Di seguito riportiamo l'intervista a Stefano Sabetta, Analyst cooperator Ortex, al quale abbiamo rivolto alcune domande sull'indice Ftse Mib e su alcune blue chips.

Il Ftse Mib non sembra avere la forza sufficiente per allontanarsi da quota 26.000. C’è il rischio di un ritorno delle vendite?

Continua la fase interlocutoria sul nostro indice, ancora ingabbiato tra i valori osservati la scorsa settimana.

Al livello di resistenze abbiamo avuto modo di segnalare l’area compresa tra 26.300 e 26.380 del contratto future sul Ftse Mib, come resistenza prima e seconda, che tuttora costituiscono un livello da osservare anche in queste giornate.

Dal punto di vista dei supporti, invece, è sempre l’area compresa tra 25.870 e 25.720 punti a fare da base, anche se delle false violazioni sono ancora probabili.

Le vendite sono sempre legate all’effettiva creazione di un’alternativa al mercato azionario o a shock improvvisi esterni che al momento non è facile ipotizzare.

Pertanto, salvo il verificarsi di questi eventi, la direzione più probabile per il nostro mercato resta quella laterale/rialzista per alcuni motivi.

I titoli bancari, che costituiscono il maggior peso aggregato del nostro listino, sono da inizio dello scorso mese in un movimento laterale, che attualmente sembra attendere nuovi spunti dal fronte del risiko bancario per aprire una nuova fase rialzista.

Le utilities, dall’altro lato si sono allontanate dai loro massimi periodali tentando, tuttavia, di creare delle aree supportive più definite.

Per concludere il nostro approccio “Paretiano” al nostro indice principale. anche aziende del peso relativo elevato come Eni e Generali, infine, insistendo nella loro parte alta dei box creatisi sui loro valori di quotazione, contribuisco a mantenere complessivamente ben impostato tutto l’indice generale.

ENI e Saipem sono due temi interessanti sui livelli attuali, anche alla luce del recente andamento del petrolio?

Completamente differente la visione sui due titoli petroliferi alla luce delle attuali quotazioni del greggio, che nella scorsa settimana ha disegnato una candela di indecisione, dopo la risalita di fine agosto.

ENI è un titolo che ha legato la propria impostazione ad uno scenario di medio-lungo termine per vari ordini di motivi.
Il titolo ha rotto in maniera più convinta il box che ha come estremi inferiori e superiori 9,90 e 10,50 euro.

Più volte questi livelli sono stati violati al rialzo o al ribasso e subito respinti nella direzione opposta, senza trovare una vera direzionalità e rimanendo all’interno di un canale laterale.

Se ENI riuscisse a mettersi stabilmente sopra il livello di 10,90 euro, potrebbe iniziare a costruire una prima fase di accumulazione per recuperare il primo target naturale a 11 euro.

Questo livello corrisponde all’ultima resistenza disegnata dal Fibonacci reversal, prendendo come massimi i top della candela mensile del 31 gennaio 2020 e congiungendoli con i minimi della candela di ottobre 2020.

Per quanto riguarda i livelli supportivi, oltre ai 9,90 euro già segnalati, sarebbe un buon segnale se il titolo mantenesse per questo mese i 10 euro, mentre consideriamo i 9,30 euro come ultimo baluardo per non vedere invalidato tutto il tentativo di accumulazione attualmente in atto.

Sempre su ENI è bene ricordare che, oltre all’analisi tecnica, il titolo ha un dividend yield di circa l’8% e quando siamo in presenza di questi valori i titoli scontano nel prezzo anche questo elemento.

Per quanto riguarda Saipem, che riteniamo più da trading, notiamo che non è ancora riuscito a violare una prima trend line ribassista che si è formata da inizio di anno.

Se dovesse riuscire a romperla, il titolo è atteso al test di due resistenze: la prima è a 2,19 euro, ma il vero livello è in area 2,30 euro, dove serviranno importanti notizie per riuscire ad oltrepassarlo.

