La noia è tornata a caratterizzare le sedute di borsa anche all’inizio di questa nuova settimana.

Una giornata priva di volatilità e temi, prodotta da un calo di attenzione da parte degli operatori, che non hanno avuto sufficienti motivi per operare e magari in molti avranno passato la giornata a riordinare le scrivanie in attesa di qualche novità che li solletichi.

Gli indici USA hanno effettuato movimenti quasi impercettibili e chiuso la seduta praticamente sui livelli finali di venerdì scorso. Come unico esempio basta osservare l’indice SP500, che ha avuto un’escursione tra minimo e massimo di seduta di soli 17 punti (lo 0,41%) e un saldo a fine giornata praticamente nullo (+0,01%). Cose simili si sono viste anche in Europa dove l’unico, tra i principali indici,  che ha segnato uno scostamento superiore al mezzo punto percentuale, è stato l’olandese AEX (-0,89%). Eurostoxx50 (-0,43%) ha rinviato ancora una volta l’assalto al livello psicologico dei 4.000 punti.

Dopo 3 settimane di discreto rialzo e gli indici in ipercomprato sui grafici giornalieri (Eurostoxx50 è addirittura in eccesso rialzista da fine marzo), non deve stupire la mancanza di ossigeno e la necessità dei mercati di raccogliere le forze. Caso mai dovrebbe stupire il contrario.

Del resto ieri si sono viste scivolate generalizzate in Asia, dove il Giappone è alle prese con una variante del Virus che sta preoccupando e comporterà nuove restrizioni sociali, le autorità cinesi cominciano a preoccuparsi del virus dell’inflazione e potrebbero stringere un po’ la politica monetaria. Intanto l’India ha subito un vero e proprio crollo sul suo indice principale (-3,5%) a causa dell’impennata di contagi che si sta verificando.

Forse a spingere i mercati alla cautela ha contribuito anche l’imminenza della stagione delle trimestrali, che inizierà in USA ufficialmente domani, con la pubblicazione dei risultati del primo trimestre da parte di 3 grandi banche USA: JP Morgan, Wells Fargo, Goldman Sachs.

Forse gli operatori stanno guardando con qualche perplessità le previsioni degli analisti, che si attendono un ribasso dei profitti del -5% rispetto all’ultimo trimestre pre-pandemia, cioè il quarto del 2019.

A me paiono stime un eccessivamente pessimistiche, dato che la ripresa ha aumentato di vigore e gli stimoli monetari e fiscali nel trimestre sono stati abbondanti: in USA complessivamente 2,8 trilioni di $ distribuiti a pioggia nel trimestre a cittadini e piccole imprese. Almeno la prima trance da 900 mld, arrivata a gennaio, potrebbe stata in gran parte già spesa, e magari anche una piccola parte di quella da 1,9 trilioni di inizio marzo. Per cui ritengo probabile che le sorprese positive possano abbondare nelle prossime settimane sui conti delle principali società USA.

Stiamo a vedere oggi se quella di ieri è stata una veloce fermata ai box, oppure il consolidamento richiederà un po’ più di arretramento per far tornare agli operatori l’appetito per il rischio. In fondo non ci sarebbe nulla di strano.