Di seguito riportiamo l'intervista a Laura Sovardi, analista indipendente, cui abbiamo rivolto alcune domande sull'andamento dei mercati finanziari.

Il Ftse Mib ha stornato dopo aver toccato nuovi massimi di periodo. E' solo una pausa e si tornerà a salire?

Dopo 3 sedute caratterizzate da acquisti e che avevano spinto il Ftse Mib a ritoccare i massimi degli ultimi 13 anni, nella giornata di ieri abbiamo assistito al ritorno delle vendite sui principali mercati azionari.

L’occasione è arrivata dai verbali del Fomc, da cui è emersa l’intenzione di accelerare la rimozione degli stimoli monetari e il rialzo dei tassi per contrastare le pressioni inflazionistiche.

Il costo del denaro in USA, in particolare, dovrebbe subire tre ritocchi nel corso dell’anno, forse già a partire da marzo.

Tutto questo ha anche spinto in rialzo i rendimenti sull’obbligazionario arrivati, all’1,75%, con il settore tecnologico particolarmente penalizzato in questo scenario.

Ad innervosire ancora di più gli investitori c’è non solo la questione legata alla variante Omicron, ma anche l’inflazione, che in Germania è balzata sui massimi degli ultimi 30 anni.

In questo contesto il Ftse Mib nella giornata di ieri è tornato sotto la soglia dei 28mila punti, senza per questo cambiare il quadro grafico generale.

Quest'ultimo rimane impostato al rialzo e si indebolirebbe solo con discese sotto i 27.300-27.400 punti, con primi target ribassisti posti nei pressi dei 27mila punti.

Al rialzo, il nuovo superamento dei 28mila punti aprirebbe le porte a target ambiziosi in direzione dei 30mila punti.

Ci sono dei titoli che sta seguendo con più interesse di altri in questa fase? A quali consiglia di guardare ora?

Tra i titoli che in questo momento risultano interessanti troviamo Unicredit, in caso di correzioni in direzione dei 13,40-13,50 euro, con primi target sui livelli pre-Covid situati in area 14,40 euro.

Da seguire Telecom Italia che in caso di superamento degli 0,46 euro potrebbe allungare in direzione degli 0,50 euro.

Sotto la lente anche Stellantis che con la tenuta dei 18 euro manterrebbe intatte le chance di un ritorno sui massimi di periodo.

Infine uno sguardo a Banco BPM che dopo aver superato i 2,70 euro dovrebbe proseguire il suo recupero in direzione dei 2,90 euro prima e dei 3 euro dopo.

L'euro-dollaro è tornato a gravitare intorno ad area 1,13 dopo aver tentato un allungo che ha avuto però vita breve. Quali i possibili scenari?

Rispetto agli ultimi nostri appuntamenti nessuna novità sul cambio euro-dollaro, con le quotazioni che rimangono sempre all’interno di un trading range posto tra gli 1,118 e gli 1,1370.

Dal punto di vista operativo, sarà solo con il superamento di uno di questi due livelli che si avrebbe un segnale affidabile da seguire.

Il petrolio si sta spingendo verso quota 80 dollari al barile, mentre l'oro si è riportato sotto area 1.800 dollari. Cosa può dirci di questi due asset?

Prosegue il recupero del petrolio che guarda anche alle crescenti tensioni in Kazakistan, membro dell’Opec+, che attualmente produce 1,6 milioni di barili al giorno.

Per ora la produzione nei tre maggiori campi petroliferi del paese sta continuando ma, secondo alcuni rumors, alcuni contractor si sono riuniti fuori dal più importante campo di Tengiz a sostegno delle proteste in corso.

Inoltre, a dar man forte al rally anche la produzione di greggio che è rallentata in Libia di oltre 500.000 barili al giorno, a causa di lavori di manutenzione su alcuni oleodotti.

Graficamente le attese sono ora per un test sulla soglia degli 80 al barile per il WTI che, oltre i livelli appena indicati, dovrebbe avere ulteriori allunghi verso i massimi degli ultimi anni nei pressi degli 84-85 dollari al barile.

Al contrario, crolla invece il Gold appesantito dalla forza del dollaro e dal rialzo dei tassi dei governativi.
I prezzi dopo aver mancato il break dei 1.830-1.835 dollari, sono tornati nella seduta di ieri sotto la soglia dei 1.800 dollari, aprendo le porte ad un ritorno verso i 1.770 dollari al barile.

Uno sguardo anche alla criptovalute che pagano anch’esse una Fed più aggressiva in tema di politica monetaria.
In questo contesto il Bitcoin scende sotto i supporti di breve posti nei pressi dei 46 mila dollari e prosegue quella fase correttiva iniziata nel mese di dicembre e che potrebbe riportare i prezzi verso la soglia dei 40mila dollari.