Di seguito riportiamo l'intervista realizzata a Filippo Diodovich, strategist di IG, al quale abbiamo rivolto alcune domande sull'attuale situazione dei mercati e sulle prospettive nel breve.

I mercati azionari statunitensi viaggiano vicino ai massimi, per nulla frenati dall'ultimo dato sull'inflazione USA. Si continuerà a salire senza sosta?

Gli indici statunitensi continuano a evidenziare segnali di forza, soprattutto quelli legati al comparto tecnologico (Nasdaq100 e Nasdaq Composite) che hanno continuato a segnare nuovi record.

Il principale market mover in queste settimane sarà l’esito della stagione delle trimestrali.

I principali big della finanza (Goldman Sachs, JPMorgan Chase, Citigroup, Bank of America, Wells Fargo e Morgan Stanley) hanno comunicato risultati ben superiori alle attese, soprattutto in termini di redditività.

Nel medio/breve crediamo che gli indici azionari USA abbiano ancora spazio per salire ulteriormente, almeno fino a che la Federal Reserve non cambierà rotta in politica monetaria.

Le parole del presidente della FED Jerome Powell al Congresso hanno tuttavia ancora mostrato che la Banca Centrale statunitense continuerà a usare strategie monetarie ultra-accomodanti ancora per un po’ di tempo, almeno fino a che non si raggiungeranno gli obiettivi sul mondo del lavoro.

Al momento l’inflazione non preoccupa perché ancora considerata transitoria. Almeno queste sono le recenti dichiarazioni di Powell, la nostra view è che all’interno della commissione operativa della FED sia forte il dissenso per prolungare ulteriormente gli stimoli monetari.

Il recupero del Ftse Mib ha visto un rallentamento dopo il superamento di quota 25.000 punti: quali i possibili scenari ora?

Gli indici europei hanno evidenziato una debolezza nelle ultime 4 settimane. Soprattutto l’indice italiano che, a causa delle vendite sul settore bancario ed energetico, ha visto peggiorare il proprio scenario tecnico.

L’andamento dei prezzi del FTSE Mib dai massimi di giugno è rimasto inserito in un canale discendente.

Crediamo che l’eventuale cedimento dei supporti in area 24.750 possa generare una discesa in direzione dei 24.500.
Segnali contrari solamente sopra i 25.190 punti, preludio a un possibile allungo in direzione dei 25.400 punti.

Unicredit e Intesa Sanpaolo offrono spunti interessanti sui livelli attuali? Cosa può consigliarci per entrambi?

In termini di performance, le ultime settimane non sono state particolarmente felici per Intesa Sanpaolo e Unicredit.
Manteniamo una preferenza su Intesa Sanpaolo sia in termini di fondamentali che di impostazione tecnica.

Per Intesa Sanpaolo sarà fondamentale mantenersi al di sopra del supporto statico di 2,20 euro, minimi segnati il 22 aprile.

La tenuta del sostegno potrebbe garantire al titolo di risalire verso la resistenza a 2,32 euro.

Discorso ben diverso in caso di cedimento di 2,20 euro, condizione che getterebbe le basi per un affondo in direzione del prossimo supporto a 2,09 euro.

Anche per Unicredit sarà necessario mantenersi al di sopra del sostegno a 9,35 euro. In caso di breakout ribassista di 9,35 euro, esistono le condizioni che i prezzi possano coprire il gap up apertosi il 6 maggio, scendendo quindi fino a 8,86 euro.

Indicazioni contrarie per Unicredit si avranno sopra 9,87 euro, per obiettivi a 10,50 euro.

L'euro-dollaro sta reagendo dai minimi delle ultime sedute: c'è spazio per ulteriori recuperi?

Le reazioni del cambio euro-dollaro sono troppo poco significative e deboli per riuscire a fronteggiare le pressioni ribassiste di fondo.

Manteniamo le nostre aspettative negative sul cambio: in caso di violazione ribassista dei supporti posizionati a 1,1782 e 1,1772, si potrebbero creare i presupposti per una estensione della flessione in direzione di target short ipotizzabili a 1,1704, bottom del 29 marzo.

Segnali contrari per l'euro-dollaro solamente con una perentoria vittoria di 1,19.