Gap affonda in premarket a Wall Street dopo avere presentato una trimestrale peggiore rispetto alle attese del mercato a causa soprattutto, e il retailer d'abbigliamento non è certo il solo a soffrirne, della crisi della supply chain. I problemi di logistica, dovuti alla pandemia di coronavirus, fermano per settimane le navi nei porti di partenza dell'Asia e in quello principale d'arrivo a Los Angeles. Come Gap altri celebri catene, da Victoria's Secret ad Abercrombie & Fitch, si affidano all'Asia per la produzione e in particolare alle fabbriche in Vietnam, nei mesi scorsi sottoposte a periodi di stop causa Covid-19. E mentre le festività natalizie sono alle porte (venerdì 26 novembre si celebra già il Black Friday, che dà il via alla stagione dei saldi invernali), i porti restano intasati e gli impianti vietnamiti anche quando hanno riavviato la produzione non sono in grado di rispettare i tempi di consegna, con il rischio di lasciare gli scaffali vuoti proprio sotto Natale.

Gap sconta impatto crisi supply chain su retail Usa e affonda al Nyse

Non tutti hanno la forza e l'economia di scala di Walmart, in grado di superare i problemi di supply chain, ma ci provano. "I forti venti contrari della supply chain hanno influito sulla nostra capacità di soddisfare pienamente la solida domanda dei clienti", ha sottolineato la chief executive Sonia Syngal. E anche il gruppo di San Francisco, riporta MarketWatch, ha scelto di spingere sull'uso del trasporto aereo per servire i clienti durante le festività natalizie. "Un investimento intenzionale nella costruzione di una fedeltà duratura dei clienti", ha spiegato Gap, che però comporta anche un costo più elevato e un evidente impatto sulla profittabilità.

Trimestre sotto stime per supply chain. Gap affonda a Wall Street

Il tutto dopo che il terzo trimestre si è chiuso per Gap con una perdita netta di 152 milioni di dollari, pari a 40 centesimi per azione, contro i 95 milioni, e 25 centesimi, di utile di un anno prima. Al netto dei costi di ristrutturazione del debito, ma anche della attività (Gap ha di fatto abbondonato l'Europa: i negozi italiani sono passati a Ovs), l'eps si è attestato a 27 centesimi di dollaro, contro i 50 centesimi del consensus di FactSet. Nei tre mesi i ricavi complessivi sono calati da 3,99 a 3,94 miliardi, contro i 4,43 miliardi stimati dagli analisti. Abbastanza per spingere il titolo Gap a un crollo di oltre il 20% in premarket. Gap aveva già perso l'1,80% martedì al Nyse in una seduta già tutt'altro che positiva per il settore: Best Buy era stato il titolo peggiore dell'S&P 500, con un crollo del 12,31% in chiusura. 

Dollar Tree va in rally al Nasdaq su primo aumento prezzi in 35 anni

Non tutti i player della grande distribuzione perdono colpi a Wall Street tuttavia. Martedì Dollar Tree è infatti volata in vetta a S&P 500 e Nasdaq con un rally del 9,17% a fine sessione. A sostenere la performance dell'operatore di discount, però, non è stata tanto la trimestrale quanto un annuncio epocale: il gruppo della Virginia, noto per il fatto che tutti i suoi prodotti costavano un dollaro (in origine la catena si chiamava Only $1.00, ovvero solo un dollaro), ha annunciato che per la prima volta dopo 35 anni porterà a 1,25 dollari il prezzo per buona parte della sua merce. La decisione, ha spiegato Dollar Tree, non ha nulla a che vedere con l'elevata inflazione di questo periodo ma è il risultato di un processo di sperimentazione iniziato in estate e introdotto a settembre nell'ambito di un piano di trasformazione aziendale. La risposta dei consumatori è stata positiva e la misura sarà permanente: il prezzo di 1,25 dollari consentirà a Dollar Tree di offrire una gamma più ampia di prodotti, compresi articoli che erano stati rimossi dal catalogo in passato. (Raffaele Rovati)