Di seguito riportiamo l'intervista realizzata a Filippo Diodovich, strategist di IG, al quale abbiamo rivolto alcune domande sull'attuale situazione dei mercati e sulle prospettive nel breve.

I mercati azionari hanno mostrato un andamento incerto di recente, innervositi dall'impennata dei tassi Usa. C'è il rischio di nuove scosse nel breve?

E’ possibile che ci possano essere correzioni nel breve legate ai possibili timori per un rialzo dei rendimenti dei Treasuries che avrebbe conseguenze negative sia sul settore immobiliare che sull’equity, invocando un possibile intervento della Federal Reserve.

Crediamo che al momento i livelli dei rendimenti sui Treasuries a lunga scadenza non siano ancora sufficientemente elevati per scatenare vendite importanti, ma il presidente della FED Jerome Powell dovrà essere bravo a gestire la situazione, intervenendo ancora con dichiarazioni forti per rassicurare i mercati e mantenere la stabilità finanziaria.

Manteniamo inalterata la nostra view positiva sui mercati azionari statunitensi nel medio periodo.

A Piazza Affari il Ftse Mib ha recuperato dai recenti minimi, mantenendosi per ora sotto i top dell'anno. Cosa aspettarsi nel breve?

Riteniamo che ora toccherà al nuovo esecutivo guidato da Draghi essere il catalizzatore per nuovi rialzi.

La reputazione e la credibilità di Mario Draghi hanno portato sicuramente un forte entusiasmo sul mercato italiano, ma ora il nuovo Governo dovrà accelerare in diversi campi.

In primis dovrà migliorare l’efficienza della campagna vaccinale per recuperare il gap con gli altri paesi occidentali.
Inoltre Draghi e i suoi ministri economici dovranno compilare un nuovo piano nazionale di resilienza e ripresa in grado di ricevere i fondi europei il prima possibile, concentrandosi soprattutto in investimenti produttivi per rilanciare la ripresa economica del Bel Paese.

Senza dimenticare altresì che il nuovo esecutivo dovrà chiudere alcuni dossier “spinosi” lasciati aperti dal precedente Governo Conte.

Da un punto di vista grafico sarà fondamentale per il Ftse Mib la tenuta del supporto in area 22.600.

Il mantenimento sopra questa soglia di prezzo lascia inalterata la view rialzista, con obiettivi long ipotizzabili a 23.680 e 24.000.
Conferme per tali prospettive positive arriveranno con una perentoria vittoria di area 23.400.

Viste le attuali valutazioni e alla luce dei conti diffusi di recente, consiglierebbe di puntare più su Unicredit o su Intesa Sanpaolo?

Continuiamo a mantenere la nostra preferenza su Intesa Sanpaolo. Il modello di business portato avanti da Carlo Messina è stato vincente negli ultimi anni.

Anche da un punto di vista grafico Intesa Sanpaolo ha una impostazione ampiamente rialzista. Negli ultimi giorni il gruppo bancario ha toccato nuovi massimi relativi avvicinandosi a quota 2,20 euro.

Sopra 2,25 euro ci sarà via libera alla ricopertura del gap down apertosi il 28 febbraio e probabile allungo in direzione dell’ambizioso target a 2,40 euro.

Su Unicredit ci sono ancora molte incertezze. Il cambio ai vertici lascia qualche perplessità sulle strategie del nuovo amministratore delegato Andrea Orcel soprattutto sulle possibili future integrazioni.

Il petrolio sta segnando nuovi massimi di periodo oltre la soglia dei 60 dollari. La tendenza in atto è destinata a proseguire?

I prezzi del greggio hanno evidenziato un trend rialzista forte negli ultimi quattro mesi, arrivando su livelli notevoli ben oltre i 60 dollari al barile sulla scia delle attese legate ad un prossimo allentamento delle misure di lockdown e su una ripresa economica che arriverà prima del previsto.

I paesi produttori dell’OPEC+ potrebbero però su questi livelli decidere di rivedere gli accordi sui tagli alla produzione, aumentando nel medio periodo l’offerta di greggio.

Rimaniamo rialzisti nel breve con target a 65 dollari al barile per il WTI Light Crude e 68 dollari al barile per il Brent.
Nel medio periodo sarà possibile una correzione significativa che riporterà i valori dell’oil sotto i 60 dollari al barile.