Di seguito riportiamo l'intervista realizzata a Giancarmelo Spampinato, co-founder di Key To Markets, al quale abbiamo rivolto alcune domande sui mercati finanziari.

L'euro-dollaro è tornato indietro verso quota 1,165. Il recupero partito dai minimi di periodo è già finito?

L'EUR-USD, nel corso del mese di settembre 2021, ha iniziato un declino progressivo a partire da 1,19, che ha riportato le contrattazioni sul supporto individuato a 1,15, per poi ritracciare 200 pips più in alto, stabilizzandosi a 1,6 - 1,650 e rompendo con decisione la media mobile a 20 giorni.

La forza del biglietto verde delle ultime settimane non è ancora stata messa in discussione; pertanto, gli analisti prevedono ulteriori declini della coppia EUR-USD nel breve-medio termine, con possibile estensione del movimento ribassista oltre 1,15 – 1,1550, in corrispondenza della media mobile a 200 settimane. 

Una violazione del supporto appena citato verrebbe interpretata dal mercato come una conferma del trend ribassista, spostando i nuovi target più in basso a 1,14 - 1,13 e successivamente a 1,1168 (minimo di giugno 2020).

La moneta unica è al momento indebolita da molteplici fattori: da un lato l’avanzamento singhiozzante della campagna vaccinale su tutto il territorio dell’Unione Europea.

A tal proposito la Germania sta valutando nuove misure restrittive, mentre in Austria si preannuncia un nuovo lockdown, dall’altro invece pesano i rischi di natura politica che coinvolgono alcuni degli stati membri.

Un esempio fra tutti è la Polonia, al momento sotto i riflettori a causa del nuovo approccio sovranista che sta mettendo in discussione la permanenza del paese nell’Unione.

Intanto oltreoceano la Fed ha incominciato a premere sull’acceleratore per l’avvio della politica falco, come fisiologica reazione alla pubblicazione dei dati macroeconomici aggiornati: l’occupazione è in continua crescita e le aspettative legate all’inflazione suggeriscono ulteriori aumenti del tasso nei prossimi mesi (sulla falsa riga di quello che sta succedendo al momento in Giappone).

Tornando all’euro-dollaro, le possibilità di rialzo sembrano dunque limitate, anche se non escludiamo probabili prese di profitto fino a 1,166 (massimo di ottobre 2021).
Solo una rottura della resistenza potrebbe estendere la correzione rialzista fino a 1,1780 (media mobile a 100 giorni).

Il Ftse Mib è tornato sui massimi dell'anno. Ci sono le condizioni per ulteriori allunghi nel breve?

Il FTSE Mib, dopo aver interrotto il rally rialzista a metà agosto, segnando il massimo relativo a 26.680 punti, si è temporaneamente lateralizzato nel canale individuato tra 25.700 e 26.250 punti, prima di muoversi nuovamente a rialzo formando nuovi massimi assoluti.

Dopo aver rotto la resistenza posta a 26.680 punti, le quotazioni hanno effettuato un pull-back tecnico, per poi estendere il movimento fino a 27.049 punti.

Nonostante la campagna vaccinale in Italia stia procedendo a ritmi sostenuti rispetto al resto d’Europa, il governo Draghi si trova a fronteggiare con altrettanta urgenza la definizione delle nuove riforme richieste agli stati membri, per poter accedere ai fondi comunitari.

Parallelamente siamo di fronte a un’ulteriore riprova dell’assetto politico frammentato, confermato dagli esiti delle elezioni amministrative.

Nel mirino degli analisti invece troviamo ora le elezioni del nuovo Presidente della Repubblica fissate per febbraio 2022.

Queste ultime infatti, potrebbero, a breve, cambiare radicalmente lo scenario macroeconomico del paese.

Gli investitori sono dunque sull’attenti e preferiscono adottare un atteggiamento risk free in attesa di nuovi sviluppi.
A meno di nuovi shock causati da possibili impennate dei contagi (covid-19) sul territorio nazionale, l’indice dovrebbe nuovamente lateralizzarsi.

ENI e Saipem offrono ancora spunti interessanti sugli attuali livelli di prezzo? Quali strategie ci può suggerire per entrambi?

Durante il 2020, anno caratterizzato da un'elevata volatilità dei prezzi innescata dagli effetti combinati della crisi economica causata dal covid-19 e dal crollo dei mercati energetici, le quotazioni delle azioni ordinarie Saipem presso Borsa Italiana hanno registrato una variazione percentuale negativa pari al 49%.

Nello stesso periodo anche l'indice americano OSX (composto dalle aziende coinvolte nel settore petrolifero) ha consuntivato un calo analogo pari al 43%.

Nel 2021 poi, sull'onda dell'euforia globale, generata dalla scoperta e introduzione del vaccino contro il covid-19, i mercati, in particolar modo quelli correlati al settore energetico, hanno avviato un rally rialzista.

Il nuovo entusiasmo diffuso non è stato però sufficiente a ribaltare le sorti di Saipem che, pur avendo recuperato parte della loss accumulata nel periodo di crisi, non è riuscita ancora a riportasi sui livell pre-covid.

La frenesia delle contrattazioni rende il mercato poco tecnico e genera continui movimenti erratici e spike in ambo le direzioni.

Volgendo lo sguardo a rialzo, un’eventuale rottura della resistenza individuata in prossimità di 2,25 euro, potrebbe fornire a Saipem lo spunto necessario per testare la soglia psicologica dei 3 euro e tentare un nuovo slancio verso i livelli del 2019, sopra 4,35 euro.

Un racconto tutto diverso invece quello di ENI, a partire dalla natura del titolo, inserito nei portafogli dei “cassettisti” come asset di investimento long term.

In seguito al crollo di febbraio marzo 2020, il recupero è stato più rapido e deciso rispetto a quello di Saipem, tanto che la quotazione si è riportata sui livelli pre-covid nei mesi di giugno-luglio 2021.

Il trend rialzista su ENI appare dunque molto più solido anche se non sono da escludere possibili ritracciamenti verso 12 e 11 euro per azione.

Il target a rialzo di medio periodo coincide con il massimo sperimentato a giugno 2019 (14-14,60) e un eventuale rottura potrebbe estendere il movimento fino a 15 euro per azione.

Il petrolio sta aggiornando i massimi dell'anno oltre quota 80 dollari al barile. La tendenza in atto durerà ancora?

Il WTI, da un anno a questa parte, ha registrato un incremento dei prezzi pari a circa 50 dollari al barile, supportato dai fondamentali che continuano a sostenere il trend rialzista estremamente tecnico.

Era prevedibile che, la riapertura post lockdown e la progressiva ripresa economica, avrebbe generato un’impennata nella richiesta di energia e di prodotti petroliferi, sia per il settore dei trasporti che per quello industriale, trovatosi a fronteggiare una crescente domanda di beni di consumo.

Ovviamente l'offerta non è stata in grado di rispondere alla rinnovata domanda di materie prime, generando un’impennata nei prezzi del petrolio e del gas Naturale tuttora inarrestabile.

È altamente probabile, dunque, che il petrolio raggiunga i 90 dollari al barile entro fine 2021 e che riesca a superare la soglia psicologica dei 100 dollari nel primo trimestre del 2022.

Gli sviluppi futuri saranno comunque influenzati dalle prossime dichiarazioni dei membri dell’OPEC+ che potrebbero accordarsi nel definire una soglia di produzione, stabilizzando così le entrate di medio lungo periodo.

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