Di seguito riportiamo l'intervista realizzata a Giancarmelo Spampinato, co-founder di Key To Markets, al quale abbiamo rivolto alcune domande sui mercati finanziari.

L'euro-dollaro ha continuato a salire nelle ultime sedute: fin dove potrà spingersi il recupero partito da quota 1,17?

L'euro continua a guadagnare contro il dollaro, come ha fatto durante tutto il mese di aprile.

Avevamo accennato in precedenza alla possibilità che si trattasse di un pull-back sulla media mobile a 200 giorni, che avrebbe potuto portare a nuovi ribassi, invece l'euro ha testato e oltrepassato il livello proseguendo il movimento di slancio, rompendo sopra 1,19 e 1,20.

Con riferimento al newsflow macroeconomico, abbiamo seguito con attenzione le indicazioni della BCE, che ha deciso di confermare l'orientamento accomodante della sua politica monetaria, in linea con le aspettative degli operatori.

Oltreoceano, il Presidente americano Joe Biden nei giorni scorsi ha dichiarato l'intenzione di aumentare le tasse sui rendimenti finanziari.

Ora, a poche ore dalla riunione della FED, possiamo affermare che le dichiarazioni di Powell non si sono discostate più di tanto dalle aspettative del mercato.

L’inflazione è destinata a portarsi al di sopra del 2% solo temporaneamente poiché l’attività economica al momento resta debole.

Mentre è stato confermato il programma d’acquisto di bond per 120 miliardi di dollari.

L’euro-dollaro in seguito alle dichiarazioni di Powell si è mosso leggermente a rialzo, spostandosi circa di 50 pips più in alto, oltrepassando la resistenza posta a 1,21 e toccando il massimo a 1,25.

Da un punto di vista tecnica al momento vediamo dunque l'EUR-USD consolidarsi sopra 1,21, e potrebbero essersi creati i presupposti per un nuovo slancio rialzista verso 1,22 e 1,23.

Questa notte il Presidente Biden si è inoltre pronunciato sulle misure di stimolo legate al tema sociale, svelando un ultimo decisivo tassello: l’American Families Plan, che prevede 1.800 miliardi di dollari di spesa per le famiglie destinati all’istruzione, all’assistenza e ai crediti d’imposta anti-povertà.

Questi si aggiungono inoltre ai 2.300 miliardi del progetto sulle infrastrutture, sull’occupazione e sull’ambiente e ai 1.900 miliardi già stanziati dal piano di emergenza, per un totale di seimila miliardi.

In seguito alle dichiarazioni di Biden, l’euro-dollaro si è mosso leggermente a ribasso stabilizzandosi in zona 1,21.
Se le quotazioni dovessero portarsi al di sotto di tale livello gli scambi potrebbero spostarsi 200 pips più in basso a 1,19.

La giornata di oggi potrebbe dunque essere decisiva per fare chiarezza sul sentiment di mercato rispetto a questi ultimi aggiornamenti macroeconomici.

Quali sono a suo avviso i fattori che potranno dare ulteriore spinta ai mercati azionari e quali invece quelli che potrebbero impedire nuovi allunghi?

Non c'è dubbio che la presenza di piani di stimolo fiscale e monetario potrebbe continuare a sostenere i mercati azionari.

Tuttavia, possiamo aspettarci un calo fisiologico causato dalle prese di profitto dei trader, che non dovrebbe spaventare, ma piuttosto fornire nuove motivazioni ai compratori per entrare nel mercato a prezzi più vantaggiosi.

Possiamo affermare che il sentiment dei trader rimane ottimista nei confronti di una ripresa globale, nonostante ancora vi siano diversi dubbi su alcuni paesi Europei in merito alle campagne di vaccinazione.

La volatilità rimane piuttosto alta, con forti escursioni volumetriche giornaliere che mettono in discussione l’attuale spinta rialzista dei mercati.

