Di seguito riportiamo l'intervista realizzata ad Andrea Sabatini, co-founder di Key To Markets, al quale abbiamo rivolto alcune domande sui mercati finanziari.

L'euro-dollaro sta reagendo dai minimi raggiunti nelle ultime sedute. Ci sono le condizioni per ulteriori recuperi o vede nuove vendite?

L'euro ha perso terreno rispetto al biglietto verde nel corso delle ultime settimane, allontanandosi dal prezzo strategico di  1,1750.

Nel breve periodo non prevediamo che la moneta unica ritorni sui suoi passi, complice il dato negativo dell’indice ZEW tedesco.

Il cross EUR-USD in questo momento, sta consolidando sul supporto in area 1,1500-1,1550 in corrispondenza della neck-line creata da un doppio massimo di recente formazione.

Il sentiment di medio periodo è bearish, ma solo una rottura del supporto individuato a 1,1550 potrebbe spostare l’attenzione degli investitori due figure più in basso, a 1,1300, con possibile estensione del movimento fino a 1,1168 (minimo del 19 giugno 2019).

Sul fronte macroeconomico non abbiamo assistito invece a nuovi sviluppi. Il dato deludente sugli NFP pubblicati in ottobre non ha fatto altro che assecondare l’attendismo della FED.

La Banca Centrale americana continua imperterrita a ritardare l’inizio del tapering e la definizione di una data certa per l’attivazione della politica monetaria falco.

Al momento dunque, le possibilità di rialzo sulla coppia EUR-USD sono remote e solo un eventuale superamento della soglia psicologica posta a 1,1640, potrebbe spostare le contrattazioni più in alto a 1,17 (massimo del 28 settembre 2021) e successivamente a 1,18 e 1,1850, in corrispondenza della media mobile a 100 giorni.

Il Ftse Mib continua a mostrare un andamento erratico: quali le previsioni per le prossime sedute?

Il Ftse Mib, reduce da una settimana negativa durante la quale ha consuntivato una perdita del 2,08%, è in fase di consolidamento e potrebbe assumere una nuova lateralità identificata tra 26.050 e 25.750.

Gli eventi geopolitici della nostra penisola, fra i quali le recenti elezioni amministrative e le manifestazioni violente dei sostenitori NO-vax e NO-Green pass, hanno creato incertezza sui mercati, già scossi dalle recenti disposizioni del governo Draghi.

Il Green Pass diventerà infatti obbligatorio per poter lavorare nel settore pubblico e privato a partire dal 15 ottobre.
Sebbene l’intento sia quello di dare un boost concreto alla campagna vaccinale, i tempi ristretti e alcune complicazioni burocratiche stanno mettendo in ginocchio le aziende, appesantite dalla rincorsa alle vaccinazioni organizzata last minute.

Il clima di tensione ha dunque influenzato anche l’andamento dell’indice Ftse Mib, affossato e caratterizzato da un andamento erratico nel pricing a causa dall’atteggiamento risk free assunto dal mercato.

A questo si aggiunge l’incertezza sull’andamento dell’economia mondiale, alla luce della nuova crisi energetica, ormai sulla bocca di tutti e in grado di influenzare le contrattazioni sui mercati azionari, generando picchi di volatilità e movimenti imprevedibili dei prezzi.

Si raccomanda dunque, estrema attenzione nelle prossime sessioni. Suggeriamo una un’operatività di range che contempli l’implementazione di rigorosi stop loss e take profit.

Unicredit e Intesa Sanpaolo hanno ancora qualcosa da dire a Piazza Affari? Su quali dei due punterebbe ora?

Il settore bancario non è stato molto incentivato negli ultimi anni, complici i tassi di interesse  ormai sui minimi storici (prossimi allo zero) da lungo tempo.

Le recenti dichiarazioni della Banca Centrale non lasciano intendere nuovi sviluppi in tal senso, con i tassi di interesse destinati a rimanere invariati. Solo Regno Unito e Stati Uniti stanno incominciando a prendere in considerazione le ipotesi di innalzamento dei tassi, attraverso l’implementazione di nuove misure di politica economica prima della chiusura del 2021.

Per quanto riguarda Intesa Sanpaolo, rimaniamo ottimisti. I dati fondamentali giocano a favore del titolo e a settembre l’azienda è stata premiata come miglior banca Europea e miglior società italiana nella classifica di Institutional Investor.

La società da inizio anno ha infatti registrato un +30% e le aspettative in merito ai dividendi restano elevate nonostante l'azienda risulti relativamente poco valorizzata.

Al momento il titolo si trova a scambiare intorno a 2,50 €, esattamente in corrispondenza dei livelli pre COVID-19 registrati a febbraio 2020.

Attualmente non ci sono segnali sufficientemente affidabili per aspettarsi una rottura a rialzo e un successivo rally verso i 3 euro, ed è fondamentale prestare attenzione al newsflow macroeconomico e alla volatilità.

Nel breve periodo prevediamo invece delle leggere correzioni dovute alle probabili prese di profitto intorno a 2,22 euro (minimi di luglio e aprile 2021), con possibile estensione del movimento ribassista fino alla soglia psicologica dei 2 euro.

Unicredit invece si sta muovendo a singhiozzi, con sporadici spike rialzisti, troppo limitati per riportare il titolo sui livelli pre covid-19.

Ad oggi, infatti, la quotazione è ancora zavorrata dalla questione legata a Banca MPS e dovremo attendere novembre per nuovi sviluppi, quando Andrea Orcel (CEO dell’azienda) presenterà il business plan per la “nuova Unicredit”.

Il prezzo spot al momento si aggira intorno a 11,60 € e il trend di fondo di breve periodo è chiaramente rialzista, con target di medio periodo individuati a 13,9 e 14 € per azione (massimi di febbraio 2020).

Nel caso in cui le contrattazioni dovessero volgere a ribasso, il primo target verrebbe impostato a 11 euro, con possibile estensione fino a 8 euro nel caso di violazione del supporto posto a 10 euro (minimo di aprile 2021).

Il natural gas è reduce da un forte rally che ha creato non poche tensioni. Che sta succedendo e cosa aspettarsi?

L'approvvigionamento energetico globale sembra aver raggiunto un momento critico, basti osservare le tensioni tra Cina e Australia rispetto al carbone, la crescita del prezzo del petrolio verso gli 80 dollari al barile, con possibili estensioni fino a 90 dollari entro fine anno e il natural gas, che a partire da fine giugno 2021 ha sfondato letteralmente la resistenza a 3 dollari per poi decollare fino 6,51 dollari (più che raddoppiando il valore per smc).

Questa impennata ha causato ovviamente uno shock su tutta la catena del valore (dalla produzione alle dinamiche di import-export), innescando nuovi timori anche negli stati europei, con la stagione invernale ormai alle porte e i prezzi di approvvigionamento alle stelle.

Nelle ultime sedute NGas ha registrato un ritracciamento importante e scambia ora intorno a 5,40-5,50.

A prima vista il movimento correttivo sembra solo l’effetto delle prese di profitto degli speculatori e prevediamo che il sentiment rimarrà rialzista fino alla definizione di nuovi accordi tra gli stati produttori.

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