La Fed rilassa i mercati, borse ancora su

La Federal Reserve ha fatto chiarezza sulle sue prossime mosse e le borse lo apprezzano. Molto bene il Ftse Mib che supera una forte resistenza.

La Fed potrebbe alzare i tassi già nel 2022

La conclusione della riunione di politica monetaria della Federal Reserve ha fornito ai mercati elementi tutto sommato tranquillizzanti, pur mettendoli di fronte alla realtà dei fatti: la crisi del Covid presto sarà alle spalle e non saranno quindi più necessari interventi straordinari per sostenere l'economia. A conti fatti gli operatori sono comunque soddisfatti, se da un lato, lentamente, la Fed ridurrà il suo sostegno, dall'altro è ormai evidente che l'economia è in grado di camminare con le proprie gambe, permettendo agli utili aziendali di progredire comunque di buon passo. 

La Bank of England teme l’inflazione

Da notare che oggi anche la Bank of England ha deciso, in modo unanime, di mantenere i tassi di interessi invariati allo 0,1% e di confermare l'attuale livello di acquisti di bond nell'ambito del quantitative easing a 895 miliardi di sterline. L'istituto inglese potrebbe però decidere di iniziare ad alzare i tassi già nel 2022 e non nel 2023 come preventivato fino a poco tempo fa. La Banca d'Inghilterra ha anche rivisto le proprie aspettative di crescita per il terzo trimestre dal 2,9% al 2,1% dal momento che la ripresa economica mondiale mostra segni di rallentamento. Nei tre mesi conclusi a luglio, il Pil è stato in crescita del 3,6% su base congiunturale e del 15,3% su base annua. La banca segnala inoltre che le pressioni inflazionistiche globali restano e potrebbero rivelarsi più persistenti, il rischio è che l'inflazione si stabilizzi al 3,4/3,5% nei prossimi due trimestri.

La Fed segna la strada del “tapering”

In sintesi la Federal Reserve non ha messo in pista nessun intervento ma ha cambiato le indicazioni sui suoi prossimi passi: l'istituto centrale di Washington potrebbe intervenire sul costo del denaro già nel 2022 e non aspettare fino al 2023 come finora preventivato.

Come previsto il Federal Open Market Committee (Fomc, la commissione della Fed che si occupa di politiche monetarie) conferma i tassi d'interesse in un range compreso tra lo 0% e lo 0,25% dopo averli ridotti a sorpresa di 100 punti base in un meeting d'emergenza il 15 marzo 2020 e prima ancora di 50 punti base il 3 marzo.

Invariato anche il programma di acquisto di titoli per 120 miliardi di dollari al mese. Per quanto riguarda il piano di stimolo il chairman Jerome Powell ha anticipato che l'annuncio della sua riduzione potrebbe arrivare nel corso del prossimo meeting del Fomc di 2-3 novembre, indicando come i rappresentanti della Fed stiano valutando la possibilità di azzerarlo "intorno alla metà del prossimo anno". Powell ha detto "Se i progressi continueranno in gran parte come atteso, crediamo che una moderazione nel passo dell'acquisto di asset potrebbe essere presto necessario".

Le stime di crescita del Pil Usa sono state abbassate dal 7,0% al 5,9% per quest'anno ma sono state migliorate dal 3,3% al 3,8% per il 2022. E le previsioni di un'accelerata della ripresa dell'economia sono alla base dell'ipotesi di un aumento dei tassi già il prossimo anno.

Anche se Powell ha notato che nulla è ancora deciso e, come chiaro da tempo, dal meeting è emersa con maggiore forza la spaccatura tra falchi e colombe dentro alla Fed, che sarà Powell a dovere gestire. 

Economia Usa, avanti ma piano

I dati macro di recente uscita sembrano portare acqua al mulino delle "colombe", l'economia e il mercato del lavoro sono in buona salute ma non corrono così tanto da fare temere un surriscaldamento. Le richieste di sussidio di disoccupazione della scorsa settimana sono state 351mila contro le 320mila attese. Le richieste restano al di sopra sopra dell'intervallo 200.000-250.000, quello che è proprio di un mercato del lavoro in buona salute. L'indice Chicago Fed è sceso a 0,29 punti a fronte dei 0,50 stimati, ma è stato rivisto al rialzo da 0,50 a 0,75 per il mese precedente. Letture al di sopra dello zero indicano comunque che l'economia è in espansione.

Dollaro in calo, bene per le borse

Un primo effetto delle parole di Jerome Powell si è visto sui rendimenti dei titoli del Tesoro, quello dei decennali è salito all'1,37% dall'1,33%, nulla di preoccupante comunque. Anzi, l'andamento del cambio euro dollaro, in crescita verso area 1,1750 dai minimi di seduta a 1,1685, conferma l'impressione che i mercati abbiano digerito senza problemi le parole in uscita dalla Fed. Se l'euro dollaro dovesse salire oltre area 1,1750 sarebbe lecito attendersi il proseguimento del rimbalzo verso la resistenza chiave di area 1,19, un movimento che sarebbe lo specchio di un atteggiamento "risk on" da parte dei mercati.

S&P500 in ottima forma

Per quello che riguarda le borse è possibile notare la bella accelerazione rialzista dello S&P500, salito oltre la soglia critica dei 4430 punti, 50% di ritracciamento del ribasso dal picco di inizio settembre. Se i prezzi sapranno mantenersi al di sopra di questi livelli anche in chiusura di seduta le attese di un test della prossima resistenza, quella di area 4500, verranno confermate. Solo al di sotto dei 4400 punti l'indice dimostrerebbe la volontà di riprendere la strada del ribasso.

Segnale di forza per il Ftse Mib

Molto interessante infine il Ftse Mib, che ha superato in area 26000 la trend line ribassista disegnata dal top di agosto. Questa linea può essere vista come il lato alto di una figura di tipo "flag", elemento di continuazione. Una figura di continuazione interrompe temporaneamente una tendenza consentendole successivamente di continuare. Grazie alla rottura dei 26000 punti è quindi possibile ipotizzare che il rialzo in atto dai minimi di luglio, interrotto per la comparsa del "flag", sia ora ripresa. Di norma dopo il completamento di questo tipo di figura i prezzi non solo tornano sul punto di origine del movimento precedente, quindi sul picco di agosto a 26730 punti circa, ma riescono anche a superarlo.

(Alessandro Magagnoli)