Il Ftse Mib è sceso a testare l'area dei 24.000 punti da cui ha reagito in prima battuta. Quali i possibili scenari nel breve?

A inizio settimana, il primo ministro Mario Draghi ha presentato al parlamento il "Piano nazionale di ripresa e resilienza". L'importanza di questo evento è stata fondamentale.

Questo documento non solo definisce i dettagli strategici per la ripresa economica dopo la catastrofica pandemia, ma detta anche i passi che verranno seguiti per rilanciare l'Italia nel lungo periodo, attraverso un progetto mirato di riforme strutturali incoraggiato da Bruxelles.

Alla luce di queste considerazioni, è abbastanza ovvio che l'indice FTSE Mib sia compresso dalle forze contrastanti rappresentate da un lato da chi scommette sulla possibilità che l'Italia acceda all'immenso capitale dell'Unione Europea, dall’altro da chi ha poca fiducia a riguardo.

Dopo il grande calo della scorsa settimana da 24.800 punti fino al di sotto di area 24.000, l'indice italiano è tornato a salire e ora si trova a circa 24.500 punti, ancora supportato dall’euforia dei mercati globali.

Ci stiamo muovendo intorno alla media mobile a 20 giorni e ben al di sopra delle medie mobili a 100 e 200 giorni, il che significa che il rialzo è ben impostato, ma attenzione ai potenziali declini sotto 24.000 punti.

In tal caso infatti avremo un primo test individuato a 23.100 punti (media mobile a 100 giorni) e successivamente a 22.445 punti (minimo di inizio marzo 2021).

Una rinnovata forza con volumi a sostegno del rialzo sopra i 24.800 punti potrebbe portare il FTSE Mib sopra i 25.000 punti e verso i 25.370 punti, in corrispondenza del massimo registrato nel mese di febbraio 2020, proprio prima del crollo causato dalla pandemia.

Come valuta l'attuale impostazione di Unicredit e Intesa Sanpaolo e quali strategie ci può suggerire per entrambi?

Segnaliamo alta volatilità su Unicredit, con gli investitori propensi al rischio sempre più interessati ai movimenti delle ultime settimane.

Nel medio termine le indicazioni tecniche rimangono negative, mentre nel breve termine non possiamo trascurare alcuni segnali positivi che lasciano intravedere movimenti correttivi al rialzo.

Ieri il re-test della resistenza a 8,33 euro ha fornito ad Unicredit la spinta per salire fino a 8,53 euro e non è da escludere un nuovo massimo nel corso delle prossime ore a 8,66 euro (livello già raggiunto il 19 aprile 2021).

Se il mercato dovesse proseguire al rialzo anche nel lungo periodo, potremmo spostare l’attenzione più in alto, fino a 9,51 euro (massimo del 18 marzo 2021).

Come anticipato in precedenza però, l’outlook di lungo periodo è ribassista: una rottura del supporto a 8,12 euro causerebbe un’inevitabile discesa sotto la soglia psicologica di 8 euro e da lì un possibile crollo esteso fino a 6,32 euro (minimo del 29 ottobre 2020), con possibile target intermedio a 7,42 euro (minimo di gennaio 2021).

Il 2020 è stato un anno difficile anche per le quotazioni di Intesa Sanpaolo, solo a inizio 2021 infatti, abbiamo assistito ai primi recuperi significativi che hanno riportato il prezzo sopra i 2 euro.

Il titolo appare anche oggi proiettato al rialzo, supportato da consistenti volumi di scambio, con prima resistenza posta a 2,35 euro e probabile estensione del movimento fino a 2,60 euro, massimo raggiunto nel mese di febbraio 2020 prima del crollo.

I trader adotteranno un atteggiamento conservativo nel caso in cui il mercato dovesse muovere al di sotto di 2,20 e 2,10 (minimo di febbraio 2021), con primo supporto individuato a 1,81 (minimo del 29 gennaio 2021) e possibili minimi a 1,41.

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