Parte piuttosto male la Settimana Santa, che quest’anno pare non avere alcuna intenzione di portare il rally di Pasqua.

Ieri nemmeno il risultato favorevole a Macron delle elezioni francesi è riuscito a frenare le vendite in Europa. Il distacco di 4,7% che Macron ha ottenuto nei confronti della sfidante Le Pen è stato visto da tutti gli analisti politici come favorevole alla tenuta dell’Unione Europea. Il ballottaggio, tra due settimane, rimane ancora tutto da giocare ma, come direbbe monsieur de La Palice, è meglio affrontarlo in testa che in seconda posizione. L’indice azionario francese Cac40 ha così passato, unico in Europa, tutta la seduta in positivo, anche se il meglio dell’esultanza l’ha mostrata al mattino e la chiusura è stata poi appena positiva.

Però non è bastata a portare ottimismo sugli altri mercati azionari dell’eurozona, così che Eurostoxx50, che li sintetizza, ha perso mezzo punto percentuale, tornando a scendere dopo l’illusorio rimbalzo di venerdì scorso.

Anche Wall Street ha mostrato un sentiment piuttosto cupo ed ha passato tutta la seduta in calo, dopo aver aperto in gap ribassista con i principali indici. L’accelerazione delle vendite nell’ultima ora ha appesantito i risultati di SP500 (-1,69%) e di Nasdaq100 (-2,35%).

I temi che hanno condotto al ribasso gli indici la scorsa settimana sono ancora tutti lì a dispiegare i loro miasmi mefitici. Il primo è la guerra in Ucraina, che sembra arrivata alla resa dei conti, almeno nelle intenzioni dei russi, che si preparano all’assalto finale a Mariupol, dove il battaglione ucraino Azov è asserragliato all’interno del porto e sta combattendo fino allo stremo delle forze ed all’esaurimento delle munizioni, che pare imminente. Dopo la presa di Mariupol i russi potranno annunciare l’annientamento del battaglione Azov e perciò la denazificazione dell’Ucraina. Quindi cercheranno di assaltare le altre città costiere per collegare la Crimea al Donbass e magari anche di espugnare Odessa. Solo a quel punto Putin avrà sufficienti trofei da mostrare in Russia e potrà sedersi al tavolo delle trattative per separare dall’Ucraina il Donbass e la costa fino alla Crimea.

I prossimi giorni ci mostreranno perciò l’intensificazione delle battaglie e probabilmente altre atrocità ed altre sanzioni.

Il secondo tema che impaurisce i mercati è l’inflazione, che è temuta in ulteriore rialzo. Stamattina, alle ore 8 è già arrivato il dato della Germania, che ha rispettato le previsioni, salendo nel mese di marzo fino al 7,3% annuo, dal 5,1% di febbraio. In giornata, alle 14,30, avremo poi quella americana, che viene prevista al tasso annuo del 8,4%, dal 7,9% di febbraio. Quella core, senza i prezzi di energia ed alimentari, è prevista al 6,6% dal 6,4%.

La paura dell’inflazione si porta dietro quella dell’aumento dei tassi. Ieri il rendimento dei Treasury decennali USA è arrivato al 2,79%, valori visti l’ultima volta a gennaio 2019, mentre quello del Bund tedesco è salito a 0,82%, tornando su valori del lontano 2015.

L’aumento dei tassi, oltre a bastonare l’obbligazionario, impaurisce i compratori di azioni, anche per gli effetti di freno che avrà sulla crescita futura, già frustrata dalle sanzioni alla Russia e dalla paura del Covid, che in Cina sta letteralmente bloccando la produzione in parecchie aree, facendo ricordare i lockdown del 2020.

Con tutto questo ricco menù di orrori, la scivolata dell’azionario ha portato SP500 a rompere i minimi della scorsa settimana ed abortito il tentativo di rimbalzo, costringendoci a riesumare l’onda IV ribassista, che ha dimostrato di essere ancora in pieno svolgimento. Il prossimo obiettivo è ora l’area 4.400, che ieri, chiudendo a 4.412, l’indice USA ha già decisamente avvicinato. 

Sotto questo livello la situazione si complicherebbe decisamente, proiettando la possibilità che questa correzione si allunghi per alcuni mesi con un ampio andamento laterale ed approdo fino a 4.400.

Non è ancora il caso di fasciarsi la testa prima di essersela rotta. 

Però è certamente utile tenere le bende a portata di mano.