A livello supportivo Saipem ha 1,90 euro come area possibilmente da tenere nel breve per evitare discese più profonde.

Segnaliamo che il titolo è gravato da 4 fondi che lo vendono allo scoperto per un totale del 6,19% sul flottante.

Eventuali movimenti al rialzo potrebbero vedere Saipem sostenuto dalla chiusura delle posizioni nette corte di questi fondi e ciò contribuirebbe a sostenere un eventuale rally rialzista.

STM e Telecom Italia stanno vivendo due fasi molto diverse a Piazza Affari? Cosa può dirci di questi due titoli?

Fasi diverse per le due blue chips da lei citate, ma non meno complesso l’aspetto decisionale legato all’ingresso o meno sui due titoli.

STM si trova al test di una resistenza importante compresa tra 36 e 38,85 euro. Sarebbe un ottimo segnale per la prosecuzione del trend primario se il titolo chiudesse il mese di settembre sopra questo valore.

In aggiunta l’area segnalata corrisponde al 50% di Fibonacci reversal, presa a partire dai massimi registrati nel primo semestre del 2000 e congiungendo il minimo del 2008.

Dal lato supportivo si sta formando una buona area a 32,70 uro che promette di sorreggere il titolo nell’ultima parte dell’anno.

Per quanto, invece, concerne Telecom Italia, la situazione rimane certamente più precaria.
Il titolo ha avuto una forte spinta al ribasso dai top della candela pandemica di marzo dello scorso anno.

Telecom Italia sta provando a fare base, ma se dovesse perdere gli attuali livelli, i supporti un po' più consistenti sono un 7,50% più in basso in area 0,3425 euro.

Anche un eventuale trading su tale livello sarebbe molto ampio a 0,286 euro, motivo per cui Telecom Italia è ancora sconsigliato a chi ha una propensione al rischio più contenuta anche sul mercato azionario.

Anche da un punto di vista delle metriche legate alla pressione short, le stesse descrivono ancora la forte azione dei venditori.

Telecom Italia ha un Days to cover pari a 5,50 che è un valore che esprime in media quanti giorni sono necessari agli short sellers per ricoprirsi.

E’ un valore molto alto ma, dall’altra mano, potrebbe accelerare per un buon rally rialzista alimentato proprio dalla ricopertura dei venditori.

Caso diverso da questo versante è STMicroelectronics che mostra un Days to cover pari a 1,02 e anche da ciò si vede la diversa impostazione dei due titoli.

Ci sono dei titoli che più di altri sta seguendo con interesse in questa fase di mercato? Ci può fare dei nomi?

Riteniamo interessante il titolo Leonardo alla luce dei chiarimenti forniti dal CEO Alessandro Profumo durante il forum Ambrosetti di Cernobbio.

L’azienda è al centro di numerosi rumors riguardanti la sua struttura più importante, l’aerospazio, e l’IPO di DRS che, è stato ribadito, verrà effettuata quando le condizioni di mercato lo consentiranno.

Il grafico di Leonardo ci mostra un’interessante area di possibile accumulazione compresa tra 7,16 e 6,61 euro.

La possibile rottura di una prima resistenza posta in area 7,15 euro proietterebbe il titolo verso 7,46 euro prima e poi a chiudere il gap ancora aperto in area 8/8,50 euro.

Nel segmento Aim, che seguiamo sempre con molto interesse, segnaliamo nuovamente  The Italian Sea Group,che continua a mantenere un’impostazione tonica al terzo mese della sua quotazione. 

Un possibile acquisto può essere fatto su due primi livelli supportivi interessanti a 6,25 euro con una prima tranche e a 5,50 euro con un’altra tranche.

Tale strategia non deve essere considerata una mediazione in quanto viene ad essere preventivamente suddiviso l’eventuale ammontare per l’acquisto del titolo.