mib però non sta crescendo con la stessa intensità, confermando l’indecisione degli investitori che si mantengono prudenti all’interno della lateralità.

Nelle ultime settimane le trimestrali americane da record sono state il driver principale delle contrattazioni, come confermato dal Wall Street Journal: le aziende hi-tech hanno infatti registrato utili da record, ma non solo.

Oltre l'80% delle società presenti nell'indice S&P500, hanno riportato nel primo trimestre una crescita degli utili pari al 47% su base annua, mentre il dato di ottobre si attestava appena al 10%.

I trader a Piazza Affari rimangono cauti e per il Ftse Mib solo una rottura a rialzo del livello psicologico dei 25.000 punti, accompagnata da volumi in aumento, potrebbe confermare il trend rialzista iniziato a fine marzo 2020, con un target posto a 25.495 (massimo di febbraio 2020).

Un calo sotto i 24.000 punti porterebbe ad un nuovo ritracciamento sulla media mobile a 100 giorni, ora individuata a 23.350 punti.

Se le quotazioni dovessero muovere ulteriormente a ribasso il target successivo sarebbe individuato nella media mobile a 200 giorni, ora a 21.650.

I conti trimestrali hanno avuto risvolti negativi per ENI e Saipem che hanno però trovato sostegno nel petrolio. Quali strategie ci può suggerire per entrambi?

Nonostante i bilanci trimestrali negativi, i titoli energetici sono sostenuti dal petrolio, che ha superato i 60 dollari al barile e appare proiettato con slancio verso i 70 dollari.

Nel mese di maggio ENI ha guadagnato 50 centesimi (circa il 5%), riportandosi sopra i 10 euro per azione a 10,41 euro, mentre Saipem è salita da 1,92 a 2,05 euro, registrando un aumento quasi del 7%.

Al momento il petrolio è il driver principale delle quotazioni dei titoli energetici e gli occhi degli investitori sono puntati a 66 dollari al barile, primo possibile ostacolo individuato al rialzo.

Per quanto riguarda Eni, possiamo dire con certezza che le contrattazioni si sono stabilizzate da marzo, mantenendo come baricentro degli scambi il prezzo di 10 euro per azione.

I recenti sviluppi rialzisti, se confermati da un incremento dei volumi, potrebbero portare il titolo sopra gli 11 euro e più in alto sui livelli pre-Covid fino a 12,89 euro (febbraio 2020).

Il titolo Saipem ha registrato invece un calo delle quotazioni di circa il 10% verso la fine di aprile, compensato solo dai recenti sviluppi che hanno spostato le contrattazioni sopra i 2 euro.

Se la spinta rialzista dovesse riportare nuovamente il titolo sopra ai massimi rilevati ad aprile 2021, suggeriamo di monitorare due importanti resistenze  a 2,30 e 2,50 euro.

Dobbiamo comunque riconoscere che al momento il trend di Saipem, per ora rimane principalmente ribassista con primi supporti a 1,92 e 1,50 euro, minimi di ottobre 2020.

A livello intermarket ci sono degli aspetti che più di altri meritano di essere seguiti? A cosa consiglia di guardare in particolare ora?

In uno scenario di ripresa globale, lo slancio degli indici è stato accompagnato da un aumento dei prezzi delle materie prime.

Dai minimi di marzo 2020 individuati a 1.670 dollari, l'oro ha iniziato a guadagnare sessione dopo sessione, toccando i 1.800-1.830 dollari.

La tendenza è fortemente rialzista e siamo in prossimità di una possibile inversione del trend bearish che dura da agosto 2020.

Come anticipato poco fa, il prezzo del petrolio sta influenzando positivamente le quotazioni dei titoli energetici e parallelamente i titoli tecnologici continuano a tenere alta l’attenzione degli investitori, dopo le confortanti pubblicazioni delle trimestrali USA.

Ci aspettiamo che le quotazioni dei principali player del mercato hi-tech, quali Google, Apple, Amazon, Facebook e Netflix continueranno a crescere dopo le capitalizzazioni registrate negli ultimi mesi.

È evidente che, in uno scenario post-pandemico come quello attuale, i titoli legati al settore biotecnologico e farmaceutico debbano essere osservati da vicino per cogliere ulteriori opportunità di rialzo.

Possiamo inoltre intuire che i titoli delle energie rinnovabili potrebbero essere considerati un buon investimento: sia istituzioni pubbliche che private infatti, riconoscono sempre di più l’urgenza di una conversione “green” delle fonti di approvvigionamento energetico.

Si stanno dunque muovendo i primi passi per integrare concretamente tecnologie sostenibili anche nei progetti di edilizia e ristrutturazione in questo delicato momento di “ripartenza”.

Per concludere il settore bancario potrebbe affrontare una flessione, il sentiment generale riguarda l’operatività degli investitori e dei traders, che potrebbero presto allontanarsi dal rischio di questi mercati costosi, muovendo i capitali dall’azionario e obbligazionario su investimenti alternativi, quali ETF e strumenti OTC (Over The Counter).

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