Di seguito riportiamo l'intervista realizzata a Giancarmelo Spampinato, co-founder di Key To Markets, al quale abbiamo rivolto alcune domande sui mercati finanziari.

L'euro-dollaro ha continuato a segnare nuovi minimi dell'anno e la discesa non sembra trovare sosta per ora. A quali scenari prepararsi?

Nelle precedenti interviste a Trend Online, ci siamo soffermati principalmente sul time frame settimanale dell’EUR-USD per analizzarne il trend di lungo periodo.

Fin da subito abbiamo posto il focus su una serie di segnali tecnici rilevanti, primi fra tutti un doppio massimo, che ha assunto nel tempo una configurazione riconducibile ad un testa e spalle, anticipando così un possibile ribasso.

Inoltre, a conferma del nostro forecast bearish, abbiamo segnalato un’area di compressione pari a 100 pips (1,1650-1.1550), delimitata dalle medie mobili.

Come da manuale, dopo aver accumulato forza nel canale laterale, la coppia EUR-USD ha rotto con decisione il supporto, spingendosi fino a 1,1200 e registrando un incremento vertiginoso della volatilità intra-giornaliera e dei volumi scambiati.

Il movimento, pari a 3 figure, non è però riconducibile unicamente allo scenario tecnico, ma deve essere contestualizzato nel panorama macroeconomico.

In questo momento, infatti, gli sviluppi delle politiche economiche di USA ed Europa sono all’ordine del giorno, in particolar modo la divergenza, sempre più evidente, dell’approccio statunitense rispetto a quello comunitario.

È ufficiale, dunque, ci troviamo proprio nelle prime fasi dell’inversione e l’EUR-USD, potrebbe estendere a breve il movimento a ribasso.

Il primo target bearish è fissato a 1,1170 (minimo di giugno 2020) ma non sono da escludere ulteriori sviluppi del downtrend.

Se si dovesse verificare un break-out del supporto psicologico posto a 1,1000, infatti, il movimento potrebbe protrarsi fino ai minimi di maggio 2020, a 1,0850.

Il Ftse Mib ha innestato la retromarcia dopo aver lambito la soglia dei 28.000 punti. Il rialzo è finito o è solo una correzione prima di nuove salite?

L’indice italiano ha fallito i primi attacchi oltre quota 28.000 punti, favorendo le prese di profitto dei trader rialzisti e innescando un incremento delle vendite, utili ad alleggerire i portafogli prima del periodo natalizio.

Il trend macro rimane comunque rialzista e il movimento correttivo attuale potrebbe trovare supporto a 27.000 e 26.000 punti, prima che lo sguardo degli investitori si sposti nuovamente sui massimi target, individuati a 29.000 e 30.000 punti.

Unicredit e Intesa Sanpaolo sono da valutare sui livelli attuali? Quali strategie ci può suggerire per entrambi?

Unicredit sta vivendo un periodo propizio di continui rialzi, nonostante un anno turbolento e volatile caratterizzato da periodici allunghi sempre seguiti da fisiologici ritracciamenti.

Il bilancio complessivo del 2021 è comunque estremamente positivo: il titolo infatti ha quasi raddoppiato il suo valore e ora quota a 11,35 euro per azione. Il trend macro appare piuttosto stabile nelle ultime settimane, la volatilità giornaliera è in calo, mentre i volumi sono in costante aumento.

Il mix di queste variabili rende il titolo appetibile per chiunque volesse investire sul medium term.
Possiamo individuare un primo supporto a quota 10,82 euro, mentre la prima resistenza rilevante è fissata a 11,42 euro.

Un eventuale break-out al rialzo potrebbe estendere il movimento fino ai livelli pre Covid-19, riportando la quotazione a 13,87 euro per azione, massimo di febbraio 2020.

Intesa Sanpaolo ha invece recuperato la loss consuntivata nel periodo pandemico nella prima metà del 2021 e ora il titolo pare aver rallentato, consolidando intorno a 2,30 euro, attuale baricentro delle contrattazioni.

Lo scenario corrente però, suggerisce un possibile ritracciamento, con primi supporti posti a 2,275 e 2,25 euro.
Solo un’improbabile rottura della resistenza posta a 2,43 euro invece, potrebbe cambiare le carte in gioco, spostando l’attenzione decisamente più in alto, fino a 3 euro.

Anche in questo caso i volumi di scambio sono in aumento e la volatilità in calo, pertanto si consiglia l’apertura di nuove posizioni solo ai trader prudenti che investono nel medio-lungo periodo.

Il petrolio ha avviato una decisa correzione dai massimi dell'anno. C'è il rischio di nuovi cali?

Il petrolio ha preso respiro nelle ultime due settimane di novembre: in seguito a un rally incontrastato che ha spinto le quotazioni oltre gli 80 dollari al barile, ci ritroviamo ora, come conseguenza di un ritracciamento fisiologico e degli ultimi aggiornamenti sul rilascio di scorte di emergenza, poco più in basso, a 77,80 dollari.

Il mercato pare non aver scontato completamente il newslow macroeconomico, in particolar modo le dichiarazioni dei paesi dell’OPEC, favorevoli a un incremento della produzione.

La discesa potrebbe protrarsi fino a 70 dollari, nel caso in cui il primo supporto posto a 75 dollari venisse violato.

Il ritracciamento però, non è strutturale e il trend macro rimane fortemente rialzista nel medio-lungo periodo, complice l’avvicinarsi della stagione invernale, che potrebbe riportare i prezzi verso i 90 dollari.

Non è da escludere inoltre, un test a 100 dollari entro la fine di gennaio 2022 come preannunciato nell’ultimo outlook pubblicato da Goldman Sachs.

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