Mercoledì si è avuto uno dei rari cali di Wall Street, con l'S&P 500 a -0.26%, appesantito da Energy (oil ben sotto 80$) e banche. Il Nasdaq 100 ha figurato un po' meglio, chiudendo praticamente invariato (-0.01%). I bonds hanno dato una maggiore sensazione di risk aversion, chiudendo con cali abbastanza marcati dei rendimenti.

Un altro posto dove la risk aversion si è percepita bene, è stata l'Asia stamattina , con il China Complex in profondo rosso (HSCEI -1.71%), e tra le altre piazze solo Taiwan e marginalmente Sydney in grado di evitare un passivo.

In realtà le notizie sono le solite. Le vendite di spazi residenziali sono calate la scorsa settimana del 50% anno su anno nelle tier 1 cities, colpite dalla crisi immobiliare e dalle restrizioni Covid. Un effetto può averlo avuto la trimestrale di Ali Baba, che per la prima volta da 2 anni ha tagliato le stime per il 2022 citando il calo della domanda per il rallentamento della crescita, e la crescente competizione. In Giappone l'ammontare del piano di stimolo fiscale di Kishida continua a crescere, ma il mercato non sembra molto impressionato.

L'Europa ha provato a partire nuovamente in rialzo, ma a metà mattinata il rally è evaporato, e gli indici hanno accumulato un moderato passivo, con prese di beneficio diffuse su vari titoli e settori. La correzione delle commodity ha pesato sulle risorse naturali e sull' energy, il calo dei rendimenti sulle banche.  Diversi beniamini dell'ultimo rialzo sono stati bersagliati. A contribuire al deterioramento del clima, anche il newsflow sul Covid, con la Merkel a suonare (giustamente) l'allarme in Germania.

  • MERKEL: WE ARE IN A DRAMATIC SITUATION WITH THIS FOURTH WAVE
  • MERKEL SAYS WE HAVE A VERY CONCERNING SITUATION

La fase correttiva ha investito anche le divise, con il $ il ritirata, e l'€ in rimbalzo sia contro il biglietto verde che contro la Sterlina. E i rendimenti hanno continuato a scendere.

Nel primo pomeriggio un po' di dati in US.

I sussidi di disoccupazione sono rimasti stabili ma su livelli buoni (e i continuing, relativi alla settimana precedente, sono scesi). Una vera bomba il Philly Fed, che ha stracciato le attese. Nel dettaglio fortissimi i new orders, ai massimi dal 1973 (+16.6  a +47.4) ma l' employment component ha deluso ancora (-3.5 a +27.2). I prezzi pagati (+9.7pt to +80.0) sono ancora saliti e quelli ricevuti sono saliti ai massimi dal 1974 (+11.8 a 62.9). Vediamo le altre survey nei prossimi giorni, compresi gli ISM, ma in effetti sembra evidente come l'economia USA sia rimbalzata forte, dopo il modesto rallentamento estivo. Su questo il mercato azionario un po' di ragione ce l'ha. Certo i dati sui prezzi non sono molto rassicuranti. Axios riporta che i Democratici stanno grigliando Powell, nei colloqui privati, sull'inflazione e chiedono una strategia per contenerla. Come già accennato l'inflazione a sinistra è un problema politico, e francamente non credo che una Fed così tranquilla verrà tollerata a lungo.

Dal canto suo il membro Fed Williams, storicamente una colomba, non sembra più così a suo agio con gli ultimi numeri.

  • WILLIAMS SAYS WE ARE SEEING BROADER BASED INCREASES IN INFLATION
  • WILLIAMS SAYS EVEN AFTER TAKING INTO ACCOUNT BASE EFFECTS WE HAVE SEEN A PICKUP IN UNDERLYING INFLATION IN THE US
  • Williams: Welcomes Rise in Longer Term Inflation Expectations, but Shouldn't Rise Much More
  • Williams: High Inflation Is Very Difficult for People

Wall Street ha provato ad aprire in calo, accumulando un po' di perdite nel primo pomeriggio. E' durato poco e subito il Nasdaq è intervenuto a trainare gli indici generali fuori dalle secche, per ora. Volendo cercare il pelo nell'uovo va osservato che la partecipazione è scarsa. Con l'indice che sale dello 0.8% sono 42 i titoli in positivo e 58 quelli in negativo. E a trainare sono i soliti nomi, Apple, Amazon, Nvidia  e Google.  Domani scadono le opzioni, scommettiamo che questi sono i nomi più gettonati?

La riscossa di Wall Street è arrivata troppo tardi per riportare in positivo gli indici Eurozone che chiudono con cali moderati (Madrid e Milano nemmeno tanto moderati...). Il quadro su cambi, commodities e rendimenti non è cambiato granchè, con tutto più o meno in ritracciamento. Oggi i breakeven correggono parecchio e sono l'anima del calo dei tassi.

Domani vedremo se l'option expiry avrà un ruolo o meno nel cambiare la direzionalità del mercato. Che le opzioni lo hanno avuto al rialzo, è assodato, come notato i giorni scorsi. Non è detto che vi sia un effetto negativo, ma potrebbe. Bisogna capire cosa fa chi ritira le calls. Nel frattempo ci sono 2 sviluppi grafici degni di nota. il Russell 2.000 Small Cap, dopo un lunghissimo consolidamento, aveva fatto un breakout al rialzo di cui si era molto parlato come segnale positivo. Adesso l'indice sta facendo quello che potrebbe essere un test della ex resistenza, ora diventata supporto. Ma se la rompe, diventa un "falso breakout" in grado di causare altra debolezza.

Va tenuto però a mente che il Russell 2000 è un indice con buoni significati macro, ma come capitalizzazione una frazione degli altri (3.7 trilioni contro 41 trilioni dell'S&P 500), per cui è impossibile che da solo possa tirare giù tutto il mercato.

Il Nasdaq 100, per contro, anima di quest'ultima gamba di rialzo, sembra avere una conformazione già vista tra Ottobre 2020 e Aprile 2021, con un rally di quasi 4 mesi, una correzione, un nuovo massimo con piccolo consolidamento (rettangolo verde), al quale dovrebbe seguire, se la roadmap è valida un'altra fase correttiva. Le righe sul grafico sono ricopiate da quelle precedenti (per colore) così si notano le modeste differenze: il rally Giugno Settembre è un po' meno pronunciato, ma anche la correzione è meno brusca, e il successivo massimo (ammesso che di massimo si tratti) più alto.  Stiamo a vedere.

Concludo con l'osservazione che questo rally post Covid sta battendo un record dietro l'altro. Al momento l'ETF SPY (sull'S&P 500), creato 28 anni fa, sta mettendo  segno la serie di sedute sopra la media mobile a 200 giorni al quinto posto assoluto per lunghezza. Al primo posto vi è l'ormai preclaro 2016-2017 (taglio alla corporate tax e alle tasse). Questo rally però è assai più ripido. E infatti, a meno di catastrofi (difficili visto che non si riesce a stornare nemmeno mezzo punto) passerà al quarto posto, superando il 1995, perchè la media mobile a 200 giorni è un bel po' lontana (circa un 9%).