Di seguito riportiamo l'intervista a Pietro Paciello, CEO e Chief Analyst della Pro Markets Sagl, Asset Management Company, al quale abbiamo rivolto alcune domande sulla situazione di Piazza Affari e sulle strategie da seguire per diversi titoli.
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Il Ftse Mib è in rialzo da sette sedute consecutive: i livelli attuali sono un punto di approdo o la salita può proseguire?

Credo che per il Ftse Mib ci sia ancora spazio al rialzo e teoricamente identifico due livelli: il primo è squisitamente grafico e psicologico e mi riferisco all'area dei 25.000 punti e il secondo è rappresentato dal massimo relativo in zona 25.500 da cui a febbraio dello scorso anno è iniziata la discesa innescata dal Covid.

Al netto dell'evidente ipercomprato di breve, il mercato graficamente parlando ha ancora un po' di spazio, con prima tappa a 25.000 e seconda a 25.500 punti come detto poc'anzi.

Viceversa, qualora il Ftse Mib dovesse chiudere al di sotto dei 24.200 punti, partirebbe probabilmente una correzione anche abbastanza decisa.

L'intonazione rimane positiva, anche se rilevo un forte eccesso di breve, ma questo se vogliamo caratterizza i mercati ormai da tempo immemore.

Anche al di fuori di Piazza Affari non ci sono elementi di turbativa particolare, con il Dax che segna nuovi massimi storici, al pari dell'S&P500 e del Dow Jones a Wall Street.

Cosa può dirci in merito al recente andamento di Intesa Sanpaolo e Unicredit e quali strategie ci può suggerire per entrambi?

I due big del settore bancario stanno decelerando la fase impulsiva del Ftse Mib, visto che entrambi sono in una lateralizzazione dopo aver interrotto una marcia rialzista abbastanza forte ed evidente.

I due bancari hanno rotto al ribasso i supporti dinamici di breve, senza che si sia sviluppata una grande accelerazione ribassista.

La configurazione attuale di Unicredit e Intesa Sanpaolo è lontana dai recenti massimi e questo fa pensare ad una fase di stabilizzazione/debolezza.

Per Intesa Sanpaolo questa fase è arrivata nel momento in cui ha rotto area 2,3 euro e il titolo tornerebbe a salire sopra i 2,36 euro, con proiezioni verso quota 2,5 euro.

Per il momento quella attuale è una fase interlocutoria e onestamente non saprei come posizionarmi, ma se Intesa Sanpaolo dovesse chiudere sopra i 2,36 euro, con buona probabilità dovrebbe allungare verso i 2,5 euro.

Per Unicredit rimango abbastanza perplesso circa la perdita di forza che lo ha caratterizzato recentemente dopo che aveva superato una evidente e importantissima resistenza statica a 9,45 euro.

La mancata rottura di questa soglia è un segnale negativo e ritengo che il titolo ora abbia un'area di appeal rialzista intorno agli 8,5 euro.

Se dovessi ipotizzare un ritorno di interesse long su Unicredit lo vedrei proprio in area 8,5 euro, dove potrei valutare un acquisto, fermo resto che al pari di Intesa Sanpaolo al momento non mi pare da inserire in portafoglio.

ENI e Saipem salgono a braccetto sulla scia del recupero del petrolio. Qual è la sua view su questi due titoli?

Il petrolio sta lateralizzando dopo la grande discesa di oltre 10 dollari al barile e questa a mio avviso è una fase digestiva che non offre un grande orientamento direzionale.

Dal punto di vista dei singoli titoli, rimane una lettura molto positiva soprattutto per ENI che di recente ha superato indenne il ribasso del petrolio.

Il titolo ha registrato una correzione molto limitata che non ha riportato le quotazioni neanche a ridosso del primo supporto dinamico in area 10 euro.

Se ENI avesse toccato questo livello, con il petrolio in moderato rimbalzo, probabilmente lo avrei anche inserito in portafoglio.

Comprare ora è un po' più complicato, con il titolo che resta sui massimi relativi dell'anno e se da una parte si conferma long, dall'altra è difficile da intercettare.

Per me il supporto dinamico in area 10 euro potrebbe essere una buona chiamata e su quella soglia probabilmente farei un pensierino long, ma al momento comprare la forza mi sembra un po' rischioso.

Chi ha il titolo in portafoglio può mantenerlo in vista della chiusura del gap in area 11 euro che probabilmente è il target di breve-medio termine.

Saipem in termini di appeal speculativo, quindi di stretto trading, è un po' più interessante, nel senso che presenta un piccolo supporto dinamico generatosi da febbraio in poi, testato con discreta precisione sei giorni fa.

Questo sostegno è in zona 2,265/2,26 euro e ipotizzando che il petrolio risalga un po', forse Saipem andrebbe preferito ad ENI.

In quest'ottica i prezzi attuali sono già livelli potenziali di acquisto, con uno stop sotto 2,26/2,255 euro e un ipotetico target in zona 2,82 euro, dove è rimasto aperto un ampio gap.

Se dovesse cercare di cavalcare un eventuale recupero del petrolio, in questo momento sceglierei più Saipem che ENI.

Telecom Italia oggi ha frenato dopo sette sedute consecutive in rialzo. Come posizionarsi sul titolo?

Il quadro di Telecom Italia rimane assolutamente rialzista e a me è apparso molto significativo il pull-back long che ha fatto sulla vecchia resistenza statica che oggi funge da supporto in area 0,425 euro.

Lì Telecom Italia ha realizzato un movimento rialzista da manuale, peraltro con ottimi volumi, e questo mi fa pensare che la fase rialzista su Telecom Italia non sia esaurita, ma questa sia una pausa da eccesso di comprato di breve.

Come riferimento per i prossimi giorni mantengo l'area di 0,425 euro, visto che un test della stessa andrebbe guardato con attenzione perchè potrebbe essere una buona occasione per inserirsi al rialzo sul titolo.

Forte pericolo per Telecom Italia sotto quota 0,41 euro, con la perdita di un supporto strutturale che mi renderebbe meno propenso a valutare il titolo in termini positivi.