Di seguito riportiamo l'intervista realizzata a Giancarmelo Spampinato, co-founder di Key To Markets, al quale abbiamo rivolto alcune domande sui mercati finanziari.

L'euro-dollaro sta allungando il passo e si sta allontanando dall'area di 1,18 dopo esser sceso anche al di sotto della stessa. Quali le attese nel breve?

Nel mese di luglio, il dollaro ha continuato a mostrare maggiore forza rispetto alla moneta unica europea, con escursioni di prezzo intragiornaliere ridotte, se confrontate con quelle registrate nel mese precedente.

L’EUR-USD è sceso infatti più lentamente la scorsa settimana, spostando le contrattazioni da 1,1850 a 1,18 circa.

Il ruolo della FED è ancora determinante: le aspettative nei confronti di una politica monetaria più falco, hanno sortito i primi effetti sui mercati, influenzando le strategie di medio-lungo periodo.

Ora l’incognita è legata alla data di inizio del tapering e i trader attendono ulteriori sviluppi a riguardo. 

Da un punto di vista tecnico, a partire dalla seconda metà di giugno, con il deciso down-trend iniziato a quota 1,2150, sono state violate a ribasso tutte le medie mobili, inclusa quella a 200 giorni, dalla quale ci stiamo allontanando progressivamente.

Questo primo segnale di inversione, è stato poi confermato da una temporanea presa di profitto (pull-back), seguita da un proseguimento del trend ribassista.

Il primo livello di supporto per l'euro-dollaro si trova a ridosso di quota 1,1800 circa, mentre un secondo supporto decisivo è tracciato a 1,1704, minimo del 31 marzo 2021.

Rotto questo importantissimo livello prevediamo, con alta probabilità, una discesa più rapida verso 1,1622 (minimo del 2 novembre 2020) e successivamente verso 1,16, con possibili estensioni fino 1,15 e 1,14.

Le probabilità di un cambio di direzione a rialzo sembrano limitate, con prima resistenza a 1,1880 (massimo del 13 luglio 2021) e successivo target sul livello psicologico individuato a 1,20, media mobile a 200 giorni.

Qualora tale livello fosse rotto a rialzo con volumi crescenti, potremmo assistere a una salita verso 1,2147 (massimo del 15 giugno 2021) e successivamente verso 1,2254 (massimo del 1° giugno 2021).

Il Ftse Mib ha recuperato a grandi passi dai minimi toccati di recente: c'è spazio per ulteriori progressi?

Mentre gli indici mondiali hanno continuato il rally rialzista segnando nuovi massimi assoluti giorno dopo giorno, gli indici europei si sono mossi con meno decisione, laterallizandosi per poi riprendere la salita.

L’impostazione rimane comunque fortemente rialzista anche in Europa: l’indice Ftse Mib sembra aver accumulato sufficiente forza per effettuare un nuovo test sui massimi di giugno a 25.800 – 25.900 e per tracciare, in caso di rottura a rialzo, nuovi massimi assoluti.

Il canale rialzista è ancora valido e si mantiene distante dalla media mobile a 200 giorni, fornendo un ulteriore segnale di forza.

I primi supporti sono invece fissati a 25.000 punti e poco più in basso a 24.780 punti, (media mobile a 100 giorni).
Qualora tali livelli dovessero essere violati a ribasso, l’indice potrebbe scendere verso i 23.800 punti (minimo del 20 luglio).

In vista dei conti trimestrali e data l'attuale impostazione, consiglierebbe di puntare più su Unicredit o Intesa Sanpaolo?

I conti trimestrali saranno sicuramente determinanti per entrambi i titoli bancari.

Unicredit, da un punto di vista tecnico, continua a mostrare segnali di forza con minimi via via crescenti individuabili nel grafico daily a partire da ottobre 2020.

Nonostante il titolo abbia recuperato poco meno della metà delle perdite causate dal crollo all’inizio della pandemia, prosegue senza sosta la sua ascesa con una prima resistenza individuata a 10 euro per azione.

Qualora quest’ultima venisse rotta, la salita potrebbe riportare gli scambi intorno a 10,80-10,86 euro (massimi di giugno 2021).

Una volta superati tali livelli si creerebbero tutte le premesse per rivedere Unicredit sui livelli pre-Covid a 13 e 13,20 euro per azione.

Intesa Sanpaolo negli ultimi 6 mesi si è mossa invece in laterale: in questo caso siamo già ritornati sui livelli pre-pandemici e gli scambi si stanno consolidando sulla resistenza attorno a 2,48-2,50 euro per azione.

In caso di rottura a rialzo potremmo assistere ad un rally verso i 3 euro e oltre, proiettati verso 3,18 (massimo di maggio 2018).

Spostando l’attenzione più in basso, dobbiamo tener monitorato il primo supporto a 2,14 euro (minimo del 19 luglio 2021): un’eventuale rottura potrebbe estendere il movimento verso i 2 euro per azione e più in basso a 1,82-1,83 (minimi tracciati a febbraio 2021).

Ci sono dei temi particolari a cui consiglia di guardare a livello intermarket in questa fase?

Come avevamo già fatto notare in precedenza, la nostra attenzione è rivolta al mercato dell’oro nero e alle previsioni di ulteriori rialzi.

Il WTI a metà luglio ha ritracciato di circa 10 dollari reagendo al rafforzamento del biglietto verde.

Sono bastate poche sessioni di trading, per riportare nuovamente gli scambi sopra i 70 dollari, creando le premesse per un proseguimento del deciso trend rialzista iniziato ad aprile 2020, in seguito ad una fase estremamente negativa causata dalla pandemia.

Il livello di resistenza più vicino ora si trova a 76,39 dollari (massimo del 6 luglio 2021) e qualora venga superato potremmo assistere a nuovi massimi nei prossimi 6 mesi verso 80 e 90 dollari.

I primi supporti sono individuati a 70 dollari e 66,90-67,00 (media mobile a 20 giorni), mentre il supporto psicologico più rilevante è ancora fissato a 55,50 (media mobile a 200 giorni).

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